NOIR: dai romanzi ai film
Lo vogliamo considerare un aggettivo per
tutte le stagioni
o è bene fare qualche distinzione?
Riflessioni semiserie.
Riflessioni semiserie.
Parte V
Sulle tracce (o vestigia) del post noir
Tutto passa, anche il post noir, che è durato
meno del previsto. No, è che c'è sempre stato e non ce ne eravamo accorti! Non
ci credete? Per meglio spiegare ciò che ho detto (e che dirò) e per dimostrare
che l’operazione del manifesto post noir è marketing di bassa lega, Vi racconto un
esperimento e poi passiamo a una demo. Tempo fa (mi scuso di usare farina del
mio sacco), ho pubblicato il romanzo La ragazza dello scambio (Romano
editore). Per ne era un romanzo tout court, ma come vedete dalla copertina,
l'editore ci ha messo del suo per farlo apparire un noir.
In effetti: storia noir, anime tormentate,
scoperta di loschi traffici della provincia, ma poi tutto continua, come prima
... Mi è preso un dubbio. Sul manoscritto ho taroccato la copertina attribuendo
l'opera a Scarlet Red (Rossella Rossi) e l'ho fatto leggere a un esperto di
letteratura gialla. L'accademico ha sentenziato: si tratta di un bel post noir!
Bingo! Non vado oltre, potrei essere accusato di cripto pubblicità. Neppure
voglio mettere una scritta: questo post contiene, volutamente, inserti
pubblicitari!
Passiamo alla demo, andando a esaminare
alcuni aspetti delle storie di Emiliano Gucci. Ho scelto un giallista minore
(tra l'altro pentito: ormai s'è dato, con successo, alla narrativa pura), al di
sopra di ogni sospetto (anche se è mio amico). Lo posso indicare, per utilità
didattica e probatoria, come autore "proto post noir"! I suoi racconti e
romanzi, infatti, sono stati scritti in tempi non sospetti, prima
dell’affissione del manifesto del post noir. Molto prima. Sono vicende dense di
suspense, una suspense molto particolare dove si avverte il gracidio della rana
in pentola...
Non aspettatevi la Nacked City! Un film, tra
l'altro, ascrivibile al post noir, eppure è stato girato nel secolo scorso! Le
storie di emiliano si svolgono in luoghi che fanno parte della geografia noir,
hanno una sceneggiatura molto cinematografica: i posti, il lettore, “li vede”. Sono luoghi adatti per scene
hard boiled, ma, come ho sottolineato, non c’è la skyline di New York, né
l’aria pesante di Los Angeles: siamo in Italia e in provincia. Nonostante ciò
l’atmosfera si fa subito, fin dall’inizio, greve. Come quando nell’aria, in una
giornata incerta, s’addensano le nubi. E’ incerta e grigia come tante altre, ma
qualcosa te la fa sentire elettrica, sempre di più fino alla tempesta. Questo
lo avverte solo il lettore, il personaggio non se ne accorge, continua per la
sua strada: fino a fare la fine della rana bollita.
Di Emiliano Gucci, sospettato d’essere autore
post noir senza saperlo, abbiamo analizzato il romanzo Un’inquilina Particolare
(Guanda),
il racconto Ballere e pasticche pubblicato in Delitti di provincia
(Guanda) e il racconto Razza di faccenda da Città
in nero (Guanda).
Il lettore si accorge subito che qualcosa non
funziona (meccanismo tipico dell’innesco della suspense); il personaggio, sia
che narri in prima persona, sia che venga raccontato, invece non se ne accorge.
Soprattutto non si accorge che è proprio nel continuare a fare le stesse cose
che consiste la sua perdizione: è una rana bollita.
Le storie di Emiliano non sono gialli
classici, ma parlarne più che tanto sarebbe un vero delitto. Cercherò allora di
fare degli spot puntando il riflettore sui personaggi.
L’inquilina particolare: Giovanni, nonostante
gli accada qualcosa di eccezionale, continua la sua vita e nemmeno l’arrivo di
Lù lo scuote: “Avevo in casa una
transessuale gigantesca, tossicodipendente e galeotta, che faceva marchette e
corrompeva poliziotti. Non ero mai stato accanto a tanta illegalità messa tutta
insieme, eppure non bastava a spaventarmi.”
Ballere e pasticche: Augusto, in quella Montecatini, dove c’è tanto mercato
di fanciulle e pasticche, ci vive alla grande, come un ragno nel nido. E’ in
qualche modo “arrivato”, ma non sa d’essere al capolinea. Un moto di amore
filiale, cosa ci sarà di più normale, lo inguaia.
Razza di faccenda: Guido vive tranquillo a Prato. Lavora e ha una casa,
non bella, né in zona buona, ma vuole continuare così. Pensava a se stesso con
un certo egoismo e non s’era accorto che era circondato dai cinesi.
I luoghi
Periferie, perlopiù grigie o piovose, luci
scavate nel nero (le due immagini sono la Bologna di Vittorio Giardino: anche
lui un autore "post noir"?), palazzoni che “danno la nausea”, invasi da
cinesi che cucinano male, lo si sente da quel “puzzo strano” per le scale. Ma
anche Firenze, quando ci si va in giro, non mette allegria: il treno è “lercio
e sgangherato”, alla stazione “le scale mobili non funzionano mai”, e le scale
dal parcheggio sotterraneo sono “un budello misero”, quasi ovunque c’è “cattivo
odore”, le addette alle pulizie hanno squallide “tute fucsia”, …
Sono luoghi del noir? Certo, se siete stati a
Firenze in treno di recente sapete che sono luoghi molto reali. Prato, di Razza
di faccenda, non è meglio. La trama col movimento a spola dei personaggi
(Guido, i naziskin, ma anche i cinesi vanno e vengono) è dentro la trama del
racconto. Via, via che il racconto, come un telaio, va avanti Prato diventa
sempre più inquietante.
In Ballere e pasticche invece i luoghi di
Montecatini (ma anche i tempi) sono descritti a spirale, un tornado,
nell’occhio de ciclone (la zona calma) c’è l’ippodromo: l’unico posto dove
tutto è bello e dove possono succedere cose meravigliose … se restassero
confinate lì!
La suspense
Il meccanismo che Emiliano Gucci costruisce è
sottilmente avvolgente, quasi una subdola trama di ragno. Non angoscia il
personaggio, angoscia (giustamente) solo il lettore. La suspense nelle storie
di Gucci funziona, diventa uno stato d'animo del lettore, lo stato d’animo del
“suo” lettore. Uno stato d’ipnosi che l’autore rispetta, cura con attenzione
nei particolari, senza interrompere, senza “spengere la luce”, soprattutto
senza mai un abuso. Gucci in questo è magistrale. I suoi personaggi sono
immersi nella routine. Guido: “Ogni
giorno puntava la sveglia alle sette” oppure “Si fermava sempre a comprare il giornale”…
Rodolfo: “Amava
camminare a piedi” ed era contento di stare a Montecatini dove “i sogni non morivano”.
Giovanni: all’inizio, la ragazza l’ha mollato
ed ha un grosso problema “La mia
psoriasi, che infatti saliva ai massimi storici”. Quattro anni dopo,
nonostante il fatto accaduto nella piovosa periferia di a Bologna, sembra
tranquillo: “Stavo preparando un battuto
per condire la pasta”.
Sono tutti inconsapevoli rane in bollitura!
Gucci mette i suoi personaggi in una pentola, accende un fuoco lento, ma che
cresce, a poco a poco, e li lascia bollire. Il lettore ovviamente se ne accorge
e se ne angoscia.
Emiliano Gucci le sue storie le ha scritte
anni fa e sembrano proprio ispirate al manifesto del post noir; ma allora
questo genere esisteva di già: che senso ha proporre, con rullo di tamburi, il
manifesto? Almeno facciano presidente "ad honorem" Emiliano! Io mi
propongo come segretario generale ...
(5-Fine)






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