lunedì 21 agosto 2017

Sbirri (V)

 

Lo “sbirro” nel genere giallo
Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale
nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
V

Libri proibiti
Torniamo in Europa, addirittura in Italia. Inizia Alessandro Varaldo, con Il sette bello, a seguire con molte libertà le orme di Maigret. E' il 1931, entra in scena il personaggio del commissario Ascanio Bonichi. Indaga più alla Sherlock (a parte qualche scena d’azione alla Black Mask) che alla Jules, ma è accattivante, ispira fiducia. In piena crisi post ’29 ce n’era bisogno!


Il regime (pur essendo d’accordo con Arnoldo Mondadori per altri affari) storceva il naso, anzi osteggiava, emanava veti e attuava censure, ma Varaldo riuscì nell’impresa di non risultare sgradito. Non tanto per la qualità (Varaldo non è Simenon!), di cui al Duce poco importava, intrinseca dell’opera che è piuttosto altalenante (picchi pochi e valli spesso), ma perché seppe creare ciò che in quel momento il regime si auspicava; un giallo all’Italiana, unico e inimitabile con un efficiente poliziotto italico degno di fiducia, rassicurante, quindi. L’autore era preparato, pur tenendo conto degli elementi del poliziesco classico  seppe mescolarli, con sensibilità tutta Italiana, al contesto locale dell’epoca.


E Bonichi piacque. A seguire, sempre nel '31, Varaldo pubblicò Le scarpette rosse. Un altro successo.
Nel 1935 inizia ad indagare un altro commissario: Carlo de Vincenzi. Il banchiere assassinato è il primo romanzo poliziesco dello scrittore italiano Augusto De Angelis, primo della serie dedicata alle indagini del commissario De Vincenzi della squadra mobile di Milano.


Il commissario Carlo De Vincenzi è un intellettuale prestato alle istituzioni, un genio integrato, ma non troppo, nella macchina statale. Poco in quella del regime. La squadra mobile di Milano ha molto da fare e lui è al lavoro di notte nel suo ufficio:  riceve la visita inaspettata dell'amico Giannetto Aurigi. Aurigi, dopo aver assistito al Teatro della Scala con la fidanzata ed i genitori di lei ai primi due atti dell’Aida, aveva lasciato il palco per girare in solitudine per le vie brumose della città.
Grande è la sorpresa del commissario quando riceve una telefonata che lo informa che è stato commesso un omicidio proprio nell'appartamento di Aurigi in via Monforte. Recatosi sul luogo del delitto, il commissario scopre che la vittima è il banchiere Mario Garlini, la cui banca aveva prestato una grossa somma di denaro ad Aurigi. Nel suo incontro all'ufficio del commissario, Aurigi aveva ammesso che negli ultimi tempi aveva giocato in borsa perdendo grosse somme, pertanto era impossibilitato a saldare il suo debito con la banca di Garlini…


Il commissario De Vincenzi risolve i casi, ma appare troppo autonomo; al regime non piace. Piace invece al pubblico dei lettori e questo fa cadere ancor più in disgrazia De Angelis nelle stanze del potere. E’ del 1940 Il mistero delle tre orchidee, l’ultima indagine; l’autore finirà vittima della brutalità fascista.
Nel 1940, Scerbanenco, che sprovveduto non è, s’inventa il personaggio di Jelling che indaga con acume in Sei giorni di preavviso romanzo uscito sul n. 8 del Supergiallo. Indaga a Boston, negli Usa! Il futuro Re Giorgio del giallo italiano era già ben inserito nei quotidiani: aveva sentito puzza di bruciato e s’era adeguato!


Nel secondo dei romanzi, La bambola cieca: così viene descritto il poliziotto archivista:
« Arthur Jelling era un uomo che aveva quarant'anni, aveva studiato medicina fino a venticinque anni, s'era sposato a ventiquattro, e altro non aveva fatto di più importante, se non scoprire la trama segreta di alcuni delitti famosi. Ma nella sua vita non era mai entrato il romanzo, se non di scorcio. Scoperto l'autore del celebre delitto, o archiviata la pratica dell'ultimo processo, egli tornava a casa, tra sua moglie e suo figlio, leggeva il giornale mangiando, leggeva un libro a letto, e la mattina era in ufficio, all'Archivio Criminale, come un qualunque impiegato, come il più oscuro degli impiegati, a catalogare interrogatori ed elenchi di referti, o stesure di alibi. ».

Tre modelli o tre brutte copie? Di chi, poi? Alla prossima e ultima puntata.
(V - segue)


sabato 19 agosto 2017

Sbirri (IV)


Lo “sbirro” nel genere giallo
Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale
nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
IV


L’isolazionismo hard boiled

Come vedremo nella prossima puntata, i cambiamenti dovuti al “fattore M” in Europa si ebbero dopo qualche anno. Negli Stati Uniti occorsero decenni.
Se l’intervento nella Grande Guerra aveva prodotto negli USA il detective classico Philo Vance, la crisi del '29 riportò l’isolazionismo e il conseguente disinteresse per ciò che accadeva in Europa, Maigret compreso.



Nel mentre che Philo continuava a svolgere le sue indagini sprezzante per i poveri poliziotti, nel 1930, dopo un’uscita a puntate sulla “dime” Black Mask, viene pubblicato Il falcone Maltese. Sam Spade da allora fa scuola. Gli si affiancherà Philip Marlowe e poi Mike Hammer e Lew Archer. Agli inizi degli anni ’40 l’Hard Boiled è all’apice del successo.




Nei romanzi di questo genere i poliziotti sono spesso duri, a volte ottusi, ma non sempre completamente ostili. I protagonisti, soprattutto Spade e Marlowe, sono cinici e disillusi. Vivono bene (Spade) o peggio (Marlowe) alla giornata facendo indagini su coppie male assortite o disastrate. E’ l’effetto della crisi del ’29. Quando il cinema s’impossessa di queste storie le trasforma in noir (senza che all’inizio lo sapesse!) e tutti diventano più cupi e anche un po’ più cattivi!
 
La crisi aveva inasprito i rapporti sociali, soprattutto quelli tra le forze dell'ordine e i cittadini. I poliziotti dovevano intervenire duramente sulle sommosse e sui delinquenti estemporanei. La stampa cercava di non esasperare ulteriormente gli animi.
Nei romanzi si tentava lo stesso. Il rapporto tra il poliziotto e il detective non è infatti, in queste storie,  molto distante, non c’è, come nel giallo classico, la separazione abissale tra il genio eccentrico e l’ottuso irrecuperabile. Il detective, spesso, è stato nella Polizia ed è stato espulso per intemperanze caratteriali e comportamentali o se n’è andato alla ricerca “di un modo più efficace per aggiustare questo mondo meno lercio!”.
Gli sbirri sanno che, anche se “ex”, è uno di loro, bravo, ma non irraggiungibile: è solo un po’ più libero, non ha le mani legate dalla procedura istituzionale. Cercano di fargli seguire la procedura nel rispetto della legge, ma “lui” sa come evitare gli ostacoli e gli impicci. Solo che non tutte le volte gli riesce e il patentino (la licenza) è sempre a rischio!




Questo “delicato” rapporto è ben illustrato dalla scena iniziale del film L’ombra del passato, con Dick Powell nelle vesti di Marlowe. La scena nel romanzo non c’è, l’ha inventata Edward Dmytryk, il geniale regista. I poliziotti interrogano Marlowe bendato sugli occhi, ma non gli sono ostili, addirittura, anche se in modo duro, addirittura gentili. Ci vorrà tutto il film per consentire allo spettatore di capire il perché.



L’epopea dello ‘87° distretto è ormai prossima ed un segnale importante arriva, nel 1953, da Fritz Lang con Il grande caldo.
Indagando sul suicidio di un collega, nonostante le pressioni dei superiori affinché non se ne occupi, il sergente Dave Bannion scopre una fitta rete criminale che avvolge nelle maglie della corruzione gran parte della città.
Il sergente è il primo esempio di poliziotto che risolve, pur a suo modo (eccesso di violenza) i casi.


E si arriva al 1956. Un assassino spietato con la sua 45 sta terrorizzando l'87º Distretto.
Le vittime, stavolta, sono i poliziotti stessi, lasciati morti sull'asfalto caldo di un'estate torrida. Mentre Steve Carella approfondisce la sua storia sentimentale con una bella e dolce ragazza sordomuta, Teddy, deve anche cercare lo spietato assassino. Morte e dolcezza, atrocità e affetto si incontrano ancora una volta. Il dramma è alle porte, ma il prezzo da pagare sarà decisamente alto.
E’ un cambiamento a cui occorreranno 20 anni per affermarsi, ma è ormai irreversibile.



 

giovedì 17 agosto 2017

Sbirri (III)



Lo “sbirro” nel genere giallo
Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale
nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
III

Un modello inarrivabile: Jules

Con le inchieste di Maigret, Simenon ha imposto dall’inizio degli anni ’30 del novecento un cambiamento radicale al modello di romanzo poliziesco europeo. Con il suo commissario abbandona lo schema del giallo classico "all'inglese" imperniato su delitti perfetti, investigatori infallibili, poliziotti rigidi, ambientazioni mondane e altolocate, e introduce il poliziotto sagace che opera, con umana piètas, tra personaggi e ambientazioni popolari e piccolo borghesi, dove il centro dell'attenzione è spostato sulle motivazioni umane che portano al delitto, più che sulla ricerca degli indizi materiali.



Maigret ha persino meritato un monumento! Di Jules Maigret e della sua vita privata sappiamo tutto o quasi, di Lestrade, ricordiamocelo, non si sapeva niente!



Jules-Joseph Anthelme Maigret   nasce nel 1887 a Saint-Fiacre  un piccolo villaggio immaginario nell’Allier, non lontano da Moulins: vi ritornerà per un’indagine e per raccontarci un po’ della sua vita. Suo padre, Evariste, svolge la professione di amministratore del castello di Saint-Fiacre, una proprietà di tremila ettari sulla quale si contavano non meno di ventisei fattorie, di una delle quali era fattore il nonno paterno; la madre, Hernance, figlia del droghiere del paese, è casalinga.
Maigret, da adulto, ricorda spesso con un misto di sentimento di lontananza e nostalgia, il periodo della sua infanzia trascorsa nel villaggio di Saint-Fiacre quando faceva il chierichetto, svegliandosi al freddo e allo scuro delle albe invernali, per assistere il prete della prima messa. Risente nelle narici l'odore d'incenso e di vecchio legno della sacrestia che gli fanno venire alla memoria quel misto di ingenuità e spregiudicatezza tipici di quell'età ormai lontana.
Nel 1895 la madre, in attesa del secondo figlio, muore a causa delle maldestre cure di un medico ubriaco che l'assiste quando il piccolo Jules ha appena otto anni. Nel 1899 viene mandato a studiare come interno al liceo di Banville de Moulins, ma dopo pochi mesi, mostratosi riottoso alla vita di collegio, viene affidato dal padre ad una sua sorella, sposata ma senza figli, il cui marito aveva appena aperto un forno a Nantes.



In quegli anni Maigret trascorre i periodi scolastici a Nantes, e passa le vacanze dal padre che muore di pleurite all'età di 44 anni, nel 1906; nel frattempo Maigret comincia gli studi di medicina quasi a voler compensare l'ignoranza di quel medico che gli ha fatto morire la madre.
Nel 1907 anche la zia muore di pleurite; Maigret rifiuta l'offerta dello zio, che gli propone di tenerlo con sé e di insegnargli il mestiere del fornaio: interrompe gli studi di medicina e si trasferisce a Parigi dove per vivere, inizia a cercare un lavoro.
Va ad abitare in un piccolo alloggio sulla riva sinistra della Senna; in una camera accanto alla sua vive un uomo nel quale Maigret crede di trovare una certa rassomiglianza con il padre.
La sera prima di essere assunto in una ditta incontra casualmente il suo vicino di casa, in un ristorante a prezzo fisso. Dopo la cena i due passeggiano insieme, e Maigret scopre che il suo vicino si chiama Jacquemain ed è Ispettore di polizia; alla fine della serata Maigret, probabilmente affascinato dai discorsi dell'uomo, decide di diventare poliziotto.


Nel 1909 entra in polizia come “flic” (pattugliamento del quartiere) poi ottiene la qualifica di agente ciclista: deve portare gli incartamenti tra i vari uffici, e queste esperienze gli permettono di conoscere a fondo la città.
Pur ricoprendo un incarico modesto, Maigret inizia a farsi notare; lo stesso Jacquemain lo segnala ai suoi superiori, rimarcando il fatto che aveva iniziato gli studi universitari. Dopo alcuni mesi diventa segretario del commissario di polizia del quartiere Saint-Georges; il nuovo incarico gli consente di non indossare più l'uniforme (cosa che, a suo dire, gli aveva impedito di fare la corte alle ragazze).



Una sera incontra per strada un vecchio compagno della facoltà di medicina, Félix Jubert; i due iniziano a frequentarsi, e dopo alcuni giorni l'amico gli propone di accompagnarlo ad un ricevimento nell'abitazione di alcuni conoscenti; Maigret, dapprima riluttante, acconsente e nell'occasione conosce e si fidanza con la futura "signora Maigret", Louise Léonard, nativa di Colmar, che sposerà nel 1912.

La coppia avrà una figlia morta dopo pochi giorni di vita, avvenimento che costituirà per Maigret e la moglie un rimpianto sempre accennato, ma sepolto nel loro intimo.



Louise è una brava cuoca, Maigret, anche se frequenta i bistrot, ama mangiare a casa. Si conoscono diverse ricette di casa Maigret, la più famosa Le Boef mironton.
Come si vede “tanta roba” non resa nota tutta insieme, ma a piccole dosi nel susseguirsi dei tanti romanzi. Da allora, se un autore decideva di utilizzare un commissario come personaggio detective, doveva inventarsi una dettagliata vita da sbirro per raccontarla ai lettori.

(III - segue)

 

 

domenica 13 agosto 2017

Sbirri (II)


Lo “sbirro” nel genere giallo
Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale
nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
II


E venne un uomo: Jules
Sorge una domanda a cui è bene rispondere: “Siamo sicuri che l’ottusità del poliziotto nel giallo classico sia solo un trucco narrativo per esaltare il geniale detective?”.
No, credo che sia anche frutto del contesto criminale dell’epoca. L’epoca vittoriana. Andiamo a guardare le cronache.


1827: William Hare e Brendan Burke,  noti anche  come "Assassini di West Port";   agirono come serial killer (17 assassinii) a Edimburgo,   dal novembre 1827 al 31 ottobre 1828. 
1830: Thug Behram,  ha seminato decine di morti prima di venir catturato.
1835: John Lynch fu impiccato nell'aprile 1842, era stato condannato per vari omicidi e rapina.
1843: Delphine Lalaurie, una commerciante di schiavi, sparisce nel nulla. Alcuni giorni dopo le persone che entrarono nelle rovine della sua casa trovarono 12 cadaveri con evidenti segni di tortura: i suoi schiavi, da lei ferocemente torturati.




1852:  la ghigliottina si abbatté sul collo di Hélène Jégado, una badante francese che avvelenava sistematicamente le persone per cui lavorava. In totale mieté 36 vittime.

L’elenco è molto lungo, tra un po’ toccherebbe a Jack lo squartatore per poi continuare fino ai primi del ‘900. E’ il momento di   fare  una   riflessione.


Ai  tempi della Regina Vittoria  le storie di efferati assassini volevano tracciare un quadro della società del tempo. Ovviamente solleticavano la morbosità del lettore ma ingeneravano profonda sfiducia nell’operato della Polizia.



In questo clima di morboso interesse per i delitti efferati (trucidi) in serie e di poca considerazione per le Forze dell’Ordine, nasceva il Cavaliere Auguste Dupin, un Super Uomo di massa ma anche l'archetipo, il padre, dei detective logici, coloro che svolgevano indagini usando il ragionamento logico deduttivo. A tutti gli effetti il babbo di Sherlock Holmes e il nonno di Hercule Poirot. Vi offro la chiave di lettura:   E.A. Poe era accanito lettore di cronaca nera, e seguiva, senza perdere puntata, i casi che già abbiamo raccontato. Era anche un geniale "Bastian Contrario" a cui piaceva prendere in giro l’ordine costituito. S'inventa così il racconto, logicamente paradossale, de I delitti della Rue Morgue. Per renderli anche ironicamente  irrisori, verso la polizia, e attrattivi per il pubblico, gli occorreva un investigatore eccelso.




La Guerra, quella “Grande”, aveva segnato profondamente la società europea e mondiale. La Francia, persa la sua Belle Epoque aveva bisogno di ritrovare fiducia. Non si poteva continuare a esaltare il detective estemporaneo e geniale, c’era bisogno di un uomo comune in cui i francesi si riconoscessero. Un uomo che faceva il poliziotto.



Nel 1929 Georges Simenon, un genio della letteratura prestato al genere giallo, per ridare fiducia a se stesso e ai francesi, s’inventa il “poliziesco”, nasce il commissario Jules Maigret, uno che ci sa fare. Pietr le letton è la sua prima indagine.