martedì 6 dicembre 2011

Saluti da Vigata (1)


A proposito del dialetto di  Vigata
ovvero
il teatro dei pupi di Montalbano



(1) 
La città di Vigata è il posto che non c'é! Non c'è ma è diventata importante grazie ad un signore. Vediamo chi è costui!
 
Brevi cenni biografici

Andrea Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925), dopo una lunga carriera di sceneggiatore e regista di teatro (nonché autore teatrale e televisivo), nel 1968 esordisce con il primo romanzo,  Il corso delle cose (scritto l’anno prima, 1967, all’età di 42 anni e pubblicato da Antoniao Lalli editore – Poggibonsi Siena  nel ’68 come opera dialettale!). 
 

Ripreso da Sellerio nel 1978, dieci anno dopo lo fa finalmente conoscere al grande pubblico, ma i tempi non sono maturi.  Solo nel 1980   la Garzanti, e subito dopo la Sellerio, pubblicano Un filo di fumo
 

Arriviamo così al 1994, quando esce il romanzo La forma dell'acqua. Camilleri, grazie a Montalbano,  riscuote il successo di moltissimi lettori (età: 69 anni!), un successo che è ancora in crescita. Due i filoni della sua produzione narrativa: i romanzi polizieschi e i romanzi storici, anche se spesso il contenuto degli uni e degli altri si sovrappone. Qui parleremo solo dei primi.

I gialli seriali
I romanzi polizieschi hanno come protagonista Salvo Montalbano (una lunga serialità: 33 libri tra romanzi e sillogi), il simpatico e umano commissario di polizia di Vigata, una cittadina immaginaria della Sicilia attuale. 
 

Ghiotto di specialità isolane (soprattutto arancini!), fedele, “fino a un mese” (non sempre riesce a sopportarla così tanto), alla fidanzata genovese Livia Burlando, bravissimo nel risolvere casi di omicidi mafiosi e non, rispettoso e ammirevole di certe persone anziane, sensorialmente sinestetico [associa odore a colore], Montalbano viene presentato anche con le sue debolezze umane, quali per es., la sua dipendenza psicologica dalla situazione meteorologica, i modi bruschi e anche burberi nei riguardi dei suoi dipendenti, l'impazienza per certe maniere delle persone anziane.

Una lingua sapientemente costruita
Il commissario Montalbano non e` solo il personaggio centrale per lo svolgimento delle azioni (il racconto è in terza persona, ma il narratore è sempre con Salvo, appollaiato sulla sua spalla), è anche il personaggio pivotale (brutto neologismo di Camilleri: da pivot) per quanto riguarda l'espressione linguistica. E’ infatti capace di destreggiarsi tra coloro che parlano solo in dialetto (come fa, per esempio, con Adelina, la sua materna donna di servizio), o in dialetto e in italiano ( con Tano 'u grecu), o in una lingua maccheronica (con Catarella) fino a coloro che si esprimono in un italiano (accade anche in provincia di Montrelusa!), senza indizi di provenienza.
Camilleri fa molta attenzione agli usi del dialetto o delle altre varietà di lingua. Credo che non sia una scelta né immediata, né istintiva, ma studiata, costruita con tecnica sapiente e continuamente affinata: ne parleremo alla prossima puntata.
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2 commenti: