lunedì 30 gennaio 2012

Roba da psicologi e altri (postilla)


La psicologia dell’ 87° distretto

(postilla)


Ieri seguendo una inverted reading (forse non di dice proprio così, ma ero partito dal tenente Colombo!)  ho finito di leggere il saggio a più mani Psicoanalisi in giallo. Aveva lasciato per ultimo il primo saggio perché si basava sui  romanzi di Ed McBain (87° distretto) che avevo letto tanto tempo fa e volevo prima rinfrescarmi la memoria. L’autore è Fulvio Mazzacane medico specialista in Psichiatria con un palmares da bacheca. Tanto di cappello alle sue osservazioni sullo hard boiled e alla sua scelta di riferimenti testuali e letterari.




Premetto che non ho mai particolarmente amato McBain. Me l’ha fatto conoscere Akira Kurosawa col suo film Anatomia di un rapimento ( tratto da Due colpi in uno di McBain).




Veder usare quelli dell’87° per spiegare clinica e terapia psicoanalitica, mi ha sorpreso non poco, ma ero disposto a ricredermi. Del resto Ed McBain è autore straniante: l’87° non esiste, la "città" è New York  ruotata di 90°, non c’è un personaggio fisso, e la filosofia di fondo è:

“ Ti piacciono le topaiae? I Bassifondi?”
“Sì, mi piacciono. Li odio perché generano delitti e violenze. Mi piacciono perché sono vivi.” (McBain, 1960)


Nei romanzi dell’87°, siamo nell’hard boiled (secondo me un po' di maniera, Chandler e Hammett  - ma anche Spillane - sono ben altra cosa!)  ci sono alcuni aspetti che hanno (secondo gli esperti clinici) valenza psicanalitica. Li riassumo per punti e non giudico, non ne sono in grado! Sicuramente i lettori potranno farlo meglio di me:

1.    il crimine è la normalità quotidiana, ogni giorno bisogna prenderne coscienza (principio di realtà);

2.     il gruppo degli investigatori è il protagonista "conglomerato" (analisi sistemica?);

3.    Steve Carella è un leader, un esempio di riferimento, ma fino a un certo punto;

4.    Carella ha però imparato molto dall’esperienza;

5.    Ollie Weeks, anche di più, infatti è quello che nell’evolversi delle vicende subisce maggiori mutamenti di carattere e di comportamento;

6.    il mondo, là fuori, è la città (la realtà), immutabile coi suoi "casini";

7.    non si ha la pretesa di cambiare il mondo, il detective (l’analista) cerca solo di non farsi cambiare troppo.

E con questo ho finito.


6 commenti:

  1. Maria Teresa valleFeb 15, 2012 08:46 AM

    Al contrario di te io ho amato molto Mc Bain, perché ho amato molto l'87° Distretto. Ho amato Carella e la moglie sordomuta e tutti i poliziotti dell'87°. Non mi piacciono i detective e i poliziotti sopra le righe, preferisco una "tranquilla" normalità criminale. Sì, lo so, è un ossimoro, ma credo renda l'idea. Mi piace l'atmosfera del distretto, con le scrivanie sgangherate, le tazze di caffè lasciate raffreddare e la vita privata dei poliziotti, che prosegue durante le indagini, nel modo più familiare possibile. Sarà che mi piacciono i personaggi seriali, che puoi seguire da un libro all'altro come fossero vecchi amici.
    E con questo ho finito anch'io.

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  2. Io amo l'87° (come puoi veder sulla recensione), qui mi riferisco al saggio di Ferro. Grazie

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  3. Ho frainteso quello che hai scritto attribuendo a te, quello che era un pensiero del nostro psicologo. Chiedo venia.

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  4. A prescindere dai gusti (chi non ama l'87° distretto?) trovo questa analisi molto interessante. Si adatta molto ai serial televisivi americani (Criminal Mind, C.S.I., Senza traccia, ecc.), dove in effetti il crimine è il principio di realtà, innegabile, quotidiano, invincibile; il team di investigatori è molto unito, ma c'è sempre un leader, uno che ha più carisma sia sugli altri investigatori che sul pubblico.
    La città, i quartieri, i sobborghi (la realtà) è sempre la stessa, l'unica cosa che si può fare è sperare che i crimini non siano troppi.
    La domanda che più ricorre tra gli investigatori, soprattutto tra i più giovani, è: Ma ci si può abituare a tutto questo?

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  5. Cara Cinzia, conosco personalmente degli sbirri (amici nati dalla comune passione per i gialli) e ti posso assicurare che il loro atteggiamento è quello del medico: "ci si può abituare al clima dell'ospedale?". Non faccio altri commenti. Ciao e grazie

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