Soft boiled
Blog di letteratura di Oscar Montani, autore di gialli. Racconti suoi; film, libri e fumetti altrui. Tanti personaggi di carta, china, celluloide o digitali, vissuti o "viventi" in opere del genere giallo o noir (anche western). Tecniche narrative del genere. Commenti su fatti di cronaca nera o processi d'interesse criminale.
mercoledì 4 febbraio 2026
Serial TV - (1-28)
martedì 2 dicembre 2025
Il Gufo Giallo 155
Il Gufo Giallo
recensioni di romanzi gialli
Dove si mangia la nebbia
De Bellis&Fiorillo
Piemme
Giudizio n 152
Al “Lector in Fabula” è vietato entrare!
In Lector in fabula, Umberto Eco analizzava il tema dell'interpretazione testuale come essenziale lavoro che è compito e costume del lettore. E’ assioma del saggio che il lettore non è mai ingenuo (nato ieri, altrimenti non saprebbe leggere) e che cercherà sempre di mettere a frutto le sue esperienze di vita e le precedenti letture, il suo bagaglio esperienziale ed esistenziale, insomma! Il lettore si aspetta, nell’affrontare un romanzo (la fabula) una casistica di molto "non detto" e poco "già detto" che gli consenta una lettura particolare (la sua), insieme frutto della sua competenza e della "enciclopedia" di sensi epocali che cooperano per portare verso una direzione particolare di lettura.
Sono strenuo sostenitore di questa tesi e detesto le ridondanti descrizioni, sia dei personaggi che dell’ambiente. Ritengo che l’uso del non detto, faccia evitare il già detto. Si crea così uno spazio che il lettore può personalizzare, far suo, arricchendolo e rendendolo unico.
Ebbene, in questo romanzo mi sono subito scontrato con un eccesso di descrizioni dell’ aspetto dei personaggi, della loro gestualità, degli ambienti… insomma tutto è talmente preciso che risulta impenetrabile: il lettore è costretto a restarne fuori.
Un esempio: "Era alto poco più di un metro e sessanta, un maglioncino a collo allto color senape sotto una giacca di lana marrone, pantaloni di velluto beige a coste, grandi occhiali spessi che coprivano il viso rubicondo dominato da un grosso naso a patata con qualche capillare rotto. Sotto il riporto biondiccio, c'era un uomo che senza dubbio amava la birra..." Non credo che al lettore venga voglia di aggiungere il colore delle mutande! Lectori ingredi non licet!
Alla fine, il povero lettore, avrà anche letto un bel libro, ma non l’avrà fatto suo! Un bel danno!
Detto questo torniamo al libro, opear non trascurabile, ma, per onestà intellettuale, bisogna subito dire che De Bellis&Fiorillo, pur bravi e motivati, non sono paragonabili, neanche alla lontana, a Fruttero e Lucentini, che io, con infinita stima, amo chiamare La Premiata Ditta!
So che i due hanno scritto, e pubblicato, tre romanzi e forse il primo (questo si è involuto, chissà perché!) è già più leggero. Se qualcuno me lo presterà per un giorno darò un’occhiata alle prime cinque pagine (sono sufficienti per un giudizio sullo stile!), non lo leggerò, già è stato faticoso affrontare questo, e mi risulta meno quotato. Non sono un martire!
Vediamo insieme pregi e difetti (sì, perché come afferma Osgood Fielding III a chiusura del film A qualcuno piace caldo:“Nobody is perfect!”)
Pregi:
La protagonista, Alida Savich(*): originale e credibile
La trama: solida
Difetti:
La Proceduralità dell’indagine: dettagliata e, come già detto appesantita, da un eccesso di particolari, di movimenti, di cose fatte. Se si cuoce una pasta non c’è bisogno di descriverne il modo di cucinarla, tipo ricetta Giallo Zafferano!
La protagonista, Alida Savich(*): studiata a tavolino con professionale accuratezza, da risultare tanto realistica da rendere credibile il nomignolo “mostrino”. “Nomen Omen” dicevano i latini… No, non è simpatica.
La mancanza di ironia: tutto è troppo serioso… perfetto sempre, ma a volte palloso. Soprattutto quando, per bocca dei personaggi, si esprimono pareri sulla realtà.
I dialoghi: un tentativo fallito di caratterizzare i personaggi (troppi). Prolissi e inefficaci. Non utili ai fini dell'indagine. Malignità: sembrano predisposti per una sceneggiatura!
La lunghezza: eccessiva!
Voto ***/5
Potrà piacere a molti, ed è sicuramente un lavoro di pregio. Se il duo troverà
un editor autorevole nell'imporre la giusta elisione ("Tagliate!"), potrà fare di meglio.
(*) Da qualche anno, in contrapposizione con i detective del giallo classico (superintelligenti, sagaci, con un passato rimarchevole, solidi nel carattere e di cultura elevata) sono di moda detective sì intelligenti e sagaci, ma con un passato problematico e molta instabilità psicofisica. Esempi: Willander, Schiavone, Petra, e quasi tutti gli altri. Alida Savich mi sembra sia stata costruita a tavolino, dopo attento progetto e circostanziata ricerca, prendendo le tessere meno usate del puzzle, ma... pur potendo selezionare e scartare li hanno usati tutti! Viene il sospetto che presto la vedremo in TV...
Il Gufo Giallo 154
Il Gufo Giallo
recensioni di romanzi gialli
Sotto mentite spoglie
Antonio Manzini
Sellerio
Giudizio n 151
Ma si può: da 40-60 a 20-80!
Quando uno scrittore scrive per la TV (una produzione fiction in più puntate dai suoi romanzi) ha ormai venduto l'anima al Diavolo! E' infatti subito costretto ad adeguarsi alla regola del 40-60! Che cosa orribile: il "40-60"!
Con 40-60 s’intende la formula narrativa delle fiction
gialle Rai e altre reti) che bilancia elementi del giallo (40%) con elementi
relativi alle vicende personali dei protagonisti (60%). Ai tempi del
Commissario Maigret (Gino Cervi, anni ‘60) era 60-40, poi è degenerata.
Una quindicina di anni orsono Margherita Oggero (autrice dei gialli della Prof.
Camilla Baudino) da me intervistata a un festival, si definì "solo" soggettista della
fiction TV, mostrandosi molto critica sull’uso della formula da parte della Rai.
Altri tempi!
Ho appena finito di leggere (fuori pioveva!) Sotto mentite spoglie, l’ultima
indagine del Vice questore Rocco Schiavone . Non è stata un’impresa da poco:
546 pagine! Posso dire, ho fatto anche l’editor, che 450 sarebbero avanzate.
Sicuramente ne avrebbe guadagnato il ritmo e la suspence.
Il caso che affronta Rocco è complesso e, devo dire, ben congegnato
dall'autore, ma spesso ci sono pagine inutili che ti fanno assalire dalla noia.
In ultima analisi l’ho letto per affetto all’autore (ha scritto pagine
migliori) e per dedizione professionale alla materia. Non mi sono divertito, ma
comunque sono rimasto a leggere perché la storia lo meritava. Le vicende
personali dei comprimari invece no!
Capisco che ci sia da far lavorare (per la Rai) i bravi attori che recitano
nella fiction, ma esistono anche i lettori, occorrerebbe un po’ di rispetto.
Vediamo in particolare.
Trama: articolata e convincente, ma non ve la racconto perché troppo
complessa, commetterei un delitto di spoiler!
Scene d’azione:
troppo lunghe e dense di dettagli inutili che attenuano la suspence
Dialoghi: spesso noiosi e inutili, se dei comprimari sempre banali...
Intermezzi: da intervalli con le pecore della Rai tv negli anni '60.
Voto***/5,
Tre stelle, ma solo perché stimo molto Antonio Manzini, e perché sono sempre
dalla parte delle vittime (soprattutto se il carnefice è la Rai!!).
domenica 28 settembre 2025
Il Gufo Giallo 153
Giallo n. 150
Solo per “sedicenti” storici del giallo.
La “golden age” del giallo, sostenuta dalla Regina Vittoria e dai costumi fine ottocento che ancora persistevano all’inizio del secolo breve e maledetto (Guerra Mondiale, Fascismo e Nazismo) è passata e non può tornare. E’ meritevole la ripubblicazione delle opere di quel periodo, ma credo che siano utili solo a chi si occupa di storia della letteratura.
Inutile, per me, anche la prefazione “Amarcord” di Marco Malvaldi che precede il romanzo. Malvaldi non è un giallista, è solo un redattore mancato del Vernacoliere (mensile satirico labronico). Lo humor inglese del romanzo, pur datato, è “altra roba”, quindi il Marco farebbe meglio ad astenersi… ma come diceva il famoso polpo: “Che s’ha da fa’, pe’ campa’!”.
Da ragazzo, più fanciullo che adolescente, leggevo i Gialli Classici (rigorosamente Mondadori), li amavo, ora non mi piacciono più che tanto… anche Zia Agatha ormai mi lascia perplesso e Poirot m’innervosisce. Tollero solo Miss Marple perché mi sembra poco vittoriana e perciò mi sta un tantino simpatica.
Ho riletto, per dovere professionale, questo “romanzetto” appena rieditato, che già 65 orsono mi aveva lasciato perplesso.
Ma torniamo al testo, un po’ di trama non guasta.
“Siamo ad Oxford, autunno 1938. Il poeta Richard Cadogan giunge perigliosamente nella notte ad Oxford e, mentre vaga a piedi nelle vie della città universitaria, spinto dalla curiosità entra in un negozio di giocattoli la cui porta ha trovato stranamente aperta. Al secondo piano del negozio Cadogan si imbatte nel cadavere di un’anziana donna, accanto alla morta trova un biglietto con un numero di telefono. La donna è stata uccisa, strangolata con una corda sottile. Le indagini di Cadogan vengono bruscamente interrotte da un colpo alla testa che fa perdere i sensi al poeta per alcune ore. Al mattino l'uomo si ritrova chiuso in uno sgabuzzino, ma riesce ad uscire dal negozio attraverso una finestrella per recarsi al più vicino posto di polizia…. Nel successivo sopralluogo fatto insieme alla Polizia si scopre che il negozio non c’è più!” Sparito, cadavere compreso...!
Come vedete la trama è tipica dell’epoca, solo un po’ esagerata… di solito ci si limitava a non ritrovare il cadavere!
Ma il romanzo è tutto giocato sugli eccessi. Prolisso, barocco, ingenuamente paradossale ed esuberante. Anche questo lo rende datato. Non ne consiglio la lettura a meno che non vogliate, come il Malvaldi, fare “amarcord”.
Voti:
1/***** se letto per diletto (da evitare)
4/***** se letto per studio (premio alla carriera)









