lunedì 10 marzo 2014

Riflessioni sul noir (V)

NOIR: dai romanzi ai film
Lo vogliamo considerare un aggettivo per tutte le stagioni
o è bene fare qualche distinzione?
Riflessioni semiserie.
Parte V
 
Sulle tracce (o vestigia) del post noir

Tutto passa, anche il post noir, che è durato meno del previsto. No, è che c'è sempre stato e non ce ne eravamo accorti! Non ci credete? Per meglio spiegare ciò che ho detto (e che dirò) e per dimostrare che l’operazione del manifesto post noir è  marketing di bassa lega, Vi racconto un esperimento e poi passiamo a una demo. Tempo fa (mi scuso di usare farina del mio sacco), ho pubblicato il romanzo La ragazza dello scambio (Romano editore). Per ne era un romanzo tout court, ma come vedete dalla copertina, l'editore ci ha messo del suo per farlo apparire un noir.




In effetti: storia noir, anime tormentate, scoperta di loschi traffici della provincia, ma poi tutto continua, come prima ... Mi è preso un dubbio. Sul manoscritto ho taroccato la copertina attribuendo l'opera a Scarlet Red (Rossella Rossi) e l'ho fatto leggere a un esperto di letteratura gialla. L'accademico ha sentenziato: si tratta di un bel post noir! Bingo! Non vado oltre, potrei essere accusato di cripto pubblicità. Neppure voglio mettere una scritta: questo post contiene, volutamente, inserti pubblicitari!
Passiamo alla demo, andando a esaminare alcuni aspetti delle storie di Emiliano Gucci. Ho scelto un giallista minore (tra l'altro pentito: ormai s'è dato, con successo, alla narrativa pura), al di sopra di ogni sospetto (anche se è mio amico). Lo posso indicare, per utilità didattica e probatoria, come  autore "proto post noir"! I suoi racconti e romanzi, infatti, sono stati scritti in tempi non sospetti, prima dell’affissione del manifesto del post noir. Molto prima. Sono vicende dense di suspense, una suspense molto particolare dove si avverte il gracidio della rana in pentola...




Non aspettatevi la Nacked City! Un film, tra l'altro, ascrivibile al post noir, eppure è stato girato nel secolo scorso! Le storie di emiliano si svolgono in luoghi che fanno parte della geografia noir, hanno una sceneggiatura molto cinematografica: i posti, il lettore, “li vede”. Sono luoghi adatti per scene hard boiled, ma, come ho sottolineato, non c’è la skyline di New York, né l’aria pesante di Los Angeles: siamo in Italia e in provincia. Nonostante ciò l’atmosfera si fa subito, fin dall’inizio, greve. Come quando nell’aria, in una giornata incerta, s’addensano le nubi. E’ incerta e grigia come tante altre, ma qualcosa te la fa sentire elettrica, sempre di più fino alla tempesta. Questo lo avverte solo il lettore, il personaggio non se ne accorge, continua per la sua strada: fino a fare la fine della rana bollita.
Di Emiliano Gucci, sospettato d’essere autore post noir senza saperlo, abbiamo analizzato il romanzo Un’inquilina Particolare (Guanda),





il racconto Ballere e pasticche  pubblicato in Delitti di provincia (Guanda) e il racconto Razza di faccenda da Città in nero (Guanda).
Il lettore si accorge subito che qualcosa non funziona (meccanismo tipico dell’innesco della suspense); il personaggio, sia che narri in prima persona, sia che venga raccontato, invece non se ne accorge. Soprattutto non si accorge che è proprio nel continuare a fare le stesse cose che consiste la sua perdizione: è una rana bollita.
Le storie di Emiliano non sono gialli classici, ma parlarne più che tanto sarebbe un vero delitto. Cercherò allora di fare degli spot puntando il riflettore sui personaggi.
L’inquilina particolare: Giovanni, nonostante gli accada qualcosa di eccezionale, continua la sua vita e nemmeno l’arrivo di Lù lo scuote: “Avevo in casa una transessuale gigantesca, tossicodipendente e galeotta, che faceva marchette e corrompeva poliziotti. Non ero mai stato accanto a tanta illegalità messa tutta insieme, eppure non bastava a spaventarmi.”




Ballere e pasticche: Augusto, in quella Montecatini, dove c’è tanto mercato di fanciulle e pasticche, ci vive alla grande, come un ragno nel nido. E’ in qualche modo “arrivato”, ma non sa d’essere al capolinea. Un moto di amore filiale, cosa ci sarà di più normale, lo inguaia.
Razza di faccenda: Guido vive tranquillo a Prato. Lavora e ha una casa, non bella, né in zona buona, ma vuole continuare così. Pensava a se stesso con un certo egoismo e non s’era accorto che era circondato dai cinesi.

I luoghi


Periferie, perlopiù grigie o piovose, luci scavate nel nero (le due immagini sono la Bologna di Vittorio Giardino: anche lui un autore "post noir"?),   palazzoni che “danno la nausea”, invasi da cinesi che cucinano male, lo si sente da quel “puzzo strano” per le scale. Ma anche Firenze, quando ci si va in giro, non mette allegria: il treno è “lercio e sgangherato”, alla stazione “le scale mobili non funzionano mai”, e le scale dal parcheggio sotterraneo sono “un budello misero”, quasi ovunque c’è “cattivo odore”, le addette alle pulizie hanno squallide “tute fucsia”, …




Sono luoghi del noir? Certo, se siete stati a Firenze in treno di recente sapete che sono luoghi molto reali. Prato, di Razza di faccenda, non è meglio. La trama col movimento a spola dei personaggi (Guido, i naziskin, ma anche i cinesi vanno e vengono) è dentro la trama del racconto. Via, via che il racconto, come un telaio, va avanti Prato diventa sempre più inquietante.
In Ballere e pasticche invece i luoghi di Montecatini (ma anche i tempi) sono descritti a spirale, un tornado, nell’occhio de ciclone (la zona calma) c’è l’ippodromo: l’unico posto dove tutto è bello e dove possono succedere cose meravigliose … se restassero confinate lì!

La suspense

Il meccanismo che Emiliano Gucci costruisce è sottilmente avvolgente, quasi una subdola trama di ragno. Non angoscia il personaggio, angoscia (giustamente) solo il lettore. La suspense nelle storie di Gucci funziona, diventa uno stato d'animo del lettore, lo stato d’animo del “suo” lettore. Uno stato d’ipnosi che l’autore rispetta, cura con attenzione nei particolari, senza interrompere, senza “spengere la luce”, soprattutto senza mai un abuso. Gucci in questo è magistrale. I suoi personaggi sono immersi nella routine. Guido: “Ogni giorno puntava la sveglia alle sette” oppure “Si fermava sempre a comprare il giornale”…
Rodolfo: “Amava camminare a piedi” ed era contento di stare a Montecatini dove “i sogni non morivano”.
Giovanni: all’inizio, la ragazza l’ha mollato ed ha un grosso problema “La mia psoriasi, che infatti saliva ai massimi storici”. Quattro anni dopo, nonostante il fatto accaduto nella piovosa periferia di a Bologna, sembra tranquillo: “Stavo preparando un battuto per condire la pasta”.
Sono tutti inconsapevoli rane in bollitura! Gucci mette i suoi personaggi in una pentola, accende un fuoco lento, ma che cresce, a poco a poco, e li lascia bollire. Il lettore ovviamente se ne accorge e se ne angoscia.
Emiliano Gucci le sue storie le ha scritte anni fa e sembrano proprio ispirate al manifesto del post noir; ma allora questo genere esisteva di già: che senso ha proporre, con rullo di tamburi, il manifesto? Almeno facciano presidente "ad honorem" Emiliano! Io mi propongo come segretario generale ...
(5-Fine)

Nessun commento:

Posta un commento