venerdì 20 gennaio 2012

Il gufo giallo (30)

Rubrica letteraria


Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli
Libro n. 31

L’uomo dei cerchi azzurri

Fred Vargas
Einaudi



Disegni col gesso azzurro
Il primo romanzo con Jean Baptiste Adamsberg. Con lui, fa la sua prima apparizione  anche il suo braccio destro Danglard. La Vargas reinventa la figura dell'investigatore: Alcuni sostengono che ricorda due suoi illustri predecessori,  Colombo e Maigret: un mix. Ma il XIII arr. di Parigi non è Montparnasse e nemmeno L.A., anche se la Gare d'Austerlitz può trarre in inganno. 

Credo pure che chi l’ha detto non voglia bene ad Adamsberg e neppure agli altri due. Ma via: Adamsberg veste male, ma non segue un filo di logica abduttiva come il tenente. Maigret poi! Fine psicologo, razionale,  umano e monogamo. Jean Baptiste è piuttosto asociale e dai facili costumi. E’ però un personaggio unico, anti-razionale, flemmatico e filosofico che raggiunge il cuore dei crimini solo in virtù di una calma quasi zen che solo lui sembra possedere. I suoi aiutanti, tutti, lo osservano dubbiosi mentre “spala nuvole”. Lo osservano allo stesso modo anche i lettori che non hanno letto questo romanzo. Sì, in ogni romanzo dove compare Adamsberg bisognerebbe scrivere un’avvertenza: “prima di leggere disegnare un po’ di cerchi azzurri”!
Che dire di questo romanzo. Il meccanismo giallo è molto macchinoso (come sempre nella Vargas: o così o pomì!) e la soluzione (per gli appassionati di gialli) non tanto digeribile. Nella prima parte ci sono anche un paio di cambiamenti di rotta con vistosa soluzione di continuità... ma di questi forse se ne accorgono solo quelli del mestiere e non sarò io a sottolinearli.
Però, però,  ci sono questi due meravigliosi personaggi che s'incontrano, si studiano, si annusano, girando intorno, sul bordo di tanti cerchi azzurri fino a formare una coppia d’impareggiabili segugi... solo questo fa salire il livello della storia e rende interessante la lettura.
Un gran libro, che è piaciuto di più ai non appassionati di gialli. Lo vendono come giallo; non è colpa della Vargas, lei per quanto si è sforzata non riuscirà poi a egualiare la tensione emotiva ed empatica che troviamo qui. Peccato perché questi due avrebbero meritato grandi solide trame e non fantasiose storie che, coi loro eccessi gotico barocchi, nascondono semplici delitti... sì, perché, come afferma l’autrice: “Il delitto è semplice”. Il delitto, le sue trame, no.

Totale: ****/5

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