lunedì 3 marzo 2014

Racconto della domenica (06)



La prima indagine di Idamo Butini

Il delitto della Domenica

(Montevarchi maggio 1899)  
VI

La trappola
Alle una e mezzo, mentre tutti erano a mangiare le tagliatelle "al conigliolo" e gli odorosi cibi della domenica, entrammo nel Banco dei Pegni da una porticina sul retro, dalla parte della ferrovia. Da lì nessuno ci vide. Grazie alla zia che aveva insistito, c'ero anch'io. Ma c'era anche il maresciallo dei carabinieri, Spatuzza, col brigadiere Turchetti e l'appuntato De Biasi. Inoltre l'avvocato Aristide Pippoli Sghei, direttore del banco col contabile, Arrigo Ninci, che aveva le chiavi. Ettore invece cercando di farsi notar il più possibile doveva andare al pallaio del ponte del Pestello a giocare a bocce come tutte le domeniche. Anche lì doveva urlare e agitarsi, ma non si doveva muovere  finché non lo si mandava a chiamare.
Il maresciallo ci fece sistemare. Io e la zia al sicuro dalla parte dell'ingresso principale, dietro il bancone di legno lucido e scintillante. Il Ninci e l'avvocato Pippoli  di lato dietro uno stipite. I due militi di lato alla porta di fondo che permetteva l'accesso alla stanza della cassaforte. Spatuzza, pistola in mano, ci fece le ultime raccomandazioni. La sua figura si specchiava sul pavimento di marmo a scacchi tirato a cera.
« Zitti, fermi e non fiatare. Arriveranno dalla porticina ferrata che da sulla corte. Ci si muove quando sono dentro e comunque lo dico io. Anzi non dirò niente, farò un cenno così ».
Alzò il braccio sinistro e lo stese verso la porta.
« Chiaro? La sorpresa è tutto. Ci sarà da aspettare almeno un'ora, si muoveranno quando in piazza cominceranno a ballare. Oggi, c'è un concerto gratis con quel nuovo strumento che chiamano fisarmonica. Loro lo sanno di certo.   Quindi  pazienza: la trappola scatterà qui. Comunque sia, casomai qualcuno tentasse la fuga due militi sono fuori, in borghese a sorvegliare la porta della bottega ».

Mentre s'aspettava tesi, avevo riletto tre volte l'ultima puntata e per la quarta volta ero arrivato al momento della cattura.
"Tutto a posto», mormorò. «Hai preso lo scalpello e i sacchi? Gesummaria! Salta, Archie, salta, mi impiccheranno per questo!»
Sherlock Holmes era balzato fuori, afferrando l'intruso per il colletto. L'altro si tuffò nell'apertura e sentii il rumore della stoffa che si lacerava ...".
Non andò proprio così. Innanzitutto erano in tre. Uno, lo riconobbi subito era Asmaro. Poi l'azione di Spatuzza; fu così fulminea che i tre s'impaurirono e si confusero. Da fuori, intanto, arrivavano le note dolenti di una canzone

« ... Ma a me mi pare una Maremma amara.
L'uccello che ci va perde la penna
Io c'ho perduto una persona cara ...».

Le fisarmoniche, che erano arrivate da Reggio Emila, andavano un po' più veloci del dovuto. La triste maremma sembrava una polka. I tre per cercare di scappare dalla porticina si muovevano in cerchio a ritmo di danza, alla fine si scontrarono tra loro cadendo a terra come birilli. Il fatto è che Spatuzza, con un salto da gatto, aveva già serrato la porta.  In men che non si dica i tre carabinieri si erano seduti sopra ai ladri e avevano stretto i ferri. Avevo anche sentito un cricchio e un grido di dolore. Quello che aveva sopra il brigadiere Turchetti, cento chili almeno, aveva avuto qualche problema osseo.
Quando furono rimessi in piedi, ben legati ai polsi e alle caviglie la zia si fece avanti. Li esaminò ben bene. Scartò Asmaro e anche il piccoletto con le ossa incrinate. Andò diritta da quello vestito bene col fiocco nero, il cappello da socialista e le scarpe lucide di nappa. Lo guardò in faccia.
« Ah, chi si rivede, il Pinzauti! Egidio Pinzauti, ricercato per furti con scasso e poi sparito. Scommetto che eri anche tu ad Asmara. Invece di emendarti, lì hai fatto esperienza con le casseforti? Bauche, Verstaen o Daniel Whiters! Eh, ragazzi, ma non si va in colonia se non si ha voglia di sudare! ».
Si voltò verso l'avvocato Pippoli Sghei.
« Nemmeno si va al Banco dei Pegni se non si ha da impegnare o disimpegnare un qualcosa di valore. Cosa è stato depositato d'importante nelle ultime settimane? ».
Lo Sghei sudava freddo. Si tolse il cappello e s'asciugò la pelata. Orribile, il sudore, scorrendo tra le sopracciglia, ne faceva grondare il colore.
« L'abbiamo vista bella. Non ci sono gioielli impegnati, ma un deposito in lingotti d'oro per Monte dei Paschi da parte di una società inglese per l'acquisto di parte delle miniere di lignite. L'abbiamo qui perché al Monte la cassaforte è vecchia e stanno per traslocare! ».

 

Nessun commento:

Posta un commento