giovedì 9 aprile 2020

Il Gufo Giallo (133)


Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli


Giudizio n.  130




Commedia nera n.1
Francesco Recami
Sellerio


Che fretta c'era?... doveva fermarsi e tornare alla ringhiera!

Avevo apprezzato Recami quando raccontava dalla ringhiera. Ora che, fin dal titolo, "pretende" di propinarci una black comedy all'inglese mi dichiaro profondamente deluso.
So per esperienza (maneggio un po' il mestolo) che per fare una buona zuppa della nonna non basta la ricetta che si è ritrovato in un cassetto di un vecchio comò in soffitta... occorre averla vista, la nonna, "romenare" l'impasto dentro la pentola e averne assaggiato con lei, work in progress, il sapore.

Recami sembra non saperlo infatti, senza averle digerite, ha preso alcune frattaglie de La signora omicidi (il film), spezzoni di cartoni animati (Will Coyote e Beep Beep), qualche rimasuglio dai racconti di Gogol (soprattutto quelli di San Pietroburgo).

Per dar sapore: un vecchio dado stantio di doppio brodo  Star e sale sciapo di salgemma. Risultato: un petardo di polvere bagnata a miccia lunga: non si ride mai. Tutto è tristemente prevedibile e la reiterazione degli eventi anziché da Bolero di Ravel è come il ronzio di un moscone intrappolato dietro la tenda. Fastidioso insomma.
La storia poteva anche esser carina: un marito progressivamente vessato dalla moglie. Il mite che pian piano matura istinti omicidi... ma tutto accade senza ritmo e gli esiti delle sue azioni anziché sorprendere irritano.
Purtroppo inglesi si nasce, non si diventa, come abbiamo imparato da Alberto Sordi (Fumo di Londra). Recami è di Firenze: ha due possibilità. O segue la strada di Malvaldi che fa il pisano a Pisa dimostando d'esser pisano o fa l'italiano con nostalgia del Bargello. Come fa Manzini che fa l'italiano ad Aosta ma parla di Roma con tanta nostalgia di Roma. Per dirla con Carosone "Tu vo' fa l'anglicano... anglicano, anglicano, Siente a me chi t''o ffa fá?". Insomma la black comedy non è per lui.

Ultima cosa, ma non per questo meno importante: l'editing. Non è responsabilità dell'autore, ma di qualcuno che non conosco. Un editor della gloriosa casa Sellerio non può consentire ad un autore frasi e  forme verbali così sciatte. Anche se lui è nativo di enna e l'autore (come nel nostro caso) è di Firenze, patria ingrata di Dante! Lo dico perché ce ne sono troppi di queste disattenzioni paralessicali. Il timore reverenziale è giusto ci sia, e pure il rispetto per il lavoro dell'autore, ma se un editor si pone come zerbino... alla Sellerio poi!
Leggerò ancora Recami, ma su altri temi, le altre due commedie nere non mi attraggono per niente.

Voto **/5

 

CUOCOINDAGA (02)

Quando il cuoco

indaga



storie conviviali  

per ragazzi d'ogni età
offerte
da
Oscar Montani
(02)

  Tanti minuscoli antipasti
(parte seconda)

Come ridurre il pericolo
Il Gran Ciambellano di corte,  Akhun Alaattin Lugulùm, per sua stessa volontà, gradiva, in quell'occasione, fare anche da  Gran Cerimoniere di corte. Per apparire più alto calza babbucce dorate coi tacchi.  Batté le mani tre volte per dare il via agli assaggi. Dovevano essere fatti in pubblico: che si vedesse bene quel che l’assaggiatore mangiava. Tharim si fece avanti con un gatto nero in braccio. Il Siniscalco, responsabile della tavola e diretto dipendente del Gran Ciambellano, tentò di fermarlo.
« Fermo! Rispetta il protocollo: non è il tuo turno, tu assaggi solo se il primo muore ».
Tharim s’inchinò verso Solimano. Attese che il Magnifico, con gesto solenne, gli facesse cenno di parlare.
« Grande Solimano, luce nella notte, stella dei tre mari di Costantinopoli, faro che illumina il cammino dei popoli, ascolta il tuo umile sevo. Al tuo seguito in Persia ho potuto osservare un’usanza dei nuovi   popoli che hai voluto guidare. Il loro modo di  assaggiare i cibi a corte mi è parso più sicuro del  nostro  ».
Solimano s’era fatto attento, ma non parlò, fece solo cenno di continuare. Tharim fu pronto: guai far attendere il Magnifico!
« Sire, lì i potenti facevano mangiare a diversi assaggiatori personali tutti i cibi in piccole porzioni. Ad ogni assaggiatore un cibo: così se succede qualcosa di brutto, si sa  da dov’è il veleno. Se uno solo li assaggia tutti e poi muore bisogna buttare tutto: uno spreco! »
Solimano era svelto con gli occhi: aveva visto che sulla tavola, davanti ai cinque vassoi, erano pronte cinque piccole ciotole. Dimostrò di essere ancora più svelto di   testa.
« Vuoi fare una prova? Qui, però, siete solo in due; come intendi fare? »
« Ho portato il mio gatto, grande esperto di veleni: farà tutto lui. Ma solo per oggi, s’intende. Solo per fare la prova. Domani di assaggiatori ne potrai mettere cinque, sei o quanti ne richiederà la tavola imbandita ».
Solimano fissò negli occhi Tharim. Il giovane resse lo sguardo del Magnifico: s’era creata un’intesa. Il sultano, nonostante il brontolare del Siniscalco, comandò di procedere. Tharim riempì le piccole ciotole di altrettanto piccole porzioni adatte al gatto, poi   mise il felino davanti alla fila di assaggi. Il gatto non si tirò indietro: ripulì alla svelta le prime tre ciotole. Si leccò anche i baffi poi,   annusata due volte con sospetto la quarta porzione, fece scattare quattro volete la coda e passò deciso alla quinta ciotola,  che divorò con gusto.
Solimano, cominciava a capire e si stava innervosendo; ma anche   si divertiva. Nei saggi e nei potenti, persone curiose, le due cose vanno spesso insieme.
« Che vuole significare? ».
Tharim rispose con voce tranquilla.
« Sire, aspettiamo un po’. Appena saremo sicuri che il gatto sta bene, ve lo spiegherò. Intanto per ingannare il tempo in modo divertente propongo a Vostra Magnificenza un indovinello. Sapreste indovinare chi ha portato ognuno dei cinque antipasti? »
Ci fu ancora un lungo sguardo d’intesa tra i due. Solimano decise di cimentarsi nel gioco.
« Le sardine sottoaceto è facile: la ha portate il primo Visir che è nato in un villaggio di pescatori dell’Anatolia. In pratica pescano solo sardine  ».
Il visir Mustafà  annuì onorato. Il sultano continuò.
« Il formaggio di capra non può essere che un dono del mio secondo generale, è figlio di un pastore del nord: lì allevano capre. I   calamari fritti così croccanti li fanno solo in Grecia la patria del mio  terzo generale. Ne restano  due.  Questi sono un pochino più difficili: crema di ceci  e tahini con qualche goccia di succo di limone e spezie da una parte;   tonno affettato e salato con un goccio d’olio, dall’altra. »
Divenne pensieroso e scuro in volto. Non perché non riuscisse a indovinare, ma perché c’era riuscito. Il suo sguardo andò al gatto che giocava con una nappa di seta. Aspettò in silenzio per un po’, quanto bastava per  esser certi che il micio non avesse problemi. Qualcuno sudava freddo. Dopo tanto silenzio la sua voce sembrò terribile.
« Il tonno l’ha portato il mio fido primo generale che viene dal fondo Dardanelli dove, spingendosi al largo,  pescano tonni. La crema di ceci, invece, è di... »
Stava per dire “Jafar Visir”, ma proprio lui lo interruppe.
« Sire, il mio cibo è pulito! »
« Mangialo, allora! »
Jafar prese la ciotola destinata al gatto e la riempì fino all’orlo di crema: voleva far veder che non aveva paura. Mangiò tutta la crema e poi si rifece. Sorrideva quando, mostrando fiero la ciotola vuotata per la seconda volta, si voltò verso il sultano per ottenere la sua benedizione. Non fece un passo: la ciotola cadde a terra e Jafar si mise una mano sullo stomaco. Mugolava.
« Stupido Kalim, hai avvelenato proprio il mio cibo... »


Il bieco traditore
Visir Jafar,  anche lui Giannizzero, odiava Solimano. Il perfido aveva pensato che fosse giunto il momento per cominciare a prendere il suo posto. Il banchetto era un’occasione per Jafar. Poteva avvelenare il cibo e  far incolpare il primo Visir Mustafà: così il suo potere sarebbe cresciuto e si sarebbe tolto di mezzo un potente concorrente. Kalim aveva sparso arsenico sul vassoio posto sulla tavola e poi mescolato le sardine per farlo sciogliere e amalgamare. Forse preoccupato di fare alla svelta, non s'era preoccupato che sul vassoio prima ci fosse un sole sole, ma neppure  di una tenda da sole che si era mossa.
Dietro la tenda c'era Tharim. Capito l’inganno, scambiò il vassoio di Mustafà con quello di seconda portata riposto nell’armadio. Portava male che qualcuno muorisse a un banchetto reale: il Magnifico poteva anche far impalare tutta la servitù! Poi mise nella crema di ceci un forte sale lassativo. Con quello non si moriva: si stava solo in bagno per tre o quattro giorni a raccomandarsi a Dio e... i bagni turchi, so per averli provati, non sono comodi come i nostri WC!
Dopo che Solimano si fu fatto spiegare tutto per bene ci furono alcuni piccoli, ma significativi, cambiamenti.
Jafar, non più Visir, fu nominato assaggiatore, lo avrebbe sempre affiancato, come secondo il suo fedele Kalim. Avrebbero mangiato con la mano sinistra: le destre erano state date in pasto alle tigri. Avrebbero anche lavorato strettamente affiancati: le loro caviglie erano legate tra loro con una catena di ferro lunga appena un metro. Il gatto acquistò il diritto di mensa: poteva mangiare tutto quello che avanzava e che era già testato: per lui una fatica in meno, ma il diffidente felino, prima, annusava lo stesso! Tharim, con la raccomandazione del Siniscalco, un grigio burocrate, di badare più ai sapori che all’estetica dei cibi, fu nominato quarto cuoco: il suo sogno si era avverato.


Lucie aveva cominciato ad assaggiare timidamente le sardine sottoaceto, che in Turchia si chiamano ançüz(*).  Aspettai un po’. Anche Samantha assaggiava curiosa, Lucie era passata al tonno e poi al  formaggio di capra: non dell’Anatolia, ma della Garfagnana. Stava per assaggiare l’humus(*).   Guardò Pino.
« Perché il gatto non volle assaggiare questa crema di ceci? »
« Tu che pensi? »
Annusò il cucchiaino pieno di humus e arricciò il naso. Avvicinò la crema alla bocca di gatto Noir. Il felino si girò dall’altra parte e saltò a terra con un miagolo di disapprovazione. Mi guardò sospettosa.
« Che ci hai messo? »
« Quello che ci deve stare: tanto aglio. L’aglio non piace ai gatti, Tharim lo sapeva e ci contava. »
Samantha, mentre rimetteva la ciotola al centro del tavolo, mi strizzò un occhio e sorrise.
« Scusa Pino, ma credo che non piaccia neanche alle bambine. »

(*) I nomi delle meze apparse nel racconto:

ançüz: sardine sottoaceto
beyaz peynir: formaggio di capra
humus: crema di ceci  col tahini e qualche goccia di succo di limone e spezie
lakerda: tonno affettato e salato 
kalamares: calamari fritti

(02 - segue con Sherloch Holmes!)


mercoledì 8 aprile 2020

CUOCOINDAGA (01)

Istruzioni: Un unico racconto cornice racchiude i racconti. Volendo si possono anche leggere non tenendo conto della cornice, si perde un po' il clima decameroniano, ma i racconti funzionano lo stesso! Buon divertimento!
Quando il cuoco

indaga



storie conviviali  

per ragazzi d'ogni età
offerte
da
Oscar Montani
(01)

... quando nell’egregia cittá di Firenze, oltre ad ogni altra italica nobilissima, pervenne la mortifera pestilenza, la quale ...  quelle d’innumerabile quantitá di viventi avendo private, senza ristare d’un luogo in uno altro continuandosi, inverso l’Occidente miserabilmente s’era ampliata. (Decamerone)

Personaggi principali(*):
Pino: lo chef narratore di favole appetitose
Lucie: la figlia di Berto
Samantha: la nipote di Gianfranco, amica di Lucie
Corto: ex skipper narratore  principale
Berto: comandante, collega e amico di Corto
Cinzia: la fidanzata di Corto
Joseph: il secondo francese, detto Tadzio
Jimmy: il nostromo, detto Lo svedese
Gianfranco: fotografo tecnologico
Mirko: nipote di Gianfranco
Christian: fratello minore di Mirko
Noir: il gatto nero di Lucie

(*)Quasi tutti i personaggi sono già apparsi nelle raccolte di storie di Oscar Montani: Viareggio piccoli delitti imperfetti, I misteri della terza luna, Una tranquilla provincia criminale e Lo chalet in pineta. Sono anche presenti nei romanzi La Delta velata, L'oro degli aranci, EIKONES, Donne d'arcani minori e Requiem in Re minore, ma il loro carattere è più riconoscibile nelle storie brevi, come lo sono questi piccoli gialli.
Prologo

Pensavo fosse dura la vita dei marinai, non avevo provato quella del recluso sul balcone! Io ero ormai a terra da più di sette anni, ma c'era ancora qualche amico che navigava. L'inizio della primavera è il periodo ideale per fare crociere nel mediterraneo... se non ci fosse stata la pandemia! Il Convid-19, non vi sto a spiegare perché, aveva costretto me e Cinzia a ospitare in casa un po' di ragazzine e ragazzini. Un appartamento di sette stanze  e due balconi è più spazioso di un veliero da diporto, ma un balcone non è la murata di una nave e il tempo in quella patana, calma piatta per i non viareggini, passava lento.
Ci davano mano Gianfranco e Pino il cuoco della Delta che in casa si occupava di cucinare manicaretti, soprattutto per Cinzia la mia compagna, per lei Pino aveva atteggiamento paterno. Pino avevo potuto sbarcare: la mia ex nave era sorvegliata da Jimmy il nostromo. Joseph, il comandante, era invece bloccato a Sarlat a casa dai suoi circondato da 120 oche.  
Un bel gruppo, ma dal balcone non si vedeva il mare e il tempo era segnato da orologi fermi. Potevano vivacizzare la giornata, la colazione, il pranzo e la cena. Invece almeno tre volte al giorno c'era da inventarsi qualcosa per far  mangiare tutti i ragazzi. Non tutti avevano appetito: le bambine, ogni volta guardavano sospettose il cibo e chi lo serviva.
Lucie, a mani giunte sul bordo del tavolo, mi  fissava implorante. Samantha accarezzava il suo gatto nero.  Il felino rizzava la coda e ronfava beato. Io mi sentivo in difficoltà. Berto il mio socio era rimasto bloccato a Nizza a fare certificazioni nautiche, la moglie con lui.   Con una telefonata mi aveva affidato la figlia   “quanto servirà, non può stare con la nonna!”, mi aveva avvertito: “Lucie ha poco appetito”.  Anche la nipotina di Gianfranco, Samantha, ingaggiata per far compagnia a Lucie, aveva problemi di appetito. Per far compagnia a Samantha c'era Noir un famelico gatto nero a pelo lungo. Infatti la ragazzina era arrivata con circa tre chili di varie specialità per gatti.
« Queste le manda la mia mamma. Basteranno per tre settimane, anche più...   Noir deve mangiare variato per la salute della pancia. Sai!  ».
Pino le sorrise.
« Sono contento a non dover pensare anche ai gusti di Noir!»
Samantha  ricambiò il sorriso.
« Non ci sono problemi: è come gli altri gatti, solo un po' viziato. Tu fai come sempre, magari qualche avanzo lo gradisce, lo zio Gianfranco ha detto che sei un cuoco speciale. »
Mi ero accorto quasi subito che il problema non era il gatto di Samantha. Mi ero illuso  che un cuoco come Pino, brillante, innovativo e attento a esaltare i sapori, non potesse mai aver problemi di disappetenza con i bambini. Lucie era la prova di quanto mi sbagliassi.
Posto di fronte alla dura realtà, Pino per un po’ fece finta di niente; ma per le sue dimensioni era ingombrante  e la casa, priva di sentina, non non offriva nascondigli. Le regole del ministero poi non consentivano fughe: si poteva uscire solo per fare la spesa o altri motivi più gravi. Prese coraggio il povero Pino.
« Non ti piacciono? ».
Ci aveva messo, come suo solito, arte, scienza e passione nel preparare quegli antipasti, pensava che li divorassero, che li inghiottissero di un colpo, come infatti faceva   Christian (con la acca!),   fratello minore di Mirko, che sarebbe arrivato, a sera..  A Mirko, il nipote punk del Bestia, si poteva anche dare mortadella e gallette: spolverava tutto in un  attimo. Noir, gatto sensibile, andò in grembo a Lucie. A Pino non erano serviti i ritagli di pancetta per averlo dalla sua parte: il felino aveva preferito i croccantini. Si affacciò sulla tavola muovendo a scatti la coda. Arrivato davanti a una delle ciotole si voltò a fissare la bimba. Traditore: si era schierato dalla parte della bambina. Lucie si decise a parlare.
« Non è che non mi piacciono, ma sai, la mamma mentre mangio mi racconta sempre una storia ».
Mi sentii gelare: questo Berto non me l’aveva detto. Vidi che Pino era impallidito per lo stupore. Però sentì il bisogno di capire.
« Mentre mangi? »
« Sì. Tu Pino, non ne sai di storie? »
« No; novelle e favole non le ricordo e poi non le so narrare... non so raccontare nemmeno le barzellette: mi confondo. »
Samantha, nipote preferita del Bestia, sapeva tutto di me
« Su, Corto, allora te ci racconti un delitto! »
« Mentre si mangia? »
Lucie insisté.
« Sì, sì! Chissà quanti ne hai visti! ».
« Non sono storie allegre....e poco adatte mentre si mangia! »
« Allora storie di cibo. Dai, Pino, che di certo  le sai! »
« Ti ho detto che non sono buono a... ».
« Tu invece sei buono,  è che ti vergogni! Sei solo timido...  »
Pino arrossì.
« Sono buono, solo... con chi mangia il cibo che ho preparato per lui. »
« Anche con gatto Noir? »
« Se mangia il suo, non se salta sopra la tavola e lo ruba. »
« Tu sei buono sempre e ora ci racconti un bel delitto "alimentare". Così io posso mangiare. »
Non demordeva. “Attento è cocciuta, come me”,  questo Berto me l’aveva detto. Sperai solo che sua madre, quando raccontava, non parlasse in francese.   Cercai, per Pino, di guadagnare tempo.
« Lucie, perché ti interessano tanto i delitti? »
« Mica tutti, solo quelli dove tu Corto hai fatto il poliziotto. »
« Il detective Lucie, il detective.  Di poliziotti tra i miei amici ce n'è solo uno, ma tu non lo conosci! »
« Sì, ho capito. Volevo dire quelle storie dove tu ha scoperto il colpevole. »
A Pino era venuta un’idea.
« Senti, Lucie, le storie di Corto le sai di sicuro meglio di me e io, con dei morti ammazzati, conosco solo quelle; però... »
« Però? »
« Se vi accontentate, potrei... »
L’aveva agganciata.
« Potresti? »
« Raccontarvi delle piccole storie dove non ci sono morti ammazzati, ma dove un colpevole da scoprire c’è. »
« Un ladro? »
« Ad esempio. »
Lo fissò dubbiosa. Valutava se l’offerta fosse accettabile.
« Proviamo. Ne racconti una, ma bellina però... poi si vede su funzioni. »
« Ok, ma vi devo avvertire di una cosa. Sono storie del mio mondo... »
« Non ci vorrai raccontare storie di cibo: così ci faresti mangiare due volte! »
« No, ma il cibo un pochino c’entra. Io vivo in cucina, scendo in cambusa ed esco solo per andare al mercato del pesce o a quello della verdura. Incontro poca gente; al massimo, e con poca grazia, servo a tavola. »
« Dove ti diverti a recitare le ricette! »
« Che ne sai? »
« L’ha detto Corto: un giorno voglio sentirti. Magari sei buffo. Lui dice che sembri Benigni quando recita l’Inferno di Dante. »
Mi fissò scuotendo la testa. Forse pensava "Vai a fidarti dei capi!". Ma sembrava contento. Io gli sorrisi melenso. Lui prese la scena.
« Andiamo a incominciare: ovviamente dagli antipasti. »
Uno
antipasti
Pino allineò per bene davanti a Lucie tutti gli antipasti. 
« Vedi quanti colori: se li assaggi scoprirai altrettanti sapori. Di certo qualcuno di più. »
Samantha e Lucie guardavano curiose i piattini e le  coppette.
« Sono tanti, ma piccoli, piccoli! »
« Hai detto che hai poco appetito, o sbaglio? Ti stuferesti subito, meglio cambiare gusto tante volte. Ricominciare da capo ogni volta, dimenticare e rifarsi dal principio... »
Lucie sorrise.
« Pino, tu ci prendi in giro! Non è per questo sono porzioni così piccole. »
Il cuoco sorrise. Si  mise seduto sul divano davanti alle bambine.
« Sei furba. Brava! Hai ragione. Questi sono meze, antipasti turchi. Nei libri di cucina e di storia si dice che sia stato Solimano il Magnifico a inventarli, ma non è vero. Io conosco la vera storia ed è un pochino diversa. Ascolta ».

  Tanti minuscoli antipasti
Tharim era secondo assaggiatore alla corte del Solimano. Compito per niente difficile: doveva solo stare pronto. Se il primo assaggiatore fosse crollato a terra tra terribili spasmi di dolore, sarebbe toccato a lui mangiare il boccone successivo. Un lavoro che dava di che sfamarsi, ma, visto il fiorire dei complotti di corte, con pochi e incerti sviluppi di carriera. Tharim, ragazzo sveglio, per cercare uno sbocco diverso a corte, si dava un gran daffare. Oltre che l’assaggiatore faceva anche l’aiutante volontario del terzo cuoco. Se non gli fosse capitato di morire prima per qualche boccone troppo amaro, in dieci anni, poteva sperare di diventare quarto cuoco: quello degli antipasti. La sua passione.
Il rito dell'insalatiera.
Solimano era il sultano più grande, più glorioso, più illuminato e più potente degli Ottomani: ne era convinto anche lui, tanto che si faceva chiamare il Magnifico. Succeduto al padre, non era stato facile, per lui,  far accettare i propri diritti. Aveva dovuto combattere contro tantissimi infidi nemici. Naturalmente con strascichi di risentimento e minacce di vendetta.
La forza militare del  sultanato, da secoli, era basata sui Giannizzeri. Cristiani arruolati di forza da bambini e addestrati per anni in Turchia. Finché c’erano guerre i Giannizzeri, élite dell'esercito ottomano, non davano problemi. In tempo di pace, non avendo nemici da combattere i Giannizzeri diventavano loro un problema. Soldati ben addestrati all'uso delle armi si davano ai bagordi e facevano prepotenze sulla gente,   aumentando malcontento e   rischi di disordini. Gli ufficiali, a corte, cercavano di far carriera con perfide trame. In quei periodi aumentava il pericolo, per il sultano, d’essere vittima di qualche congiura ordita a palazzo. Soprattutto d’essere avvelenato.
Un giorno, Solimano, per festeggiare l’ultima vittoria sui persiani, aveva  organizzato un banchetto. Cinque invitati soltanto: i due futuri visir delle province conquistate e i tre generali che avevano vinto la guerra. Ognuno doveva portare una grande insalatiera d'argento, grande quanto una vasca dell'hammam, piena di antipasto: il loro contributo al governo del regno. Solimano offriva il resto, ma si tratteneva l'insalatiera.
Una specie di rito che amava in modo particolare. Lo faceva sempre dopo ogni vittoria: per consolidare il legame coi suoi dignitari e per celebrare il gioco di squadra.
Un’occasione d’oro per Tharim: poteva farsi apprezzare, prima di svolgere la sua mansione ufficiale, nella preparazione delle portate. Inoltre mentre apparecchiava aveva modo, a suo vantaggio, di sorvegliare che nessuno mettesse polverine nei cibi.
Mezz’ora prima dell’inizio della festa stava portando verso la tavola due brocche d’acqua fresca, quando vide un’ombra furtiva uscire dalla sala e svanire dietro una colonna. Non poteva giurarci, ma gli era sembrato che fosse Kalim l’antipatico servo del Visir Jafar, anima nera  più del suo padrone. Posò le brocche sul tavolo e cercò di seguire Kalim per le stanze del palazzo. Niente da fare: era scomparso.
Tornò davanti alla grande tavola. Sembrava tutto a posto salvo una cosa: il quarto cuoco non aveva disegnato nessuna figura nel vassoio delle sardine: Tharim non le aveva mai viste così alla rinfusa.  Eppure il  cuoco degli antipasti si faceva vanto della sua abilità nello scolpire le creme dense, disegnare figure con le sardine o di guarnire gli altri antipasti: ad esempio la crema di ceci quel giorno sembrava una conchiglia. La cosa l’insospettì non poco. Guardò dentro il grande armadio dietro la tavola, dove si tenevano i secondi vassoi, quelli che si ponevano in tavola se il cibo scarseggiava. Cercò quello delle sardine: lì sopra le cose erano diverse. Al centro i pesci formavano un disco,  le altre sardine disposte a raggiera sul dorso brillavano: un meraviglioso sole d’argento. Quel sole l’illuminò.


(01 - segue)

martedì 7 aprile 2020

CUOCOINDAGA (00)


Quando il cuoco
indaga


storie conviviali  
per ragazzi d'ogni età
offerte
da
Oscar Montani

AVVISO
Da domani (8/4/20) inizierò a pubblicare brevi storie gialle per ragazzi. Serviranno, spero, ai genitori a far meglio tollerare ai figli l'isolamento in casa e ad evitare a loro stessi la sindrome da balcone: la visione di oasi con palmizi rigogliosi al posto del condomino davanti a noi.
Si tratta di racconti di breve lunghezza dove personaggi famosi si trovano a indagare, a volte nelle vesti di cuoco, su piccoli o grandi delitti.
A DOMANI!


Covermania (XX)

 


COVERMANIA
X X
Le migliori cover USA secondo la stampa USA
 
Vi propongo una compilation fatta da critici cinematografici statunitensi qualche tempo fa. Secondo loro si tratta delle locandine di film più belle. Non sono del tutto d'accordo e dopo aver visto quelle degli italiani… non scherziamo ragazzi!
Tornando alla qualità. Più che noir e trovo cupe e i volti degli attori sono troppo schematici. A voi il vostro personale giudizio.
 
 
Giungla d'asfalto: Marilyn ha si e no cinque minuti di film e forse quattro battute. La locandina sarà stata realizzata qualche anno dopo.
 
 
Laura (da noi Vertigine): forviante quel lampadone ...
 
 
Una pistola in vendita: il titolo copre il trench, peccato è la prima volta che in un film questo indumento ha una parte importante!
 
 
Spionaggio internazionale: qui il trench si vede, ma il film è poca cosa.
 
 
 
Gilda: sì, questa mi piace!
 

 
Il grande sonno: classica e anche molto esportata!


L'alibi era perfetto: confusionaria.


La fuga: dov'è il bidone della spazzatura?



Detour: pessima!


La fiamma del peccato: banalotta


Niagara: qui ha senso.



Viale del tramonto: orribile!



Blu Dalia: non male l'uso del 3d!


La signora di Shanghai: demodè, ma apprezzabile


Il Falcone maltese: povero Lorre!