La prima indagine di Idamo Butini
Il delitto della Domenica
(Montevarchi maggio 1899)
VI
VI
La trappola
Alle una e
mezzo, mentre tutti erano a mangiare le tagliatelle "al conigliolo" e gli odorosi cibi della domenica, entrammo nel
Banco dei Pegni da una porticina sul retro, dalla parte della ferrovia. Da lì
nessuno ci vide. Grazie alla zia che aveva insistito, c'ero anch'io. Ma c'era
anche il maresciallo dei carabinieri, Spatuzza, col brigadiere Turchetti e
l'appuntato De Biasi. Inoltre l'avvocato Aristide Pippoli Sghei, direttore del
banco col contabile, Arrigo Ninci, che aveva le chiavi. Ettore invece cercando
di farsi notar il più possibile doveva andare al pallaio del ponte del Pestello
a giocare a bocce come tutte le domeniche. Anche lì doveva urlare e agitarsi,
ma non si doveva muovere finché non lo
si mandava a chiamare.
Il
maresciallo ci fece sistemare. Io e la zia al sicuro dalla parte dell'ingresso
principale, dietro il bancone di legno lucido e scintillante. Il Ninci e
l'avvocato Pippoli di lato dietro uno
stipite. I due militi di lato alla porta di fondo che permetteva l'accesso alla
stanza della cassaforte. Spatuzza, pistola in mano, ci fece le ultime
raccomandazioni. La sua figura si specchiava sul pavimento di marmo a scacchi
tirato a cera.
« Zitti,
fermi e non fiatare. Arriveranno dalla porticina ferrata che da sulla corte. Ci
si muove quando sono dentro e comunque lo dico io. Anzi non dirò niente, farò
un cenno così ».
Alzò il
braccio sinistro e lo stese verso la porta.
« Chiaro? La
sorpresa è tutto. Ci sarà da aspettare almeno un'ora, si muoveranno quando in
piazza cominceranno a ballare. Oggi, c'è un concerto gratis con quel nuovo
strumento che chiamano fisarmonica. Loro lo sanno di certo. Quindi
pazienza: la trappola scatterà qui. Comunque sia, casomai qualcuno
tentasse la fuga due militi sono fuori, in borghese a sorvegliare la porta
della bottega ».
Mentre s'aspettava
tesi, avevo riletto tre volte l'ultima puntata e per la quarta volta ero
arrivato al momento della cattura.
"Tutto a posto», mormorò. «Hai preso lo scalpello
e i sacchi? Gesummaria! Salta, Archie, salta, mi impiccheranno per questo!»
Sherlock Holmes era balzato fuori, afferrando
l'intruso per il colletto. L'altro si tuffò nell'apertura e sentii il rumore
della stoffa che si lacerava ...".
Non andò
proprio così. Innanzitutto erano in tre. Uno, lo riconobbi subito era Asmaro.
Poi l'azione di Spatuzza; fu così fulminea che i tre s'impaurirono e si
confusero. Da fuori, intanto, arrivavano le note dolenti di una canzone
« ... Ma a me mi pare una Maremma amara.
L'uccello che ci va perde la penna
Io c'ho perduto una persona cara ...».
Le
fisarmoniche, che erano arrivate da Reggio Emila, andavano un po' più veloci
del dovuto. La triste maremma sembrava una polka. I tre per cercare di scappare
dalla porticina si muovevano in cerchio a ritmo di danza, alla fine si
scontrarono tra loro cadendo a terra come birilli. Il fatto è che Spatuzza, con
un salto da gatto, aveva già serrato la porta. In men che non si dica i tre carabinieri si
erano seduti sopra ai ladri e avevano stretto i ferri. Avevo anche sentito un
cricchio e un grido di dolore. Quello che aveva sopra il brigadiere Turchetti,
cento chili almeno, aveva avuto qualche problema osseo.
Quando
furono rimessi in piedi, ben legati ai polsi e alle caviglie la zia si fece
avanti. Li esaminò ben bene. Scartò Asmaro e anche il piccoletto con le ossa
incrinate. Andò diritta da quello vestito bene col fiocco nero, il cappello da
socialista e le scarpe lucide di nappa. Lo guardò in faccia.
« Ah, chi si
rivede, il Pinzauti! Egidio Pinzauti, ricercato per furti con scasso e poi
sparito. Scommetto che eri anche tu ad Asmara. Invece di emendarti, lì hai
fatto esperienza con le casseforti? Bauche, Verstaen o Daniel
Whiters! Eh, ragazzi, ma non si va in colonia se non si ha voglia di
sudare! ».
Si voltò
verso l'avvocato Pippoli Sghei.
« Nemmeno si
va al Banco dei Pegni se non si ha da impegnare o disimpegnare un qualcosa di
valore. Cosa è stato depositato d'importante nelle ultime settimane? ».
Lo Sghei
sudava freddo. Si tolse il cappello e s'asciugò la pelata. Orribile, il sudore,
scorrendo tra le sopracciglia, ne faceva grondare il colore.
« L'abbiamo
vista bella. Non ci sono gioielli impegnati, ma un deposito in lingotti d'oro per
Monte dei Paschi da parte di una società inglese per l'acquisto di parte delle
miniere di lignite. L'abbiamo qui perché al Monte la cassaforte è vecchia e
stanno per traslocare! ».

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