giovedì 22 settembre 2022

 PETRA II

"Mi ricordo di Petra quella volta a Barcellona... no, non era Barcellona, non era Petra e non era neanche quella volta lì!" 

Premetto che sono un fan di Petra Delicado, per cui non sono né credibile, né da prendere sul serio!

Sky, implacabile, dopo aver sputtanato il Bar Lume ora sta demolendo Petra. Non la città dei  Nabatei, si sarebbe già opposta l'Unesco, ma Petra Delicado l'ispettrice spagnola ideata da Alicia Gimènez Bartlett.


 

Ieri sera mi sono visto (solo per dovere professionale) la prima puntata della seconda serie della fiction dedicata a Petra. 

 


Era tratta dal romanzo Serpenti in Paradiso. Capisco che ridurlo a soli 90 minuti sia un lavoro difficile, ma le sforbiciate e poi la farcitura (avendo tagliato troppo) con improbabilefatti personali di Petra per ravvivare un po' la vicenda, mi sono state insopportabili. Devo anche capire perché sia ambientata a Genova, ma è un fatto secondario.

Purtroppo Alicia, tace. Contenta lei! La vera Petra (ma esiste?) non lo sarà, ma Sky su queste cose è insensibile. Da parte mia, assolti gli obblighi professionali di necessaria conoscenza, in futuro mi asterrò!

 

P.S. L'unico credibile, è il Firmin italiano (Antonio Monte interpretato da Andrea Pennacchi), si vede che ha studiato! Bravo.


 

lunedì 19 settembre 2022

 

Personaggi di carta

cinque figli davvero unici 


 

Mariotto Casadei

Raimondo Santo Severi

Idamo Butini

Bertuccio (Berto de' Bardi)

Corto (Costante)

 

Una presentazione dei miei personaggi seriali

(II)

 

Raimondo Santo Severi


 

Età: Tra i trentacinque e i quaranta 

Abilità: Professore di fisica nel Laboratorio di Pisa e medico (non esercita).

Ideali: In quanto scienziato è interessatoa scoprire sempre le cause di un fenomeno ed è attratto dalle novità tecniche dell'epoca. 

Epoca: 1799-1804.

Luoghi: Pisa, Montevarchi, Prato, Firenze.

Figlio illegittimo,  diciamo pure bastardo, di un potente nobile che si dedicava alla scienza, anche occulta, non poteva non diventare professore. Il padre infatti, dopo avergli dato una raffinata istruzione di base, lo affidò a Carlo Alfonso Guadagni primo direttore del Laboratorio di fisica galileiana a Pisa.

 


 Fa il professore con passione e impegno e tanto gli basterebbe, ma il Granduca, minacciato da Napoleone, lo chiama per una delicata missione di spionaggio nel Valdarno superiore, dove i francesi, sbarcati a Livorno,stanno per arrivare. Entra così a far parte della rete spionistica granducale che lo porterà anche a Prato e poi a Firenze.

Spia suo malgrado, ma sempre pronto ad onorare gli impegni sia che sia presi che comandati, ne esce sempre con brillanti esiti. nelle sue indagini, sui delitti che è costretto a inquisire, applica di fatto il metodo galileiano.

Ha un passato tranquilli e tale vorrebbe fosse il suo presente e forse anche il suo futuro. Ma le novità, soprattutto se legate alla scienza e alla tecnologia, lo affascinano. Mostra così un notevole spirito di adattamento a situazioni inusuali e a volte pericolose.

Non fa tutto da solo, la rete delle spie è sempre presente e può pure contare su amici fedeli e pronti a tutto.

 

Romanzi in cui potrete conoscerlo:

Morti da salotto : Caosfera  editore- 2019   

Le spie del vapore - Caosfera  editore - 2022   

Le Madeleine di Scuderi -   (in editing)

domenica 18 settembre 2022

 

Personaggi di carta

cinque figli davvero unici 


 

Mariotto Casadei

Raimondo Santo Severi

Idamo Butini

Bertuccio (Berto de' Bardi)

Corto (Costante)

 

Una presentazione dei miei personaggi seriali

(I)

 

Mariotto Casadei


 

Età: Tra i ventisette e i trenta

Abilità: Varie e variegate, preziose per l'epoca, ma non ama usarle se non al bisogno!

Ideali: In quanto bastardo è segnato da una passato enigmatico ed è attratto da un futuro elusivo; non ha che una scelta: il presente dell'azione. 

Epoca: 1620-1630 

Località: Montevarchi, Firenze e Roma

 

Come si può capire dal cognome (Casadei) è un bastardo. Ma a quei tempi essere bastardo poteva   essere più un vantaggio che una disgrazia. Se il padre era ricco e potente, nonché responsabile, il piccolo bastardo veniva fatto studiare per dargli uno stato sociale al di sopra della plebe popolana. Mariotto ha molto studiato: è avvocato con licenza di tutelare accusati in tribunale, è pure sopraffino speziale, molto abile con le polveri e i colori. 

 


Sa anche tirare di scherma ed è molto bravo con la scrittura e la poesia, ma non ha molta voglia di darsi da fare e di apparire. Preferisce vivere alla giornata, meglio se movimentata.

Per questo s'è messo a fare il preparatore di colori al giovane pittore Giovanni Martinelli, con cui è subito diventato amico.

Nonostante la sua ritrosia a mettersi in mostra, sono gli altri, i notabili e i potenti, a capirne le potenzialità. Sarà così nominato prima Vicario di Polizia, successivamente Emissario (spia) del papa Urbano VIII e infine giudice del Tribunale Granducale.  Vestendo questi panni dovrà indagare su terribili delitti. Sarà costretto ad  eccellere: risolvendo questi misteri dimostrerà acume e, risolto il caso,  sottili arti diplomatiche.

Romanzi in cui potrete conoscerlo:

Picari Bastardi I : Il pegno senza presto  - éffigi editore- narrazioni  - (in stampa)

Picari Bastardi II : Il tempo d'una candela mozza - éffigi editore - narrazioni (in preparazione)

Picari Bastardi III : Vizi di famiglia - éffigi editore - narrazioni (progetto in atto)

 

martedì 2 agosto 2022

 

I mestieri scomparsi

appendice a:


Album fotografico
(III)
del lavoro nel Valdarno  (Montevarchi 1924)
 
Negli anni '20 del secolo scorso Montevarchi era città fortemente industrializzata . Migliaia di omini e donne lavoravano nelle fabbriche.
 
Operaie stiratrici nel cappellificio La Familiare. L'industria del cappello (che aveva sopravanzato le filande) impiegava, all'epoca, qualche migliaio di persone. Lasciare la filanda per passare a un cappellificio era considerato un  progresso sociale.
Nonostante questo qualche filanda della seta continuava ad operare: donne al lavoro in una filanda.
 
Ovviamente questo generava un indotto. L'indotto era variegato. Vediamo di passare in rassegna  mestieri oggi scomparsi.
 
1. Il tramviere.  
 
Evoluzione tecnologica: La Tramvia del Valdarno. Guardatelo: Ha una marcia in più! Magari suo babbo era ancora vetturino, ma lui era fiero  di condurre un mezzo così veloce e moderno: Allora, sprezzante, guardava "dall'alto in basso" o fischiava forte ai vetturini o fiaccherai per chiedere strada.
 
2. Il Vetturino
 
 
Come carrozza era in voga il bàghere, la tipica carrozza leggera (trainata da un solo cavallo) del Valdarno. Nonostante l'avvento della Tramvia Valdarnese, prima e della SITA poi, sopravvivevano decine di carrozze. Assicuravano il servizio per i camposanti o per i borghi "traversi" rispetto alla statale 69: Caposelvi, Ricasoli, Mercatale ...
 
3. Il barocciao

Nelle campagne niente bàghere! I mezzadri, per gli spostamenti, con carico pesante, usava il "mezzo proprio": il baroccio trainato da buoi. Un po' lento, ma capiente e sicuro. Il freno agiva grazie alla "martinicca", sulle ruote di dietro, da cui il detto "tu sei più indietro della martinicca!


Il baroccio veniva anche affittato per trasporto merci.  (per far più carichi si trasformava in "veloce", facendolo trainare da  un mulo) Serviva anche per il trasporto delle merci: rena, legna da ardere, mattoni, prodotti agricoli... Qui uno che carica la rena estratta da un renaiolo sul greto dell'Arno.
 
4. Renaiolo. 
 
 
Duro lavoro spalare la rena e poi vagliarla in tre o quattro  livelli di grandezza: quella più fina, per l'intonaco, valeva di più!
 
5. Il cordaio



Operavano lungo i bordi dei torrenti (per l'uso dell'acqua). Grandi ruote (girate a mano) per torcere le corde. Nei campi si coltivava canapa, per le fibre delle corde, non per le "canne"!

Il gesto sapiente e attento del cordaio. Intreccia le fibre mentre il garzone, più giovane e aitante, ma inesperto, muove la ruota...

6. L'impagliatore

Le sedie del popolo avevano la seduta di paglia intrecciata. Piccole strutture artigiane le costruivano e le riparavano. La paglia richiede manutenzione. Non era un mestiere facile, provare per credere! Oggi non si trova nessuno capace di rimpagliare una sedia.

7. L'arrotino, 

 

Girava con una bici attrezzata di mola azionata dai pedali. Provvedeva a tutte le lame: falci, forbici e coltello.

   
8. Il pellaio
 
 
Ci sarebbe anche  il "pellaio", ma non ho foto. Vi propongo allora questa foto, negli anni '50 questa scena l'ho vista..
La "brava massaia" sta scuoiando un coniglio sotto lo sguardo attento del gatto (riceverà qualche pezzo d'interiora). Poi infilerà nella pelle quegli stecchi fino a tenderla e la lascerà seccare al sole. Due o tre giorni dopo la venderà al pellaio (arrivava al grido di "donne c'è il pellaio" e offriva due lire e venti, nel '35; ai miei tempi 125 lire trattabili) che poi la porterà al pelificio... il pelo finiva poi al cappellificio. La pelle dopo esser stata rasata, veniva trinciata a strisce (vermicelli): serviva per concimare gli olivi.
 
9. Il castrino
 
A Natale era tradizione mangiare il cappone. Per farlo occorreva a settembre castrare dei galletti. Per farlo bene occorreva un professionista dotato di un coltellino affilato come un bisturi. Spesso era una matura massaia, la stessa che sapeva togliere la pipita ai polli.

10. Il maniscalco
 Maniscalco - #RomaCreArtigiana - web portal
 Sia cavalli che bovi dovevano essere ferrati. Era il gommista dell'epoca. Lavorava con una struttura in legno adatta a tener fermo l'animale.
 
11. Il materassaio
 
A fine estate c'era da ribattere e ripulire le materasse. Dalla mattina a lla sera completava il lavoro. Che bello dormire in un marerasso soffice e accogliente appena ribattuto!
 
12. Lo stagnino
 

Pentole, tegami e padelle con un buco o coil manico rotte mica si buttavano. C'era ch i le riparava!

13. Il pesciaolo
 
La pesca in Arno era spesso abbondante. Lasche, anguille, barbi... la mattina passava il venditore di quel pescato.

14. Il venditore di renino 
 
Nei nostri colli (parlo di Montevarchi e soprattutto del Colombo) c'è rena fine di quarzite (renino). Nel dopoguerra si usava ancora, insieme alla pietra pomice, per rigovernare tegami e scodelle... 
 

(Appendice a III _ torna a III)