domenica 18 dicembre 2011

Il gufo giallo (14)

Rubrica letteraria

Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli
libro n. 14

La donna della domenica


Fruttero& Lucentini

Mondadori


Postilla alla recensione di quasi cinque anni fa (oggi 15/8/2016, ieri 18/12/2011)

L'ho ripresa in mano, questa pietra miliare del giallo italiano, ed ancora qualche capitolo mi ha affascinato.
Santamaria (al contrario di Mastroianni nel film, è più marpione di quanto non ricordassi: effetto della pellicola?
Quella Torino lì è ormai da reperto sotto formalina: roba da studiosi di storia del costume, e anche poco credibile.
Resta intatta l'abilità narrativa e affabulatoria del duo F&L. Sublimi anche nel montaggio cinematografico della storia.
Il tomo risulta però troppo lungo e i dialoghi (usati con abilità per l'introspezione)non sempre fanno il botto.
Ho rivisto anche il film (per dovere di docente): non ha reso un buon servizio al romanzo.



Prima che ci fossero Montalbano e Vigata


Siamo a Torino, il commissario Santamaria conduce l’indagine sull'omicidio dell'architetto Garrone, un piccolo faccendiere che conduce una vita di squallidi espedienti a margine della Torino "bene".

E’ considerato un classico, uno di quei libri che non si può non avere   nella libreria di casa. Gli appassionati di gialli ne riconoscono il ruolo decisivo che ha giocato nel rinnovare e valorizzare un genere letterario che nei primi Settanta stentava a decollare sul fronte italiano.   Fruttero e Lucentini, astuti traghettatori, hanno agevolato il passaggio del giallo italiano dal ghetto della sottocultura ai piani medio alti della letteratura. Non fu facile, quando il romanzo uscì, la critica istituzionale non fu tenera, anzi lo liquidò con il solito snobismo e naso arricciato. Il film, molto pasticciato e con una locandina orribile (come si fa a puntare solo sul fatto che il corpo contundente era un fallo di pietra!) di certo non l'aiutò.

La riparazione,  negli anni successivi, fu persino ridondante tanto che i lavori successivi della coppia “dalle uova d’oro” risultarono via, via  sempre più imbarazzanti. Ancor oggi però non si contano le lodi tributate dai letterati consacranti. I lettori, consapevoli del genere,   compresero subito le rare qualità del romanzo: esempio di narrazione nobilmente leggibile, con un gioco ininterrotto di ironia e leggerezza. Nessuno di loro pensò che si trattasse di Foscolo&Manzoni.
Il commissario Santamaria  non è brillante come il Salvo nazionale, svaria parecchio e arriva alla soluzione del caso attraverso un proverbio piemontese. Gli ruotano attorno numerose   figurine, delle più diverse estrazioni sociali: sono la parte più gustosa del romanzo. Ricordo le anziane sorelle Tabusso, rintanate con la domestica nel loro casolare in collina, assediato dal traffico di prostitute e clienti; il gallerista Vollero che, pur temendo di essere scoperto dai suoi clienti, si rifornisce di cornici ad un ingrosso e l'americanista Bonetto, intellettuale immaturo. Per tale ricchezza di personaggi e per la profondità dell'analisi psicologica il romanzo traccia un vivido ritratto della società torinese.
La trama funziona ancora, ma da allora ne è passata d’acqua sotto i ponti di Torino.
Totale: ***1/2/5

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