domenica 6 aprile 2014

Don Matteo versus Tommasi



La volpe e la tartaruga
ovvero
il prete e il carabiniere

Premessa
Quel che Esopo non seppe mai ( e non poté raccontarlo) è che la tartaruga, dopo aver battuto la lepre, ci aveva preso gusto. Così sfidò la volpe, anch'essa veloce, forse un po' meno del leprotto, ma dotata di testa fina. Questa è la storia segreta della seconda sfida della tartaruga.

La volpe e la tartaruga
« ... Al via la volpe schizzò e con quattro salti era già a metà del percorso, voltatasi non vide neanche l’ombra della sua avversaria e così decise di far teatro simulando un bel pisolino sotto le frescure di un albero.
La tartaruga procedeva passo dopo passo, sicura di vincere grazie alla sua metodica lentezza, godendosi il sole di quella bella giornata, ... ma una volpe non è un leprotto!



L'astuta  volpe, nel frattempo, continuava a far finta di dormire come un sasso. Appena vide che la tartaruga la superava, schizzò via come una lepre.... badando di tagliare il traguardo solo un attimo prima della placida tartaruga: aveva vinto senza umiliare l'avversario! ».
Due metodi a confronto
Ci vuole una fiaba (finta) per introdurre le sfide tra Don Matteo e il Cap. Tommasi. Avrete notato che Don Matteo arriva sempre due minuti prima del carabiniere. Giusto il tempo per raccogliere il solo premio che  a lui interessa: la confessione e il pentimento del colpevole.
La differenza fondamentale tra i due è che il capitano è a caccia di un colpevole, il prete è a caccia di un'anima. Di una "pecorella smarrita", volendo dirlo in modo canonico.




Ma non è questo il problema tecnico che mi interessa cercare di spiegare. La domanda che impone risposta è: "perché il prete arriva prima?". Non si pensi che Don Matteo sia avvantaggiato perché ha la bicicletta e Tommasi, invece, corre a piedi. Non è questo il punto. La differenza tra i due è la stessa che c'è tra l'abduzione e la deduzione.
Non spaventatevi, è solo una questione di metodo. I carabinieri seguono la loro procedura "trasformare gli indizi in prove", con sistematicità, il metodo del romanzo poliziesco. Don Matteo ci arriva con l'abduzione, ipotesi basate sulla propria grande esperienza e alcuni fatti "importanti", il metodo di Sherlock Holmes. Lo aiuta in questo il maresciallo Cecchini, che fa da canale di comunicazione tra i due. Il prete, la volpe, ricambia volentieri, ma solo con abduzioni mirate a scagionare l'innocente di turno, arrestato ingiustamente. Questo consente al capitano, la tartaruga, di procedere per esclusione, che comunque fa parte della tecnica poliziesca d'indagine. E' ovvio che la sistematicità è più affidabile, ma un tantino più lenta.
L'idea di mettere a confronto i due metodi è brillante. E' ricca di spunti potenziali. Peccato che gli sceneggiatori, forzati a ottenete audience di nonne, zii e nipoti, con bambini addestrati come cagnetti da circo, non la sfruttino in pieno. Ma questa, "No, non è la BBC, ma è la la Rai, la Rai-TV!"


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