La prima indagine di Idamo Butini
Il delitto della Domenica
(Montevarchi maggio 1899)
V
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L'ira di Ettore
Anche
qui è meglio sorvolare. Coi moccoli non si fa letteratura, ma neanche i gialli.
Gianni Volpi, detto Asmaro, s'era presentato la mattina dopo.
« "Padrone, oh icché vu' ci fate qui?"
Mi fa qui' bischero senza neanche salutare. Io non ero in vena di salamelecchi.
"Te, piuttosto, icché tu ci hai
fatto qui per due giorni senza battere nemmeno un chiodo?" Come avessi
detto al vento. Ha riso anche. "Icché
ho fatto? Ho preso le comande. Ma l'era una processione, oh che la vede che
barca di scarpe che s'è fatto!" ».
Ettore
sbuffò.
« "S'è"? Ha avuto il coraggio di
dirmi "S'è"! Mi son rizzato e gli ho tirato un calcio ni' culo. "Tu ha fatto!". Mica s'è
adombrato. Ha continuato a ridere. Allora l'ho spedito fuori. "Torna lunedì, ora 'un posso perdere
tempo con te. Oh che sistema adopri? Qui mentre si prende il lavoro, si
chiacchiera, ma si lavora! Intanto pensaci poi lunedì se ne riparla!"
».
La
zia ne voleva sapere di più.
«
Gianni Volpi vero? Emigrato ad Asmara nel '95 e tornato l'anno scorso a ottobre
».
Ettore
annuì.
«
Col foglio di via. Chissà che aveva combinato? ».
La
zia, come sempre, era ben informata.
«
Guai con la figliola di un Rais di là. Una faccetta nera. Gli hanno fatto un
piacere a rimpatriarlo: meglio un foglio di via che una coltellata nello
stomaco o il taglio dei testicoli... ma lei Ettore come l'ha rimediato uno così?
».
« Il lavoro m'era aumentato così
all'inizio del mese decisi di prendermi un aiutante. Mi feci scrivere un bel cartello da i' Rossi,
l'imbianchino. Visto il risultato era meglio se lo scrivevo da me! ».
Avevo in
mano io la Domenica del Corriere. Cercai il punto e lessi.
« ... "Cercheremo
di mettere in chiaro ogni cosa. Ma prima, un paio di domande, signor Wilson.
Questo suo assistente che per primo ha richiamato la sua attenzione
sull'annuncio da quanto tempo lavora con
lei?"
"All'epoca, da circa un mese".
"Come lo ha assunto?"
"Ha risposto a un'inserzione" ... ».
Ettore mi
guardava senza capire. La zia invece annuì piena d'orgoglio.
« Senta
Ettore, mi risponda senza perder tempo. Bisogna agire alla svelta. Asmaro ha
ancora le chiavi del negozio? ».
Ettore
annuì. La zia andò in fondo alla stanza e attraversata una porticina passò in
un ripostiglio buio. Chiese una candela. Ettore la raggiunse con un moccolo
acceso. Ida lo prese e l'avvicinò a terra al bordo di una vecchia madia piena
di tarli addossata alla parete di sinistra. Mentre strusciava il dito in terra
qualche ragnetto, e anche di peggio, si rifugiò sotto il mobile. La zia esaminò
la polvere, poi mostrò il dito a Ettore.
« Questa è
di mattone! ».
Ettore
annuì, ma non ebbe reazioni.
La zia
indicò la parete.
« Che c'è di
la, fuori intendo? ».
« Una
piccola corte morta, dove c'è la fossa del bottino. Ci s'arriva da dentro il
Banco ».
Ida ormai
ghignava, lo capivo dal sorriso a mezza bocca.
« Non ti
puoi lamentare, t'è andata bene. Sì, lì
dietro c'è un bel buco, ma vedrai che te lo richiuderanno per bene quelli del
Banco ... ».
Ettore
sembrava d'accordo, fissava attento la zia. Aspettava ordini. "Mal cercato 'unn'è mai troppo!"
Ne ebbe una bella quantità.

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