NOIR: dai romanzi ai film
Lo vogliamo considerare un aggettivo per
tutte le stagioni
o è bene fare qualche distinzione?
Riflessioni semiserie.
Riflessioni semiserie.
(Parte II)
Film noir classici
Molti riconducono la nascita del genere cinematografico noir al film Lo sconosciuto del terzo piano (1940), io considero invece come germe e
modello solo Il mistero del falco (The Maltese Falcon). Tratto dal romanzo Il falcone maltese di Dashiell Hammett è davvero esemplare. Qui
facciamo attenzione: il romanzo di Hammet è hard
boiled il film è noir! Capite che
trappole ci sono in giro? Non le ho tese io, semmai quei confusionari degli accademici che, invece di gustarsi i film o i romanzi, li classificano. Il fatto è che il regista, guarda caso è, come sempre, un autore:
merito suo se il film è noir o melò! Da un pulcino (il problema dell’uovo è
superato) può sortire un gallo o un cappone. Dipende dal taglio che gli si dà!
Nel 1958, dopo
decine forse centinaia di titoli, arriviamo a L'infernale Quinlan di Orson Welles: una tappa fondamentale. Incredibilmente questi film erano
considerati dalla critica d'oltreoceano produzioni di scarso valore. Bigotto
moralismo USA. Eppure alcuni ottennero
la nomination agli Oscar.
Come accadde, oltre che al già citato Il mistero
del falco, a Vertigine (Laura) e a La fiamma del
peccato (Double
Indemnity), entrambi del 1944.
Il film di Billy Wilder è un
capolavoro assoluto, un modello mai superato di noir. Tutti e tre sono da me
recensiti sul blog: basta clickare!.
Se sentite dire, da qualche sedicente esperto di cinema, che Robert Siodmak, con La
scala a chiocciola, esalta le
atmosfere e le illuminazioni del noir giocando con la splendida fotografia
ossessiva, opprimente e dalle lunghe ombre, storcete il naso. Quello non è un noir, è un
giallo classico: per esito, personaggi e ambientazione.
Evitate (è un saggio
consiglio) di iniziare discussioni con
chi lo ha affermato: si ripeterebbe la storia labirintica dei romanzi noir!
Noir come erede dell'Espressionismo
tedesco
Bisogna fermarsi un pochino di più sull'espressionismo tedesco. L'aggettivo noir (nero) fa riferimento alla
cupezza di queste pellicole, sia per quel che riguarda il loro contenuto, sia
per gli aspetti di carattere prettamente formale (forte uso del chiaroscuro,
inquadrature distorte) che rimandano al cinema espressionista tedesco di Friedrich
Wilhelm Murnau e di Fritz Lang di lui voglio ricordare Gardenia blu.
L'aspetto figurativo tipico del cinema espressionista è rintracciabile nel noir americano anche per un'altra ragione: con l'avvento del Nazismo in Germania, molti autori del cinema tedesco emigrarono negli USA, trasferendo a Hollywood la cultura visiva del cinema tedesco. Per i contenuti invece il genere attinse a piene mani alle opere letterarie hard boiled del già citato Hammett, di Raymond Chandler, di Cornell Woolrich, di James M. Cain, di Mickey Spillane, solo per citare gli autori più noti. Il film che rappresenta il punto di incontro tra il cinema espressionista tedesco ed il cinema noir è Lo sconosciuto del terzo piano, di Boris Ingster, del 1941, con Peter Lorre. Ulteriore dimostrazione viene dal fatto che un altro regista di film espressionisti come Destino, Metropolis e Il dottor Mabuse, Fritz Lang, emigrato in America si dedicò quasi solo esclusivamente ai film noir, diventandone uno dei maggiori esponenti.
L'aspetto figurativo tipico del cinema espressionista è rintracciabile nel noir americano anche per un'altra ragione: con l'avvento del Nazismo in Germania, molti autori del cinema tedesco emigrarono negli USA, trasferendo a Hollywood la cultura visiva del cinema tedesco. Per i contenuti invece il genere attinse a piene mani alle opere letterarie hard boiled del già citato Hammett, di Raymond Chandler, di Cornell Woolrich, di James M. Cain, di Mickey Spillane, solo per citare gli autori più noti. Il film che rappresenta il punto di incontro tra il cinema espressionista tedesco ed il cinema noir è Lo sconosciuto del terzo piano, di Boris Ingster, del 1941, con Peter Lorre. Ulteriore dimostrazione viene dal fatto che un altro regista di film espressionisti come Destino, Metropolis e Il dottor Mabuse, Fritz Lang, emigrato in America si dedicò quasi solo esclusivamente ai film noir, diventandone uno dei maggiori esponenti.
Proprio di Lang potrebbe essere l’altro film, oltre a Lo
sconosciuto del terzo piano, a fare da ponte stilistico e tematico tra un
Espressionismo classico e uno moderno in chiave noir, come M – Il mostro di
Düsseldorf.
Dopo gli anni '50
Dopo, negli anni ’50, prevale il colore. La Technicolor ha ucciso il noir e anche (in certi film) la supsense. La suspense è figlia dell'arte del togliere, unico modo per coinvolgere emotivamente il lettore o lo spettatore. Se dici tutto non c'è suspense e sopravviene la noia, a meno che tu non sia Marcel Proust (ma anche lui a volte...). Inoltre la tecnica espressionista cerca di scavare le ombre. Vediamo un esempio:
Dopo, negli anni ’50, prevale il colore. La Technicolor ha ucciso il noir e anche (in certi film) la supsense. La suspense è figlia dell'arte del togliere, unico modo per coinvolgere emotivamente il lettore o lo spettatore. Se dici tutto non c'è suspense e sopravviene la noia, a meno che tu non sia Marcel Proust (ma anche lui a volte...). Inoltre la tecnica espressionista cerca di scavare le ombre. Vediamo un esempio:
A destra un normale smile in bianco e nero, a sinistra uno scavato nel nero: è sempre bianco e nero ma assai più inquietante! la prevalenza del nero influenza la mente. Ben lo sapeva il genio di Frank Miller quando ha disegnato la graphic novel (eh, ora si dice così!) Sin City!
Negli anni
Settanta, periodo della cosiddetta New Hollywood, il noir americano è stato rivisitato da importanti
registi: da Robert Altman (Il lungo
addio, 1973), da Roman Polanski (Chinatown,
1974), da Arthur Penn (Bersaglio di notte, 1975), ma il colore non si sposa
bene col noir. Ne sono consapevoli anche
i registi che di versione in versione abbandonano
progressivamente lo schema classico, in cui tutto ruota attorno alla figura del
private-eye e/o a
quella della femme fatale: per cui, si sono definiti “noir” (non sono d’accordo) anche film
quali La conversazione (1975) di Francis Ford Coppola o Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese, i quali comunque mantengono intatti situazioni,
atmosfere, stati d'animo (e non di meno una sottesa critica sociale) tipici del
genere, ma col noir c’entrano poco.
(II-segue)







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