sabato 6 maggio 2017

L'ombra del bonsai (6-I)


Sospetti
l'ombra del bonsai
6


Dalìa blu



I

Era di S. Giorgio a Cremano: nata e cresciuta. Si chiamava Daniela. Ripeteva a tutti d’essere di Romània, battendo forte all'indietro un accento sulla “a”. Un foto in tanga, con sullo sfondo il grande fiume a Giorgiu, spiegava lei con sussiego, era la prova d’essere stata Belle Blue Danube (miss Danubio blu) nell’estate del 2003. Si faceva chiamare Dalìa con l’accento, anch'esso battuto all'indietro, sulla “i”, Dalìa blu.



Ballava bene; O' Smanioso, il buttafuori del Rock e' notte, le aveva detto che c'era un posto, in Toscana, dove, se fosse stata straniera dell'est, l'avrebbero apprezzata.
Per fare la ballera, tre ore di lasciva lap dance, al Cigarillo di Montecatini la pagavano il giusto, come una rumena. Coi servizi del dopo danza rimediava centinaia di euro alla settimana: cifre impensabili tra le fratte del Vesuvio. Non che fosse particolarmente attraente, ma aveva una camera comoda, con terrazza e uso cucina, a due passi dal night. La foto col tanga era  esposta lì in un’orribile cornice di radica con angoli d’ottone. Uguale a quella che aveva visto per il diploma di odontotecnico del suo dentista a Portici.
Il cliente, dimostratore di robot chef, era freddino. “Gli piacciono più le gatte delle tope, a questa mezza sega!”, pensò Dalìa. Mentre si spogliava, l'omino, piccolo e minuto, s’era messo a giocare con la sua  gatta. La teneva sul terrazzo di giorno e in camera di notte. Gatta soriana grigio perla: micia toscana. Dalìa cercò d’attirare l’attenzione sulla grepiere blu con perizoma interlabiale mozzafiato. Lui, preoccupato della piega dei pantaloni cercava una sedia su cui poggiarli. Mentre la gatta gli si strusciava alle gambe nude, si bloccò coi calzoni in mano davanti alla foto. Si voltò e guardò Dalìa, che sorrise ammiccante accennando un invito da danza del ventre. Lui manco se ne accorse: fissò di nuovo la foto. "Questo non è il Danubio, è... ", esclamò lui tra il sorpreso e il divertito, “Daniela! No?!Non ci posso credere... tu! Quando facevi la cameriera a Lago Patria, a Giugliano!”. 


Il passato a volte ritorna, lo sapeva ma sentirselo franare addosso tutto insieme, da Giugliano, non è piacevole; soprattutto se pensi d’esserti “sistemata”. Non che fare la cameriera a Giugliano fosse di per se una colpa, ma certo le rovinava l'immagine che era a fondamento del suo business!
Quello insisté.uelloQuell “Sono Pino, il geometra! Sai quando lo racconto al bar!” Lei terrea, lui invece ci godeva. “Ricordi?... quando ti toccavo il culo, mi chiamavi o’ mariuolo!”. Se ne ricordava. Sul lavello le fu comoda la padella di ghisa. Un tonfo sordo: o’ geometra cadde a terra. Stordito, ma ancora cosciente, cercò qualcosa per difendersi, giratosi trovò solo la groppa della gatta per un’ultima sfuggente carezza. La seconda padellata, tra l'orecchio e la tempia, gli fu fatale.

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