sabato 10 dicembre 2011

La struttura narrativa (I)

La struttura narrativa del giallo

La triade del delitto, persona narrante e contesto:  gli elementi che caratterizzano il racconto.
(I)

Il mestiere di scrittore, si è detto e ripetuto, è fondato su tantissimo impegno: scrivere, scrivere, leggere, leggere, scrivere, leggere, scrivere …  Ma, si è già detto anche questo, conoscere un po’ di tecnica male non fa! In questo articolo parlerò appunto della tecnica per costruire la struttura narrativa.
Quattro sono i pilastri su cui si fonda la struttura di un romanzo giallo: la vittima (V), il colpevole (C), il detective (D). I criminologi e gli accademici la chiamano la triade del delitto, anche se non hanno mai fatto un'indagine, ne dovete tener conto. In più c’è  il contesto, l'ambiente socio economico e storico dove la vicenda si dipana.



Il contesto è la scena dove si svolge la storia: con esso si tracciano i rapporti sociali, il clima (o atmosfera), l’ideologia prevalente, i valori cogenti, la morale corrente e i meccanismi economici e delinquenziali. Il contesto serve anche a caratterizzare e dare  spessore ai comprimari.
Il meraviglioso film Gaslight (vedi la scheda film n. 1: http://oscarmontani.blogspot.com/2011/11/lanterna-gialla-1.html ) è un esempio di come questi siano anche  gli elementi sufficienti per costruire un esemplare racconto giallo. C’è il bieco ambiguo colpevole, l’ingenua e giovane  vittima e il detective acuto: il contesto è la Londra vittoriana.

La struttura narrativa classica di un giallo segue, in genere, un percorso preciso.



Vittima  =>  Detective =>  Colpevole

Si parte da una vittima, di cui si dice molto (è quasi sempre una persona di rispetto con virtù e vizi); si descrive anche il contesto, spesso ordinato, ma  con minacce latenti. 
Il delitto, quando avviene, sconvolge il contesto, disturba tutti: chi è il colpevole che ha creato così tanto disordine?
Arriva sulla scena un investigatore (privato, poliziotto o dilettante). Pian, piano si svelano segreti (le minacce latenti) e s’individuano i possibili moventi.

Direttamente quando la narrazione è in prima persona, ma nel giallo classico si privilegia la terza persona. Il detective non ha particolari crisi esistenziali, è sicuro di se e molto, molto curioso: un eroe, spesso (per la sua razionalità) consapevole.

Nell’ hard boiled e nel noir   (dove è anche preferita la narrazione in prima persona) spesso si parte dal detective. E’ quasi sempre  un antieroe in bolletta o con guai seri, un personaggio che vive border line tra il contesto dove è avvenuto il delitto e il suo mondo;  ma non ne è mai del tutto estraneo, infatti ci si muove perfettamente a suo agio (Per approfondire vedi schede dei personaggi n. 4 ( http://oscarmontani.blogspot.com/2011/12/galleria-ritratti-04.html ), 16 (http://oscarmontani.blogspot.com/2011/12/galleria-ritratti-16.html ) e 18).




La storia che deve dipanare non è mai semplice, diciamo che è parecchio ingarbugliata. Di i solito i personaggi, sia vittima che colpevole, si muovono in un contesto niente affatto ordinato, mentono, tramano, complicano ancor di più la situazione. L’incarognito e cinico detective lo sa bene; lo sviluppo dell’indagine ci fa scoprire il suo carattere e le menzogne degli altri. Si vengono a conoscere i tormenti e i dubbi dell’investigatore, anche questi sono elementi della suspense.

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