domenica 13 agosto 2017

Sbirri (II)


Lo “sbirro” nel genere giallo
Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale
nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
II


E venne un uomo: Jules
Sorge una domanda a cui è bene rispondere: “Siamo sicuri che l’ottusità del poliziotto nel giallo classico sia solo un trucco narrativo per esaltare il geniale detective?”.
No, credo che sia anche frutto del contesto criminale dell’epoca. L’epoca vittoriana. Andiamo a guardare le cronache.


1827: William Hare e Brendan Burke,  noti anche  come "Assassini di West Port";   agirono come serial killer (17 assassinii) a Edimburgo,   dal novembre 1827 al 31 ottobre 1828. 
1830: Thug Behram,  ha seminato decine di morti prima di venir catturato.
1835: John Lynch fu impiccato nell'aprile 1842, era stato condannato per vari omicidi e rapina.
1843: Delphine Lalaurie, una commerciante di schiavi, sparisce nel nulla. Alcuni giorni dopo le persone che entrarono nelle rovine della sua casa trovarono 12 cadaveri con evidenti segni di tortura: i suoi schiavi, da lei ferocemente torturati.




1852:  la ghigliottina si abbatté sul collo di Hélène Jégado, una badante francese che avvelenava sistematicamente le persone per cui lavorava. In totale mieté 36 vittime.

L’elenco è molto lungo, tra un po’ toccherebbe a Jack lo squartatore per poi continuare fino ai primi del ‘900. E’ il momento di   fare  una   riflessione.


Ai  tempi della Regina Vittoria  le storie di efferati assassini volevano tracciare un quadro della società del tempo. Ovviamente solleticavano la morbosità del lettore ma ingeneravano profonda sfiducia nell’operato della Polizia.



In questo clima di morboso interesse per i delitti efferati (trucidi) in serie e di poca considerazione per le Forze dell’Ordine, nasceva il Cavaliere Auguste Dupin, un Super Uomo di massa ma anche l'archetipo, il padre, dei detective logici, coloro che svolgevano indagini usando il ragionamento logico deduttivo. A tutti gli effetti il babbo di Sherlock Holmes e il nonno di Hercule Poirot. Vi offro la chiave di lettura:   E.A. Poe era accanito lettore di cronaca nera, e seguiva, senza perdere puntata, i casi che già abbiamo raccontato. Era anche un geniale "Bastian Contrario" a cui piaceva prendere in giro l’ordine costituito. S'inventa così il racconto, logicamente paradossale, de I delitti della Rue Morgue. Per renderli anche ironicamente  irrisori, verso la polizia, e attrattivi per il pubblico, gli occorreva un investigatore eccelso.




La Guerra, quella “Grande”, aveva segnato profondamente la società europea e mondiale. La Francia, persa la sua Belle Epoque aveva bisogno di ritrovare fiducia. Non si poteva continuare a esaltare il detective estemporaneo e geniale, c’era bisogno di un uomo comune in cui i francesi si riconoscessero. Un uomo che faceva il poliziotto.



Nel 1929 Georges Simenon, un genio della letteratura prestato al genere giallo, per ridare fiducia a se stesso e ai francesi, s’inventa il “poliziesco”, nasce il commissario Jules Maigret, uno che ci sa fare. Pietr le letton è la sua prima indagine.

 
 

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