domenica 2 marzo 2014

Dark ladies final cut (IV)


Le Dark Ladies del cinema
Chi ha detto che sono “belle senz’anima”?


parte IV

Come si è visto, nella seconda metà degli anni ’40,  il personaggio della Dark Lady acquista spessore psicologico, premeditazione nell'azione e complessità di motivazioni. Col tempo, e con l'evoluzione della letteratura noir, anche parecchio contraddittorie. Inoltre, un’innovazione di trama non di poco conto, nelle storie appaiono donne forti e determinate con latenti o palesi 8anche se non completamente espresse) caratteristiche positive. Qualcosa è indubbiamente cambiato! In realtà i registi, gli sceneggiatori e gli attori avevano lo scopo di  protestare contro il Codice Hays che ritenevano limitasse e condizionasse la loro libertà di espressione. Ci vorranno ancora molti anni (1966) per arrivare alla sua abolizione.Ma il cinema qualche deroga se la prese fin dall'inizio!







Alida Valli ne Il terzo Uomo (1949 – Carol Reed) è Anna Schmidt la compagna enigmatica di Harry Lime. Ma non dimentichiamoci l’Anna de Il caso Paradine del maestro Hitchcook. Tutte e due donne molto combattute e dalla psicologia assai complessa. Alida è perfetta. La sua bellezza inquietante, soprattutto il volto, più algido che freddo, strania  lo spettatore.



Gloria Swanson è la mitica Norma del Viale del tramonto (1950 – Billy Wilder). Non è più una bellezza travolgente, non è più nemmeno famosa, né ricca, ma ancora seduce. Una terribile mantide che conduce a un bagno mortale il protagonista. Qui la donna positiva è Betty, che però non riesce a far cambiare il tragico destino che aspetta il suo uomo.





A Gloria Grahame veniva affidato il personaggio della “good-bad girl”, donna costantemente combattuta tra il bene e il male. Ricordo, per dovere di menzione, Odio implacabile (1947 – Edward Dimitryk) e Il diritto d’uccidere ( 1952 – David Miller).

Gloria Grahame in Anatomia di un delitto  (1954 di Jerry Hopper) interpreta una prostituta di buon cuore e per questo destinata a morire. 

Lasciamo gli USA e facciamo un giro in Francia, la patria del noir! Missione Tangeri (1949), Crisbi (1953) e Rififi (1954), alcuni esempi, ma è Cluzot, nel 1954, a porre la pietra miliare.


Simone Signoret gli è di parecchio aiuto. Praticamente "nasceva imparata"! Simone, al suo esordio, frequentava il mondo intellettuale della Rive Gauche, portava pantaloni di flanella, maglioni fino al collo e fumava le Caporal. Anticonformista, combattiva, devota alla causa della giustizia sociale, qui un giorno conobbe Jacques Prévert. Qualche anno dopo, Prévert le presentò un italiano arrivato in Francia da bambino, uno scaricatore di porto che la Piaf aveva scoperto e lanciato come cantante. Si chiamava Ivo Livi, poi Yves Montand ... 



Simone Signoret, dodici anno dopo, è Nicole Horner in I Diabolici (1954 – Henri George Clouzot) un’insegnante ambigua, cinica e spietata. Ha architettato un piano diabolico, appunto, ma qualcosa non funzionerà.


Jeanne Moreau è un altro "mostro sacro" del cinema francese. Passata dalla Comédie Francais (debbutto nel 1950)  al cinema ebbe ruoli di grande successo.

 
Jeanne Moreau, in Ascensore per il patibolo (1957 - Louis Malle) è  Florence, una donna combattuta, tormentata e dalla psicologia complessa. Un ruolo congeniale per chi ha recitato in teatro per anni ad alto livello. Ha convinto Julien il suo amante ad aiutarla a sbarazzarsi del marito, Simon, uomo potente e molto ricco. Quando percepisce il fallimento, riconsidera la sua vita ...


Nella prossima, ed ultima, puntata le Dark Ladies a colori Anni '60 e '70.

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