mercoledì 5 marzo 2014

Riflessioni sul noir (I)


NOIR: dai romanzi ai film
Lo vogliamo considerare un aggettivo per tutte le stagioni
o è bene fare qualche distinzione?
Riflessioni semiserie.

(Parte I)
Premessa
Da tempo ormai, uscendo dalle presentazioni di romanzi gialli (anchei i miei)   ho sentito che mi rincorreva assillante l’eco di una domanda: Nasce prima il film noir o il romanzo noir?”. Come se il dilemma dell’uovo e la gallina fosse, in confronto, una pinzillacchera. Il postulante di turno ti guarda sempre come uno abituato a far colazione, al mattino, con un toast ai Massimi Sistemi! Solito sguardo, ma che sono tutti parenti? Limpido e così acuto che al confronto la gallina del Mulino Bianco (quella di Banderas) sembra Einstein.
Credo che le mie risposte fossero esaurienti (meno quelle di alcuni miei amici sedicenti giallisti, ma non farò nomi!), non credo che mai i "portatori di domanda sciocca" mi avessero capito. "Forse neanche il pubblico?", mi chiedo, pensando a un possibile contagio. Una dannazione a cui devo porre rimedio con le riflessioni che seguono.
Chiodi in parete
Il romanzo noir, credetemi, non è dato sapere quando nasce! Alcuni, con passione, citano E.A. Poe, ma non sanno, poveretti, che  ogni volta lui si rivolta nella tomba! Diffidate da chi mostra sicurezze sul tema!
Solitamente si considera il noir differente dal giallo perché lo scopo del romanzo non è soltanto di raccontare e risolvere un crimine. Alla fine della storia il lettore deve riflettere, rispetto a ciò che ha letto, sulla realtà che gli sta intorno, sul contesto. Deve analizzare il mondo che lo circonda in base alle informazioni che riesce a raccogliere dalla storia. La soluzione del crimine passa quasi in secondo piano. Se parliamo del giallo classico all'inglese, che dava per scontata l'esistenza di una  società ordinata, si capisce che già il tentare sovvertire quell'ordine era un crimine orrendo. L'aver ammazzato qualcuno, in fondo, era meno grave! Comunque il detective è un eroe. 
Il noir tende, invece, ad avere un antieroe come protagonista: Le sue angoscie  sostituiscone le certezze inossidabili dell'eroe consolatorio del giallo. Si capisce subito che il cavaliere Auguste Dupin si muoveva in un contesto molto stabile e auto conservatore. Inoltre risolve il mistero di un crimine: è quindi un giallo classico! Non sperate che vi aiuti. Dopo che l’editoriale Espresso e Repubblica ha  targato “noir” A. Camilleri e la A. Bartlett non ho neppure voglia di approfondire: sarei sicuramente frainteso.

In ogni caso, io, un'idea ce l'ho. Ed è, modestamente, quella giusta. Il primo noir imperfetto (senza che l'autore ne avesse l'intento) è Delitto e castigo, siamo nel 1866. In Italia, nel 1888, viene pubblicato Il cappello da prete di Emilio De Marchi. Anche lui non ne aveva l'intenzione, ma trovo che sia l'archetipo di tutti i noir. Non chiedetemi di spiegare gli aggettivi che ho usato. Avrete però capito che i fratelli Lumiere hanno dovuto lavorare ancora sette anni.

Passiamo al cinema
Il film noir mi da più affidamento. E’ un sottogenere cinematografico del film giallo, che raggiunse il vertice negli Stati Uniti negli anni tra il '40 e il '50. Con così tanti titoli capolavoro mi sento davvero più sicuro. Oltre al tema di un'indagine (filo conduttore) e all'ambientazione tipicamente metropolitana, il film noir prevede forti contrasti di luci tra bianco e nero, che (merito dell'espressionismo tedesco) rappresentano simbolicamente il conflitto tra bene e male. Ecco che emerge un importante elemento: i più famosi film noir sono Black&White! C’è anche di mezzo l’espressionismo portato negli USA da registi tedeschi in fuga dal nazismo, ma non solo. Merita una approfondita riflessione.

Ancora qualche punto fermo

Il crollo della Borsa di Wall Street (1929) gettò un alone di sfiducia e tanta alienazione sull'America. Però non crediate che l’Italia del 2012 sia diventata (grazie allo spread) automaticamente terra di noir! 
Figli della grande depressione e del proibizionismo furono i gangster movie come Piccolo Cesare (1931) di Mervyn LeRoy e Scarface - Lo sfregiato (1932) di Howard Hawks. Le atmosfere buie, rivolte a personaggi che, dai bassifondi urbani, vorrebbero emergere illegalmente sono il primo germe di un genere che venne definito, a partire dagli anni quaranta, "noir". Merito, credetemi, delle ombre scurissime, impenetrabili, che li celavano.

Nascita del termine
L'espressione film noir fu coniata dalla critica cinematografica francese alla fine della Seconda Guerra Mondiale quando oltr'alpe furono, finalmente, distribuiti i film statunitensi girati negli anni '40. I francesi si misero a studiarli e qualche tempo dopo si misero a farme di stupendi., ma ci torneremo! Le stesse pellicole arrivarono anche in Italia, ma noi eravamo presi, infanatichiti, dal neorealismo, li consideravamo film di serie B. Facemmo anche finta, sciagurati, che Ossessione di Visconti fosse un melò neorialista.  Per me, oltre che un capolavoro, un eccellente noir. Ma non sono il solo a pensarlo: ho dalla mia parte tutti i postini delle Poste Italiane e anche qualche fattorino di TNT!
Personaggi
I personaggi di questo genere sono spesso figure inquietanti, ambigue e quasi sempre malsane. Coppie diaboliche, donne di malaffare, ubriaconi, scommettitori, mariti brutali, giovani folli e assassini per sete di conquista. Su tutti la Dark Lady. La dark lady nasce con questo genere: ricordiamo Barbara Stanwyck (ne La fiamma del peccato) il modello assoluto. Anche gli investigatori (sia privati che poliziotti) sono spesso border line: potenziali delinquenti (a volte guardati con sospetto dalla polizia) che si sono schierati dalla parte della legge.
A differenza del giallo, nel noir si “lavora” per far trionfare il male che ogni personaggio porta dentro di sé. A questi personaggi si oppongono detective privati, giornalisti, scrittori che, narrando spesso in prima persona (un noir non in prima persona è quasi inconcepibile!) le vicende, cercano di debellare queste insane perversioni restandone, a loro volta, invischiati. Il giallo classico ha personaggi ben definiti, nel noir i personaggi sono oscuri, ricurvi sotto il peso dei loro tormenti e portano avanti storie torbide come le loro coscienze.
(I-segue)

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