giovedì 8 dicembre 2011

Galleria gialla (05)



n. 5
Vincenzo Biagini
(figlio di Elena Torre)
Biografia essenziale
Nasce a Viareggio. Vanitoso com’è, non ama dire quando; frequenta l’asilo e le elementari in un istituto di suore e subito fa parlare di sé.  In un lontano febbraio infatti veste la statua della Madonna da Burlamacco … frequenta il liceo scientifico, l’unico a organizzare la mascherata per carnevale. Dopo le superiori, parte militare. Al suo ritorno entra in polizia. Dopo una lunga permanenza nella capitale lavora insieme all’amico e collega Gerico sotto copertura permettendo arresti eccellenti nel traffico di armi. Rimane a Roma per un altro lustro poi dopo un’importante inchiesta lui e Gerico vengono trasferiti  in Toscana. Gerico a Prato, Biagini a Viareggio.
Carattere e psicologia
Linguaggio colorito, anfibi, una spessa cintura di pelle;  pistola nella fondina ascellare ed una di scorta alla caviglia. Accessori irrinunciabili: capiente marsupio, macchina fotografica digitale, un pacchetto di sigarette e lo zippo. Equilibrio tra vizi e virtù; mangia in modo frugale, non disdegna la cucina tipica di osterie o taverne. Riesce sempre a trovare il lato comico delle situazioni; quando è nei guai fino al collo ricorre al suo innato istinto di sopravvivenza. Persona che in una compagnia non dovrebbe mai mancare; inconsciamente forse lo sa: si fa desiderare e accumula  ritardi storici. S’è creato così il mito del “distratto”. Single convinto, forse coatto: vedendo il suo appartamento in perenne disordine, c’è da domandarsi quale donna potrebbe abitarci. Le donne a Biagini non mancano e, benché non ne faccia vanto, è un uomo molto corteggiato sia da giovani avvenenti che da signore in vista. Crede nell'amicizia più che nell'amore ed è sempre pronto a combattere in nome di un ideale.
Abilità
Sa di avere molti difetti, ma non cerca di sembrare  migliore o diverso da com'è. All’inizio amava restare solo sul luogo di un delitto, a respirarne l’aria (in realtà ci fuma!) e osservarne  ogni dettaglio (Racconto L’arco ogivale): così è nata la fama di “sensitivo”. Un’aura di mistero che, sbeffeggiata dalla concorrenza (Carabinieri), rappresenta un atout con le fanciulle. In realtà raccoglie una gran massa di dati: registra nella sua memoria e  fotografa con la  digitale la scena del crimine: dopo un po’ passerà all’analisi. Negli ultimi tempi (Romanzo E3 - Romano editore) ha cambiato molto, s’è fatto più dinamico, forse perché si lascia trascinare fuori dalla Versilia dal collega d’avventure, il carabiniere Puccinelli.
Metodo.
Intuitivo/deduttivo. A freddo, in ufficio, controlla il materiale raccolto e usa le sue impressioni come cartina di tornasole. Dal mare delle informazioni e delle immagini un particolare apparirà più nitido degli altri: da lì parte per impostare le indagini.

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