domenica 2 marzo 2014

Racconto della Domenica (05)



La prima indagine di Idamo Butini

Il delitto della Domenica

(Montevarchi maggio 1899)  
V

L'ira di Ettore
Anche qui è meglio sorvolare. Coi moccoli non si fa letteratura, ma neanche i gialli. Gianni Volpi, detto Asmaro, s'era presentato la mattina dopo.
« "Padrone, oh icché vu' ci fate qui?" Mi fa qui' bischero senza neanche salutare. Io non ero in vena di salamelecchi. "Te, piuttosto, icché tu ci hai fatto qui per due giorni senza battere nemmeno un chiodo?" Come avessi detto al vento. Ha riso anche. "Icché ho fatto? Ho preso le comande. Ma l'era una processione, oh che la vede che barca di scarpe che s'è fatto!" ».
Ettore sbuffò.
« "S'è"? Ha avuto il coraggio di dirmi "S'è"! Mi son rizzato e gli ho tirato un calcio ni' culo. "Tu ha fatto!". Mica s'è adombrato. Ha continuato a ridere. Allora l'ho spedito fuori. "Torna lunedì, ora 'un posso perdere tempo con te. Oh che sistema adopri? Qui mentre si prende il lavoro, si chiacchiera, ma si lavora! Intanto pensaci poi lunedì se ne riparla!" ».
La zia ne voleva sapere di più.
« Gianni Volpi vero? Emigrato ad Asmara nel '95 e tornato l'anno scorso a ottobre ».
Ettore annuì.
« Col foglio di via. Chissà che aveva combinato? ».
La zia, come sempre, era ben informata.
« Guai con la figliola di un Rais di là. Una faccetta nera. Gli hanno fatto un piacere a rimpatriarlo: meglio un foglio di via che una coltellata nello stomaco o il taglio dei testicoli... ma lei Ettore come l'ha rimediato uno così? ».
« Il lavoro m'era aumentato così all'inizio del mese   decisi di prendermi un aiutante. Mi feci   scrivere un bel cartello da i' Rossi, l'imbianchino. Visto il risultato era meglio se lo scrivevo da me! ».
Avevo in mano io la Domenica del Corriere. Cercai il punto e lessi.
«  ... "Cercheremo di mettere in chiaro ogni cosa. Ma prima, un paio di domande, signor Wilson. Questo suo assistente che per primo ha richiamato la sua attenzione sull'annuncio  da quanto tempo lavora con lei?"
"All'epoca, da circa un mese".
"Come lo ha assunto?"
"Ha risposto a un'inserzione" ... ».
Ettore mi guardava senza capire. La zia invece annuì piena d'orgoglio.
« Senta Ettore, mi risponda senza perder tempo. Bisogna agire alla svelta. Asmaro ha ancora le chiavi del negozio? ».
Ettore annuì. La zia andò in fondo alla stanza e attraversata una porticina passò in un ripostiglio buio. Chiese una candela. Ettore la raggiunse con un moccolo acceso. Ida lo prese e l'avvicinò a terra al bordo di una vecchia madia piena di tarli addossata alla parete di sinistra. Mentre strusciava il dito in terra qualche ragnetto, e anche di peggio, si rifugiò sotto il mobile. La zia esaminò la polvere, poi mostrò il dito a Ettore.
« Questa è di mattone! ».
Ettore annuì, ma non ebbe reazioni.
La zia indicò la parete.
« Che c'è di la, fuori intendo? ».
« Una piccola corte morta, dove c'è la fossa del bottino. Ci s'arriva da dentro il Banco ».
Ida ormai ghignava, lo capivo dal sorriso a mezza bocca.
« Non ti puoi lamentare, t'è andata bene. Sì,  lì dietro c'è un bel buco, ma vedrai che te lo richiuderanno per bene quelli del Banco ... ».
Ettore sembrava d'accordo, fissava attento la zia. Aspettava ordini. "Mal cercato 'unn'è mai troppo!"  Ne ebbe una bella quantità.
 
 

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