domenica 21 maggio 2017

I saggi del web


Il saggio del WEB
ovvero
il citazionista seriale
Ormai è chiaro: il WEB è una montagna ("la montagna") con innumerevoli antri, confortevoli grotte adatte ad ospitare i saggi che solitari meditano, ma non in silenzio: dispensano aforismi a pioggia 24 ore su 24!
Ebbene sì, la montagna partorisce innumerevoli topolini. Inoltre mettendo di mezzo il pensiero altrui pensato altrimenti: citazioni attinte dal pensiero di filosofi, scienziati, attori, calciatori, religiosi, scrittori, poeti, artisti e politici (che già, furbetti come sono, hanno attinto). La maggior parte sono metacitazioni! Penne di pavone usate.

Il problema è che la montagna, grazie alla rete si muove. Così i pochi saggi vengono comunque raggiunti da queste perle di saggezza fritta e rifritta. Loro, premiati d'averti scocciato insistono. E' il destino del citazionista seriale! Il flagello del WEB.


Oscar Wilde era un aforista indomito, anche autolesionista. Sparava aforismi a raffica e a volte, colpendo qualche potente, faceva male a se stesso. Molto male.
Un altro aforista famoso fu Arthur Schopenhauer, ma vestiva panni da filosofo, non da "diverso". Grazie alla sua tuta mimetica da saggio non si fece mai male, anzi brillò assai nei salotti.

Inutile citarli tutti, sono una legione e con nomi parecchio illustri. Terminerò la presentazione con l'aforista più famoso del secolo scorso: Snoopy.  I meriti del cane di Charlie sono indiscutibili. Ha un solo enorme difetto:  abbaia poco, perché pensa per aforismi.
Così facendo offre spunti (pallottole o corpi contundenti) a una pericolosa figura che, ormai da qualche anno, s'aggira nella rete: The Serial Aphorist.
Chi è costui o costei, forse le fanciulle sono addirittura la maggioranza? Userò allora il neutro maschile per semplicità e per non incappare in diatribe di nessun "genere".
E' un parvenu di Facebook o di Twitter, ma, i più scaltri (lo si nota) non di internet: costoro vantano una lunga militanza nella posta elettronica dove si erano allenati, in chat, ad offendere gli interlocutori. Vantano anche qualche espulsione (sono stati "bannati"). Ora hanno messo la testa a posto, per dimostrarlo (o son mosse diversive?) fanno citazioni colte. Nel loro piccolo brain pensano che siano meta offese che solo il destinatario subisce, mentre gli altri, estasiati, mostrano, a colpi di i like, apprezzamento. Purtroppo, tornando al cane più famoso di Rin Tin Tin (e di Rex e Lassie messi insieme), non ne coglie l'ironia, spende frasi a vanvera e le parole di Snoopy diventano intollerabili pedanti sentenze!
Non basta questo per capire veramente chi è.  Occorre anche analizzare, scrutare e comprendere la  mappa del Grande Mare del Web.

Mappa di posizionamento per capire le rotte dei navigatori che si muovono nei Social Network e nel Web in genere. Sugli assi cartesiani si va dal basso all'Alto interesse per il contenuto (x), e dal basso all'Alto interesse per la relazione (y). Gli archetipi (o i personaggi) che si aggirano nei loro riquadri d'elezione sono il Turista, il Navigatore, l'Eroe e l'Attore. LinkedIn, e anche Anobii, si collocano nella zona rossa a destra.
Gli  archetipi:
Turista: ha pochi interessi per tutto, forse sarebbe meglio definirlo "membro per caso". Non disturba, avoltesi associa per poco tempo, poi sparisce, altre volte appare intensamente per pochi mesi, sparisce per altrettanti, poi riappare. Presenza intermittente.
Navigatore: coltiva precisi interessi per i contenuti e li cerca in ogni nodo della rete, ma passa e va, al massimo mette un segnalibro, ma chissà se tornerà?

Eroe: è imprenditore del suo sapere e delle sue relazioni: cerca persone che sanno me vuole scambiare idee. Ha interessi molto forti per i due aspetti. Spesso ha cattivo carattere: non sopporta gli attori.

Attore: è solo motivato dalla relazione, cerca un palcoscenico dove interpretare chi non è! Improvvisamente arriva nella zona rossa e s'intromette in discussioni che non sono alla sua portata, ma all'inizio convince: sa recitare, interpretare bene un "di sè altro" che non è mai stato e che non sarà mai. Un bravo istrione, insomma. Dopo un po' diventa noioso e la sua mania di protagonismo fastidiosa. Da cacciare con lancio di pomodori marci e uova bogliole. Viene "bannato"!

Io credo, ma non ho certezze (in rete vale il detto taroccato: Dubito ergo sum!), quindi non sono convinto del tutto, che ci siano due possibilità. Ma non sono il bivio tra il bene e il male, sono tutte e due sentieri penosamente piccini, dove i pisseri si accalcano!
La prima,  che The Serial Aphorist sia un attore pentito (anche frustrato) che ha deciso di fare il turista. Si è dato un ruolo più tranquillo, le "bannate" l'hanno cambiato, non forgiato. Diciamolo, coi suoi aforismi resta comunque un gran rompiglione!
La seconda, che sia un turista che, subdolamente, prova a diventare attore. Mette aforismi per insinuarsi e farsi notare; un tentativo "pissero" di captatio benevolentiae che però, spesso e volentieri, accumula "piacini".
Nessun dei due tipi mi garba. Li detesto. Inutile ispirarsi a Oscar (il primo) o a Arthur (il secondo). Per me resteranno sempre persone senza spessore e senza qualità. "Chi usa il pensiero altrui per esprimere idee od opinioni, testimonia di non averne di proprie"! Chi l'ha detto? Io, che mi fregio di un "Oscar" senza esserlo, quindi il peggio del peggio! Ma almeno l'aforisma è made in Montani.

La chiave d'interpretazione del bonsai...



La chiave d'interpretazione
del romanzo noir  bonsai




I termini "soft boiled" e "romanzo noir bonsai" sono stati da me "inventati". Devo ai lettori una spiegazione.


Un romanzo noir bonsai sta a un romanzo della letteratura di genere giallo "soft boiled" (ironica, altre spiegazioni le ho già date in passato), come un haiku sta un'ode della poesia sentimentale con vena scherzosa.
Un haiku ha solo tre versi per complessive 17 sillabe (5-7-5). Un romanzo bonsai è composto di tre parti  per complessive 7500 battute (circa) spazi compresi.

HAIKU:
Ben si sa, Bonsai
è piccolo, ma l'ombra
è lunga assai.

Entrambi le composizioni richiedono una grande sintesi di pensiero e d'immagine o di trama (a seconda di quale delle due). Il soggetto dell'haiku è spesso una scena rapida ed intensa che descrive la natura e ne cristallizza dei particolari nell'attimo presente. Il soggetto del romanzo noir bonsai è una situazione paradossale ed estrema. La concisione dei versi (o della trama) lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, come una traccia che sta al lettore completare. Che sia "Lector in fabula!".

Se vuoi leggerli!



L'ombra del bonsai (10-III) - ediz. speciale


Sospetti
l'ombra del bonsai
10
La chiave elettronica
 



III
Riprese angosciato il suo triste cammino. S'era accorto d'amare la vita ed era venuto per seminare morte! S'era accorto che c'erano tante ragazze e doveva ignorarle, forse farne una mattanza, "Ma quelle non sono pecore, sono sinuose gazzelle!". Gli erano tornati in mente dei versi che aveva studiato a scuola.


" È, per bellezza, come una tenera gazzella, il cui pascolo conoscono gli asini selvatici, il cui sguardo timido, col capo a metà distolto, rende schiave le anime degli uomini!".
Allora non li aveva capiti e considerati noiosi, ora gli parevano stupendi. "Sto diventando schiavo di una visione?", si chiese, travolto da un rigurgito di radicalizzazione. "Le vecchie le volevi scannare sul posto, come pecore, le giovani invece le vorresti salvare?".
Era roso dal dubbio. Non aveva studiato in Italia, se no si sarebbe ricordato di altri famosi versi.
" S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui, torrei le donne giovani e leggiadre: e vecchie e laide lasserei altrui.".
Dopo altri dieci passi incerti, si fermò deciso: "Non andrò a Roma, vado dal capo e gli dico di sospendere: prima dello scoppio ho più di tre ore di tempo!". Il tempo di arrivare a Roma.
Riprese a passo affrettato, ormai era quasi al parcheggio. Vedeva l'auto. Si fermò di nuovo. "Non mi ascolterà, anzi mi scannerà di sua mano! Meglio andare alla Polizia". Decise di prendere l'auto e andare al primo commissariato, si ricordò di averne visto uno a Peretola. Se tutto andava storto poteva sempre imboccare l'autostrada, ma il suo desiderio era di andare a cercare la fanciulla del Missouri dal sorriso ridente. A rischio d'essere arrestato.

Dubbi e desideri spesso vanno a braccetto. Spesso, quando arriva il ricordo, si confondono per confondere chi li nutre. Mentre tirava fuori di tasca la chiave dell'auto, si ricordò di un altro suo desiderio: fare il poliziotto. La delusione della sua vita aver fallito la selezione: non aveva riconosciuto i colori dei semafori nel quiz con le illustrazioni! Quel fallimento aveva cambiato la sua vita: era stata la spinta a passare dalla parte del terrorismo. "Gli stronzi! Mi guardavano come un appestato ... avevano anche detto che ero ..?". Mentre azionava il telecomando per aprire la portiera se ne ricordò: "Daltonico!...". Non ne avrebbe mai conosciuto il significato, l'esplosione lo fece schiantare su una colonna del palazzo di fronte.

FINE

(10-III segue)

 

 

sabato 20 maggio 2017

L'ombra del bonsai (10-II) - ediz. speciale

Sospetti
l'ombra del bonsai
10
La chiave elettronica










II
Cinque minuti dopo scendeva nervoso giù per la rampa. Vide il posto, era libero. Rasserenato, parcheggiò svelto. Prese la valigetta, chiuse la portiera "con la chiave", mise la chiave nella valigetta e la chiuse. "Facile!".
La valigetta benché vuota, chiave a parte, gli pesava, gli scottava, lo ingombrava. Gli sembrava che la gente fissasse solo quella. Accelerò il passo.
Dopo soli dieci minuti   fu davanti al portone dell'Hotel Pensione Alba Blu, due stelle. L'ingresso puzzava d'olio di semi rifritto. Dovette suonare su un campanellaccio a molla posto sul bancone. Solo dopo la seconda volta arrivò un tipo da Calcio Storico, un armadio ispido vestito da cuoco, ma senza berretta, tanto era calvo! Si scrutarono senza una parola, solo uno sguardo d'intesa: dagli occhi alla valigetta e di nuovo agli occhi. Un battito di ciglia. La valigetta passò di mano. "Consegnata: me ne sono liberato!".
La strada per tornare a Piazza della Libertà gli sembrò più luminosa, gioiosa e amena. Venendo all'Hotel, Johnatan, notava solo vecchiette con lo sguardo bieco, puntato sulla valigetta. Ora s'accorse che c'erano anche ragazze in short o in minigonna che lo fissavano con interesse negli occhi. Una rarità occhi celesti, chiari, incastonati nella pelle scura!

Rallentò il passo: "Sono quasi tutte senza reggiseno!". Una carnosa, ma tonica lo attirò più di tutte. Azzardò un sorriso. La  bionda con lampi di rame, rispose con un radioso sorriso e anche con un "ciao". Lui vide solo il sorriso. L'accento,  probabilmente del Missouri, la rendeva sexy. Avrebbe dovuto, ma non trovò il coraggio. "Non socializzare!", parola del capo, anzi un ordine! Non la seguì.
Arrivato in Piazza Indipendenza, s'era già pentito: "Ma se andasse proprio là?". Si fermò e, seguendo la sua natura, si distrasse: le ragazze gli scorrevano accanto con una scia di mille profumi: lavanda, lillà, Chanel, mughetto, mandorla, Argan ... pistacchio? Quella: una morettina maliziosa, leccava un cono in modo provocante! Si mise seduto su una panchina per meglio godersi il passaggio di tanta beltà. Non sentiva i profumi, ma la vista era più stimolante! Si attardò insomma, non poco. "Non attardarti!". La voce del capo gli risuonò in testa come un gong. Scattò in piedi imbarazzato, neanche lo vedesse.

Aveva voglia di un gelato al pistacchio, ma riprese a malincuore a camminare verso il parcheggio. Le ragazze "primaverili" continuavano a sfiorarlo. Fu allora che ebbe un brutto pensiero. "Qualcuna di queste potrebbe essere alla stazione nel momento sbagliato!". Magari anche la ragazza del Missouri: il suo luminoso sorriso poteva spengersi! Si fermò di nuovo "Devo cercarla, almeno lei!...". Di nuovo l'eco, nella sua testa, della voce metallica del capo: "Niente tentennamenti: là fuori ci sono solo tante pecore! Non devi stabilire contatti o relazioni!".


 






venerdì 19 maggio 2017

Charlie Chan


A proposito di Charlie

Charlie è la "C" nell'afabeto fonetico della Nato. Era un checkpoint sul muro di Berlino. Si chiama così un personaggio dei fumetti, di cognome fa Brown. L'attentato a Charlie Hebdo ha fatto sì che tutti dicessero di chiamarsi Charlie... Charlie Chan è uno dei più famoso detective seriali del cinema.

E' pure famoso nei fumetti, alla radio, in Tv, in teatro e naturalmente nei gialli in formato libro, anche in quelli Mondadori. Credo che fare una recensione a un singolo film sia riduttivo. Come se si volesse recensire una singola striscia di Charlie Brown! Ieri sera mi sono gustato C.C. e il nemico invisibile. Il titolo originale è quello che vedete nella locandina: C.C. in London. Carlie è un cinese di Honolulu ma non sta fermo un attimo: Londra, Parigi, New York, Los Angeles, San Francisco... le sue mete. Lì svolge indagine di successo e è sempre più conosciuto e apprezzato da magnati col portafoglio ricolmo. Se no, come farebbe a girare tanto portandosi dietro la moglie e 14 figli?

Visto una sera sì e due no (senza esagerare), è amabile (gli aforismi sono disarmanti per ingenuità, ma carini):
. Intuizione femminile è come penna su freccia: porta al bersaglio.
. Teoria nelle indagini è come polvere su occhiali, nasconde verità.

Rilassante, fanciullesco a tratti divertente e, soprattutto, si respira l'aria di un mondo che non c'è più e forse non c'è mai stato. Quello che in Italia era chiamato "dei telefoni bianchi". Un mondo distratto, preso dai suoi egoismi, che voleva dimenticare la Grande Guerra. Non vide né le camicie nere di Roma, né quelle brune confezionate a Monaco di Baviera!