martedì 4 marzo 2014

Racconto della Domenica (07)


La prima indagine di Idamo Butini

Il delitto della Domenica
(Montevarchi maggio 1899)  
VII

Tanto per concludere bene
La zia si girò allora verso il maresciallo.
« Caro Spatuzza avrà da fare qualche indagine ... Sempre che il Pinzauti non voglia parlare. Hanno un basista, una spia che li ha informati. Sarà il caso di scoprirlo, così, in quattro, potranno giocare a briscola in galera! ».
Si voltò verso il Pinzauti.
« Ma i basisti devono esser di fiducia, se no soffiano e invece della cassaforte si trova una gabbia. Eh sì,  si viene intrappolati, come coglioni! ».
L'Egidio sputò verso il Ninci.
« Ci hai tradito, pezzo di mota! Ma un altro occhiello nel tuo bel panciotto non te lo leva nessuno ».
Arrigo Ninci non era noto per il coraggio, né per la simpatia, soprattutto non per l'acume. Per toglierci qualsiasi dubbio ne dette prova immediata mettendosi a piagnucolare "Io non t'ho tradito"! Il grullo continuò anche mentre un solerte carabiniere lo ferrava  senza pietà.
La zia mi prese per la mano.
« Bene, credo sia finita.  Se ora ci aprite noi andremmo a casa, che il bimbo qui ha la mamma malata e starà in pensiero ».
Ma non si mosse, si voltò invece verso l'avvocato.
« Voi, non avete niente da aggiungere? ».
Aveva dato un'occhiata fulminante allo Sghei. L'avvocato, infatti, diventò rubizzo.
« Aspetti signora, non vada via, io devo ringraziarla! Per me e per il Banco. Se non fosse stato per lei ... che guaio, che guaio! ».
« Non è merito mio, ma del mio Idamo. Il bambino ha capito tutto leggendo la Domenica del Corriere ».
Lo Sghei mi squadrò sorpreso da capo a piedi.
« Sa già leggere? ».
La zia annuì. Come mi divertiva quando recitava da primadonna. Ci andavo matto.
« E far di conto, con tutte e quattro le operazioni, anche con due decimali. Per cui se lei gli intesterà un libretto a suo nome, con una cifra che testimoni la sua riconoscenza, e quella del Banco, s'intende, lui, col mio aiuto, è ancora piccolo nevvero, potrà imparare anche a contare gli interessi composti ».
L'avvocato assai confuso, mentì farfugliando che ci aveva pensato già da prima, al momento della cattura dei furfanti. Stava per uscire, Ida, ma tornò indietro dal Pinzauti, per infliggere il colpo di coda. Quello dello scorpione, suo segno dello zodiaco.
« Lei, Egidio, legge la Domenica del Corriere, nevvero? ».
Egidio fece cenno di sì. Né lui, né maresciallo, né gli altri, capivano. La zia continuò beffarda.
« Complimenti per il diversivo: al posto dei Capelli Rossi, i Maestri Sellai! Ma c'è da capire, è tutto pelato ormai e Asmaro ce li ha stopposi, d'un giallo orrendo! ».
Fece un altro passettino.
« Ma oggi aveva tanto da fare e non l'ha letta l'ultima puntata, giusto? ».
Egidio annuì ancora.
« Male, si deve leggere le cose fino in fondo! Se l'avesse fatto, stamani, magari ci avrebbe ripensato. Non fosse per altro che per studiare meglio il piano. L'idea è di Conan Doyle e lei ha rubato anche quella, ma, ossessionato dalla fretta, non ha saputo far di meglio del furfante arrestato da Sherlock Holmes! In futuro, se ne avrà occasione, si applichi di più! ».
Uscimmo, finalmente! Le fisarmoniche avevano terminato con le canzonette: suonavano il Nabucco, questa volta troppo lenti. In cima a via Roma s'incontrò Ettore che era stato mandato a chiamare d'urgenza dal maresciallo. Trotterellava tutto contento. Ci credo. Non si poteva lamentare, aveva intascato trecentocinquanta lire lavorando un giorno e basta!
Quanto a me, fu quel giorno che decisi di fare il dottore. Visto che alla zia piaceva così tanto fare Holmes a me non restava che la parte del Dr. Watson, che raccontava le avventure di Sherlock!

FINE

 
 

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