lunedì 3 marzo 2014

Dark Ladies final cut (V)



Le Dark Ladies del cinema
Chi ha detto che sono “belle senz’anima”?

parte V
Riflessione a finire
Credo che "rendere" una Dark Lady in un film a colori sia più difficile che nel classico B&W anni '40! Penso anche che le luci e le ombre contratate dell'espressionismo aiutassero parecchio. Ma Lana Turner, con Milady de Winter, aveva tracciato un segno indelebile con una tavolozza a colori, un arcobaleno, sul futuro delle dame in nero. Aiutata dal costumista si vestiva con colori forti, cupi, intensi e  forieri di emozioni pericolose! Nel suo pantone (mix colori) il nero aveva sempre una percentuale di almeno il 25%. 
Ma non è solo il colore a portare novità, è soprattutto il ruolo della “donna cattiva” a subire una forte mutazione. Dalla seduttrice che travolge il protagonista si passa all’assassina! Dall’ambiguità del carattere e del rapporto con gli altri, il personaggio si sdoppia anche fisicamente!  Seguendo la regola che mi son dato, qui parlerò solo di sei attrici, ma devo, senza la pretesa di esser esuastivo, ricordarne alcune che secondo me hanno lasciato indelebile ricordo. Catherine Deneuve in La mia droga si chiama Julie, Virginia Madsen in Il posto caldo, Isabelle Huppert in Il buio nella mente, Theresa Russell in La vedova nera, Isabella Rossellini in Velluto blu e Janet Margolin Wass ne Il segno degli Hannan. Mi fermo qui perché la Dark Lady di quest’ultimo film presenta due aspetti che mi sono utili per l’argomentazione successiva: il doppio aspetto fisico (unito a un doppio psichico) e l’istinto assassino. Mi fermo qui anche perché non voglio arrivare a Kill Bill un "non film" troppo sopravvalutato.





Iniziamo con un capolavoro: Vertigo. Lo scigurato titolo italiano La donna che visse due volte fa capire troppo della trama. Fa soprattutto capire che uno dei temi, le vertigini sono quello principale, è il "doppio".


Kim Novak è   Madeleine Elster (raffinata e biondissima) ma anche Judy Barton (un po’ dozzinale e castana)  in Vertigo ( 1958 – Alfred Hitchcok). Doppia vita, doppio aspetto. Ho riportato questa foto perché ne rende molto bene l’ambiguità, nello sguardo traverso, nascosta da una folgorante bellezza.




 Chinatown è uno dei migliori film di Roman Polansky. Siamo nel 1974.






Faye Dunaway è Evelyn Cross Mulwray. Sfuggente, ambigua e letaleanche per se stessa!




Katheen Turner in Brivido caldo (1981 – Laurence Kasdan) interpreta il ruolo di Matty Walker (la diabolica Dark lady) e della finta Mary Ann Russel. Anche lei si sdoppia davvero! Un film molto caldo che è lontanissimo dai tempi del codice Hays: si ricordino le scene di sesso bollente tra lei e Hurt!



Kathy Bates è l’agghiacciante Annie Wilkes in Misery non deve morire ( 1990 – Rob Reiner). Dark Lady nella sua doppiezza schizofrenica (angelo salvatore e feroce aguzzina) e assassina con un passato seriale. La donna è diventata manifestamente pericolosa. una minaccia per l’uomo che è doppiamente vittima. Una visione molto misogina e terrificante.


Jennifer Jason Leigh interpreta Hedra Carlson in Inserzione pericolosa ( 1992 – Barbet Schroeder ). Il personaggio diventa, per libera scelta, doppio e omicida. Il folle processo d’identificazione è agghiacciante e la Jason Leigh è davvero brava a insinuarci nella mente tanti dubbi. Alla fine è copia perfetta, ma mortale come uno specchio maledetto, della sua padrona di casa.



Kim Bassinger è l’algida enigmatica Lynn Bracken in L.A. Confidential  (1997 – Curtis Hanson). Kim è perfetta nel ruolo della fatale Lynn. Un  film corale, lei  è l’unico personaggio freddamente consapevole delle sue azioni. Tutti gli altri le girano intorno in lotta perenne tra quello che sono e quello che fanno.
Prima di chiudere il discorso, con L.A. Confidential (confrontate quest’ultima immagine con quella di Lana ne I tre Moschettieri: non ci notate somiglianze?), (Maniera?), in qualche modo e per certi versi, non fidiamoci troppo, si torna al classico; c'è da ricordare Irene Papas in A ciascuno il suo di Elio Petri.


E' ambigua , doppia e terrificante. Il colore è molto scuro e opacizzato, slavato, quasi un bianco e nero. Una mantide "poco religiosa" che colpisce a morte.
(FINE)

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