martedì 9 maggio 2017

L'ombra del bonsai (7-I)


Sospetti
l'ombra del bonsai
7



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I

Luciano, bancario non brillante, ma preciso, anzi meticoloso, aveva studiato, calcolato, simulato, pianificato e organizzato con puntiglio un delitto perfetto. Così almeno doveva essere.

Al buio, per più di un'ora, aveva atteso la stronza, "Mi molla, si prende la casa e il mutuo lo dovrei pagare io!",  in piedi dietro la tenda del soggiorno. Quando tornava dalla palestra, lei si toglieva il top del pile e si gettava distesa sul divano a fare soft stretching: facile centrarla.



L'aveva colpita con l'orribile fallo: la torre di Pisa in alabastro di Volterra. Due volte, da sinistra. Poi la sistemazione della scena. Le aveva tirato giù i pantaloni e le mutandine "come si fa a portare brache rosse ricamate di blu?", fin sotto le ginocchia: per lasciarla lì in posa oscena. Poteva andare: "Zoccola e ignorante!".
Rovesciata in terra la plafoniera di dubbio design modernista e la palla di neve col duomo di Milano, "deve sembrare che ha lottato", aveva riposto il mazzo di chiavi, conservato per un bisogno, nel cassetto dell'orribile consolle stile luigi XVI.
Era uscito, tirandosi dietro la porta, ma piano, che non sbattesse: un dito sul battente per non far rumore. Il tonfo non ci fu; per forza: s'era schiacciato il dito! In strada si era tolto i guanti da chirurgo e li aveva gettati nel primo cassonetto di una stradina buia e secondaria.
Si succiò il dito: solo allora riuscì a tirare un grande sospiro di sollievo!
"Ora, con calma!": doveva ritornare a casa a piedi. Con calma, lentamente, ma non troppo: senza fretta, senza correre, senza scatti... "Soprattutto non devo dare nell'occhio"!. C'era tutto il tempo: l'avrebbe trovata la domestica rumena solo la mattina dopo. Dopo le dieci: la badante il giovedì, suo giorno di libertà, faceva servizi a ore.
A metà della strada buia voltò a sinistra e sbucò con passo sicuro nel grande viale, quello dove passavano i bus. Non perché volesse usare il mezzo pubblico, solo che viale Lavagnini, a parte la gente ad attendere alle soste dell'ATAF, era deserto.
Camminava a testa bassa verso Piazza della Libertà; col bavero tirato su, "non si sa mai!", non li vide. 


Gli furono addosso come falchetti in un attimo. L'agguato si completò con l'accensione di un riflettore: la ragazza gli si parò davanti con un microfono in mano.
« Che ne pensa del prossimo aumento del biglietto? E' compensato dalla corsa non stop di 90 minuti? ».
Il microfono, a forma di cono gelato, gli era puntato alla faccia: gli sembrò una Colt 45 magnum col silenziatore.

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(dati libro)  

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