sabato 22 dicembre 2012

Fumetti in giallo (XXIX)


Yellow balloons
Quando il fumetto si tinge di giallo
Ventinovesima parte



Cip l'arcipoliziotto

Cip l'arcipoliziotto è un paradossale detective dei fumetti ideato dal genio Benito Jacovitti. Talora indicato come l'arcipoliziottto con tre "t". Oltre che in storie di vario genere (hard boiled alla Jacovitti) è stato utilizzato nel diario Vitt e anche in fascicoli didattici divulgativi o a quiz di fisica e matematica



Nelle sue storie tenta sempre di acciuffare il criminale Zagar con l'aiuto del suo fido assistente Gallina, che lo chiama "maestro".


Cip è un ometto piccolo e calvo, che indossa sempre un grosso frac. Si copre la sospetta calvizie con un cappellaccio che ricorda vagamente quello di Bogart. Pronuncia in continuazione la sua frase distintiva, lo supponevo!, quasi sempre dopo che qualcun altro ha intuito la risoluzione di un mistero. Sono anche ammesse variazioni sul tema, basta che la frase risuoni.
Talvolta è anche accompagnato dal fido cane poliziotto, Kilometro, un lunghissimo cane bassotto.
Lui è un po' duro di comprendonio, ma non s'accascia, non rinuncia, non demorde. Quando  un  altro riesce a risolvere il mistero pronuncia basito e con sguardo gelido  la frase liberatoria: "lo supponevo!". Un chiaro riferimento (duale) della più famosa “Elementare Watson!”.
Zagar è un fantomatico e  abile criminale vestito in calzamaglia nera (di sicuro è parente di Macchia Nera e Diabolik!) , nelle storie tenta sempre di sfuggire a Cip l'arcipoliziotto e al suo sedicente allievo Gallina. E' esperto in travestimenti: da conte, da alpino, da canguro, da penna Bic, da distributore di gomme, da struzzo e da strisce pedonali. Può essere considerato un epigono di Fantomas, e ispiratore del fantomatico Stanislao Moulinsky di Bonvi. La sua arma preferita è un grosso martello di legno. Porta un cappello di paglia (di Firenze?).



Gallina è l’assistente di Cip, la classica spalla che capisce meno del capo: cosa ardua in questo caso! Nelle storie compare sempre al fianco di Cip e tenta di aiutarlo. Ma non è facile acciuffare il cattivo in calzamaglia nera, il camaleontico Zagar. A lui si rivolge sempre Cip con la frase finale: "Lo supponevo!". Non è una scheggia: ha il pregio di essere ancora più ottuso di Cip. Frase ricorrente: "E io maestro, che faccio? Sparo?" La sua arma è una pistola dalla canna mostruosamente lunga.

  
Parlare o commentare le tavole di Cip è molto difficile. La sublime, poliedrica, esplosiva arte di Jacovitti richiede, dopo una prima lettura di una sua tavola, il ripasso da est a ovest e da nord a sud e anche in diagonale!

 

Sono non solo complesse, ma piene di non sense, a volte celati dietro un salame, che danno senso! C’è ironia, presa di giro (a volte nemmeno tanto garbata), sberleffo e tanto, tanto divertimento.
(29-continua)

Nessun commento:

Posta un commento