mercoledì 18 gennaio 2017

Gossip in noir (I)


Gossip Noir
I miti di Hollywood, soprattutto quelli del periodo '35 - '50, avevano qualche scheletrino nell'armadio. Non voglio toglierli dal pedistallo, ma dal loro qualche punzecchiatura, sì.  Una nuova serie di post per sorridere un po'.

Due o tre cose che so di loro (I)

La piccola grande dark lady




Una pettinatura killer!
Dalle colleghe, Bette Davis compresa, che non era buona con nessuno fu definita “La persona più bella mai arrivata a Hollywood“.  Quando scese dal bus davanti agli Studi cinematografici sfoggiava già la pettinatura peekaboo bang che le avrebbe procurato il primo contratto cinematografico grazie all’ aura di ambiguo mistero che le conferiva.  
Veronica Lake (pseudonimo di Constance Frances Marie Ockleman), dark lady  rimasta famosa  per la ciocca di capelli che lateralmente le ricopriva metà del viso (l'occhio destro era leggermente strabico!), divenne subito icona e modello di stile: le donne americane rimasero affascinate dalle sue chiome ondulate e ben curate, dall’ acconciatura ‘a schiaffo’ che esibiva e che l’avrebbe per sempre identificata nell’ immaginario collettivo. 
 
In moltissime corsero dal parrucchiere richiedendo il ‘peekaboo bang’, tanto da rendere successivamente necessario un appello del governo - con lettera del Ministero dell'Industria rivolta  alla stessa Veronica – a cambiare pettinatura: sembra che alle operaie la lunga ciocca di capelli laterale creasse numerosi problemi sul lavoro, rimanendo incastrata nei macchinari. Ci furono infortuni gravi. Un ‘incidente di percorso’ che non interruppe la moda del ‘peekaboo’, negli anni a venire tramutatosi in un classico dell’hairstyle tanto da venire adottato in diversi tempi e a più riprese. 

Dopo la metà degli anni ’40 la carriera di Veronica Lake rallentò. Un insuccesso la segnò: il film Un’ora prima dell’alba (1944) fu stroncato dalla critica (insieme alla sua interpretazione) e incassò pochissimo. Lake venne isolata da Hollywood, non solo per quello. Era una caratteriale,  problematico per attori e registi, nonostante la protezione di Alan Ladd, lavorare con lei. Alla fine degli anni ’40 cominciò ad aver problemi con l’alcol e smise di girare film. Il resto, pur noto da una sua autobiografia, è veramente squallido.

Nota gossip
Era prediletta da Alan Ladd perché era alta (si fa per dire) solo 150 centimetri. Lui che non svettava (168 cm) con Veronica poteva far a meno del panchetto che sempre usava per baciare le sbilungone. Come si nota dalla foto, "si sentiva sollevato" da terra!
 
 (I-segue)

martedì 17 gennaio 2017

Turismo in noir (07)

Città italiane in noir

Un giro turistico tra le  città italiane
che hanno accolto storie gialle o noir
(0 - 7)
Ma prima un giro per il mondo occidentale


Parigi.


Atterriamo nella città degli anni '30.  La Belle époque è finita (quanta nostalgia!), alcuni pensano di no e non guardano oltre confine, alla Germania che si veste, in preoccupante crescendo, di camicie brune. Decadenza sì, ma ancora con l'orgoglio di una capitale.



Nel 1930 a Parigi iniziavano ad installare i primi semafori: era ormai una metropoli di circa cinque milioni di abitanti (dove la metrò funzionava già da trent'anni!).  Era la città in cui  si era appena costruito uno stadio per il tennis, il Roland-Garros. Era la città in cui il Flic Jules Maigret, passato dalle multe ai delitti inizia a investigare con molto acume. 


Una cosa è veramente cambiata. E'   passata la moda del cattivo Phantomas, anche se la Parigi di Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo,  sopravvive alla bell'Epoque! Maigret è già più avanti e noi lo seguiamo nel suo futuro.




Non ci fermiamo, saltiamo al dopoguerra, agli anni '50. Il commissario Maigret non amava il tennis e non lo ama. Probabilmente, animo concreto, detestava Phantomas e non amava Arsenio. In ricordo della sua gavetta, come Flic appunto, è molto impegnato a girare per le strade, a indagare.


Non aspettatevi di visitare i luoghi sacri della città, nei romanzi ci sono, ma stanno discreti sullo sfondo. Parigi, dopo la dura prova dell'occupazione tedesca è' una città piena di vita, di fermenti, di artisti e di turisti. Ogni piazzetta è occasione per dipingere o parlare d'arte.


La città dove, se sei innamorato, una baghette, un ravanello e un bicchiere di vino  possono fare la felicità!

Si sta all'aperto, gli anni di coprifuoco devono essere rimossi. Ci si diverte all'aperto, all'ombra della torre.
Lui, il commissario, osserva sornione, parla con la gente. Studia il cambiamento, assorbe le variazioni sociali.



Ogni tanto, per meglio riflettere con un bicchiere di vino Beaujolais che tanto gli agevola l'auduzione, si ferma in qualche bistrot, posti dove si mangia e conversa bene.





La cucina di sua moglie è sopraffina, anche se d'ispirazione campagnola. Ma di giorno, quando è al lavoro, il commissario non può gustarla.


Due copertine di romanzi di quel periodo. Ne L'amica della signora Maigret siamo in rue de Turenne in un quartiere con botteghe artigiane vicino al Marais.



In Maigret e l'affittacamere siamo in un quartiere dove, come ho scoperto a Montparnasse, ci sono deliziosi alberghetti a conduzione familiare. Quelli semplici a prima vista, ma estremamente complicati.  C'è la Parigi minore dentro queste storie. La vera Parigi, quella di Simenon, anche lui gran passeggiatore con la pipa in bocca e l'occhio attento!.





  
Storie parallele a quelle di Antoine Doinel il personaggio cinematografico inventato da Francois Truffaut.   Appare in cinque opere: quattro lungometraggi ed un corto (o meglio un episodio di un film). Nel frattempo Maigret aveva condotto una dozzina di inchieste. Truffat "girava" (nel senso che filmava) dal vivo per le strade, io chedo si siano incontrati spesso lui e il commissario!

(07-segue)

sabato 14 gennaio 2017

Alle origini della suspense (XV)

Suspense, questa nota sconosciuta ...

Meccanismo ad orologeria per soli thriller,
o da sempre,
talento di abili narratori?
 Oggetti, cose  e case:
strumenti d'ansia

Non lo straordinario e terribile arco di Ulisse... oggetti comuni, quotidiani, anche utili, a volte, ... se guardati da un'angolazione particolare o illuminati di traverso ci mettono in ansia... se non funzionano come dovrebbero, con il loro "memento mori", ci trasmettono tensione.
(XV)

Mi scusi, che ore sono?

Quando per la Cresima mi regalarono un orologio da polso ne andavo fiero. Non dovevo più chiedere l'ora agli altri, gli altri, visto che lo portavo in vista chiedevano a me.  Tempus Fugit recitava l'orologio a pendolo che mio nonno teneva in sala. Questo per farvi capire che appartengo alla cultura dell'orologio, lo porto ancora al polso: l'ora del cellulare credo sia fasulla!


Nel mondo agricolo l'orologi della torre antica avvertiva quand'era ora di mangiare e riposare un po'. Nell'era industriale l'orologio diventato tiranno scandisce i tempi del lavoro. L'immagine è tratta da Metropolis.


Le catene di montaggio ideate da signor Taylor ci hanno impiantato nel cervello la tensione fobica per l'orologio Il cinema se ne è subito impossessato. Lo scandire delle ore, la lancetta che, con uno scatto avanza di una tacca e il ticchettio incalzante, generano tensione. Il primo film che mi viene in mente è The Big Clock.


Nel film un orologio enorme è così incombente che ruba la scena a un'altra macchina di tensione: l'ascensore. Ma questo è capace di un colpo di coda!


La rassegna dei film che hanno l'orologio come attore è molto lunga:  il collage che ho composto risulta largamente incompleto, ma anche se non sono noir ci ho messo anche Hugo Cabret e Per qualche dollaro in più! Ci starebbe bene anche Mezzogiorno di fuoco, ma ne ho già parlato nel post d'introduzione.




Ricordiamo anche Laura un capolavoro del noir. Nel film l'orologio a pendolo, che domina l'ingresso è un nascondiglio.

Serve a nascondere l'arma del delitto. Una doppietta a canna mozza che ha sfigurato quella che tutti credevano essere Laura... La nasconde nella cassa dei bilancieri, ma soprattutto la nasconde col suo tic tac!


E infine Sorry wrong Number! dove l'orologio, in duetto col telefono è incalzante e con esiti letali!

(XV segue)



 

 

venerdì 13 gennaio 2017

Scrivo, ma non ho niente da dire!


Il citazionista seriale
Sui Social Network, anche in periodi normali, imperversano i citazionisti a oltranza. A Natale si scatenano! Gente che non ha nulla da dire, ma che pur di dimostrare di"esseci" usa frasi altrui. E' un flagello: citazioni attinte dal pensiero di filosofi, scienziati, cani (Snoopy ad esempio) attori, calciatori (Totti è molto gettonato!), religiosi, scrittori, poeti, artisti e politici (che già hanno attinto e riattinto: sono metacitazioni!) ... Le cavallette scriventi hanno invaso i Social Network... aiuto!


Oscar Wilde, che oggi sarebbe stato sempre in TV, era un aforista indomito, anche autolesionista. Pur di farsi notare, sparava aforismi a raffica e a volte, colpendo qualche potente, faceva male a se stesso. Molto male.
Un altro aforista famoso fu Arthur Schopenhauer, ma vestiva panni da filosofo, non da "diverso". Si presentava come un regolatore dei comportamenti altrui, non come un "terminetor" degli stessi. Grazie alla sua tuta mimetica da saggio non si fece mai male, anzi brillò assai nei salotti.

Inutile citarli tutti, sono una legione e con nomi parecchio illustri. Terminerò la presentazione con l'aforista più famoso del secolo scorso: Snoopy.  I meriti del cane di Charlie sono indiscutibili. Ha un solo enorme difetto:  abbaia poco, perché pensa per aforismi. Inoltre ha venduto la sua immagine a aforisti apocrifi: usano la sua immagine sul canile per veritare schicche frasi proprie!!!
Non pensate che Snoopy sia una mammolletta. Sa bene che così facendo offre spunti (pallottole o corpi contundenti) a una pericolosa figura che, ormai da qualche anno, s'aggira nella rete: L'Aphorista seriale. ovviamnte spera in una pappa seriale e, hai visto mai? nella coperta di Linus.
Chi è l'aforista seriale?  Costui o costei, forse le fanciulle sono addirittura la maggioranza, ha una fenomenologia bizzarra. vale la penna di analizzarla.  Userò però il neutro maschile, per semplicità e per non incappare in diatribe di nessun "genere".
Tolti i neofiti, porelli, gli altri sono un parvenu di Facebook o di Twitter. I più scaltri (lo si nota) sono navigati in internet: costoro vantano una lunga militanza nella posta elettronica dove si erano allenati, in chat, a offendere gli interlocutori. Vantano anche qualche espulsione (sono stati "bannati"): li riconosci dal "bis", dal "2" o da altri indicatori seriali nel nickname. Ora hanno messo la testa a posto, per dimostrarlo (o son mosse diversive?) fanno citazioni colte. Nel loro piccolo brain pensano che siano meta offese che solo il destinatario subisce, mentre gli altri, estasiati, mostrano, a colpi di i like, apprezzamento. 

Purtroppo, tornando al cane più famoso di Rin Tin Tin (e di Rex e Lassie messi insieme), non ne coglie l'ironia, spende frasi a vanvera e le parole di Snoopy diventano intollerabili pedanti sentenze!
Non basta questo per capire veramente chi è.  Occorre anche analizzare, scrutare e comprendere la  mappa del Grande Mare del Web.

Mappa di posizionamento per capire le rotte dei navigatori che si muovono nei Social Network e nel Web in genere. Sugli assi cartesiani si va dal basso all'Alto interesse per il contenuto (x), e dal basso all'Alto interesse per la relazione (y). Gli archetipi (o i personaggi) che si aggirano nei loro riquadri d'elezione sono il Turista, il Navigatore, l'Eroe e l'Attore. LinkedIn, e anche Anobii, si collocano nella zona rossa a destra.
Gli  archetipi:
Turista: ha pochi interessi per tutto, forse sarebbe meglio definirlo "membro per caso". Non disturba, avoltesi associa per poco tempo, poi sparisce, altre volte appare intensamente per pochi mesi, sparisce per altrettanti, poi riappare. Presenza intermittente.
Navigatore: coltiva precisi interessi per i contenuti e li cerca in ogni nodo della rete, ma passa e va, al massimo mette un segnalibro, ma chissà se tornerà?

Eroe: è imprenditore del suo sapere e delle sue relazioni: cerca persone che sanno me vuole scambiare idee. Ha interessi molto forti per i due aspetti. Spesso ha cattivo carattere: non sopporta gli attori.

Attore: è solo motivato dalla relazione, cerca un palcoscenico dove interpretare chi non è! Improvvisamente arriva nella zona rossa e s'intromette in discussioni che non sono alla sua portata, ma all'inizio convince: sa recitare, interpretare bene un "di sè altro" che non è mai stato e che non sarà mai. Un bravo istrione, insomma. Dopo un po' diventa noioso e la sua mania di protagonismo fastidiosa. Da cacciare con lancio di pomodori marci e uova bogliole. Viene "bannato"!

Io credo, ma non ho certezze (in rete vale il detto taroccato: Dubito ergo sum!), quindi non sono convinto del tutto, che ci siano due possibilità. Ma non sono il bivio tra il bene e il male, sono tutte e due sentieri penosamente piccini, dove i pisseri si accalcano!
La prima,  che The Serial Aphorist sia un attore pentito (anche frustrato) che ha deciso di fare il turista. Si è dato un ruolo più tranquillo, le "bannate" l'hanno cambiato, non forgiato. Diciamolo, coi suoi aforismi resta comunque un gran rompiglione!
La seconda, che sia un turista che, subdolamente, prova a diventare attore. Mette aforismi per insinuarsi e farsi notare; un tentativo "pissero" di captatio benevolentiae che però, spesso e volentieri, accumula "piacini".
Nessun dei due tipi mi garba. Li detesto. Inutile ispirarsi a Oscar (il primo) o a Arthur (il secondo). Per me resteranno sempre persone senza spessore e senza qualità. "Chi usa il pensiero altrui per esprimere idee od opinioni, testimonia di non averne di proprie"! Chi l'ha detto? Io, che mi fregio di un "Oscar" senza esserlo, quindi il peggio del peggio! Ma almeno l'aforisma è made in Montani.

giovedì 12 gennaio 2017

Pizzofalcone I e II

Ascolta, si fa serie!
Di serie in serie, fino ai bastardi
Breve riflessione sulle prime due puntate in attesa di meglio
Il cast sulla carta non è "bastardo", è di tutto rispetto

Lojacono: Alessandro Gassmann. 
Laura Piras: Carolina Crescentini. 
Aragona: Antonio Folletto. 
Ottavia: Tosca d'Aquino. 
Commissario Palma: Massimiliano Gallo. 
Pisanelli: Gianfelice Imparato. 
Alex Di Nardo: Simona Tabasco.

La trama, tratta in modo ordinato dai romanzi di De Giovanni non risulta male, ma la regia e la conseguente recitazione, appaiono davvero carenti. Il montaggio banalmente sequenziale e conseguente (step by step) non esalta la proceduralità poliziesca, la ammorba.
Gli sceneggiatori poi, sono stati capaci di prendere e evidenziare il manierismo di de Giovanni in modo schematico. La sua scrittura barocca lo rende prezioso, anche se ridondante, nei romanzi, ma nella fiction diventa un Gran Babà con troppo rum!
Vediamo brevemente perché, cominciando da due personaggi, sugli altri personaggi e su altri aspetti tornerò un'altra volta: devo saperne di più. Il primo personaggio Giuseppe Lojacono. Così dovrebbe essere:

Ispettore, 45 anni. Tratti orientali, è soprannominato “il Cinese”. Ha un grande talento investigativo, ed è di fatto il protagonista della serie. Lojacono è un battitore libero, restio alle regole e alla gerarchia, ma nel corso della serie imparerà a stimare i suoi colleghi di squadra e con loro funzionerà bene. Nella vita privata però è un disastro: è un uomo rimasto completamente solo. 

Gassmann non recita, segue, controvoglia e senza empatia per il suo personaggio, il flusso della storia con banali sottolineature. Ne risulta un eroe per caso: "Toh, guarda un po' dove sono capitato!". Cerca di stringere gli occhi per darsi un'aria da cinese, ma sembra solo affetto ma miopia incipiente.

Ottavia, la poliziotta esperta, soprattutto sa smanettare sul pc, peccato che la Tosca d'Aquino non ci creda neanche un po', sembra in penitenza. Recita come quando a dottrina, per prepararsi alla cresima (ai miei tempi si faceva a sei-sette anni), il prete ci faceva recitare l'atto di dolore. Eravamo piccoli, ma nessuno ci credeva troppo! Questo in caserma, nella vita privata si atteggia Macarena, un'addolorata concezione, insomma!
Meglio i caratteristi minori, tratti dal teatro dialettale sono più convincenti. Per ora come valutazione si vola (o vota?) bassi. Speriamo nel futuro.

Voto (provvisorio e d'incoraggiamento): ***/5