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sabato 10 febbraio 2018

Commissari (3)


Lo “sbirro” nel genere giallo

Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale

nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
(3)
 Facce da sbirro

Come ho premesso, gli sbirri, distribuiti nel territotio nazionale, europeo e mondiale sono tantissimi!

Prima di continuare, facciamo allora una pausa di riflessione. Andiamo a fare un appello, senza seguire l'ordine alfabetico del registro di classe (ho messo Kurt Wallader per primo!), con i personaggi più ricorrenti nei panni del "commissario", o dello "sbirro", se preferite!



Jules Maigret ha molti volti, io amo (per spirito patriottico) ricordarlo così!

Stephan Derrick rigoroso come un soldatino del Terzo Reich, e, a quanto si dice, anche peggio!!

Lo sciatto geniale Colombo.

Questo, Salvo sorprese, durerà ancora un po'.


Lui invece pensava che sarebbe stato meglio smettere!


L'eterno secondo, come Felice Gimondi... ma Diabolik è più bravo di Merckx! Forza Ginko, non mollare mai!!



J.B.A. lo spalatore di nuvole!


Unico difetto una moglie ingombrante!


Il capitano Tommasi... l'unico!

Un romano romanesco... a Viterbo!

Il terrore dei cattivi!


Indagare tra la gente di villaggi inglesi, tra fantasie celtiche e antichi rancori... è pazzesco!


Il maresciallo Arnaudi... piemontese saggio e paterno.


Bellissima! E anche brava... è lei lo sbirro che preferisco...

(3 - segue)






venerdì 9 febbraio 2018

Commissari (2)


Lo “sbirro” nel genere giallo

Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale

nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
(2)


E venne un uomo: Jules

Sorge una domanda a cui è bene rispondere subito: “Siamo sicuri che l’ostentata ottusità del poliziotto nel giallo classico sia solo un trucco narrativo per esaltare il geniale detective?”.

No, credo che sia anche frutto del contesto criminale dell’epoca: l’epoca vittoriana. Andiamo a dare un'occhiata alle cronache.



1827: William Hare e Brendan Burke,  noti anche  come "Assassini di West Port";   agirono come serial killer (17 assassinii) a Edimburgo,   dal novembre 1827 al 31 ottobre 1828. 
1830: Thug Behram,  ha seminato decine di morti prima di venir catturato.
1835: John Lynch fu impiccato nell'aprile 1842, era stato condannato per vari omicidi e rapina.
1843: Delphine Lalaurie, una commerciante di schiavi, sparisce nel nulla. Alcuni giorni dopo le persone che entrarono nelle rovine della sua casa trovarono 12 cadaveri con evidenti segni di tortura: i suoi schiavi, da lei ferocemente torturati.

1852:  la ghigliottina si abbatté sul collo di Hélène Jégado, una badante francese che avvelenava sistematicamente le persone per cui lavorava. In totale mieté 36 vittime.
L’elenco è molto lungo, tra un po’ toccherebbe a Jack lo squartatore per poi continuare fino ai primi del ‘900. E’ il momento di   fare  una   riflessione.

Ai  tempi della Regina Vittoria  le storie di efferati assassini volevano tracciare un quadro della società del tempo. Ovviamente solleticavano la morbosità del lettore, ma ingeneravano profonda sfiducia nell’operato della Polizia.

In questo clima di morboso interesse per i delitti efferati (trucidi) in serie e di poca considerazione per le Forze dell’Ordine, nasceva il Cavaliere Auguste Dupin, un Super Uomo di massa ma anche l'archetipo, il padre, dei detective logici, coloro che svolgevano indagini usando il ragionamento logico deduttivo. A tutti gli effetti il babbo di Sherlock Holmes e il nonno di Hercule Poirot. Vi offro la chiave di lettura:  E.A. Poe era accanito lettore di cronaca nera, e seguiva, senza perdere puntata, i casi che già abbiamo raccontato. Era anche un geniale "Bastian Contrario" a cui piaceva prendere in giro l’ordine costituito. S'inventa così il racconto, logicamente paradossale, de I delitti della Rue Morgue. Per renderli anche ironicamente  irrisori, verso la polizia, e attrattivi per il pubblico, gli occorreva un investigatore eccelso: Dupin!

Passano gli anni e passa l'epoca vittoriana. La Guerra, quella “Grande”, travolgendo tutto, aveva segnato profondamente la società europea e mondiale. La Francia, persa la sua Belle Epoque aveva bisogno di ritrovare fiducia. Non si poteva continuare a esaltare il detective estemporaneo e geniale, c’era bisogno di un uomo comune in cui i francesi si riconoscessero. Un uomo che faceva il poliziotto.

Nel 1929 Georges Simenon, un genio della letteratura, un fine letterato prestato al genere giallo, per ridare fiducia a se stesso e ai francesi, s’inventa il “poliziesco”, nasce il commissario Jules Maigret, uno che ci sa fare. 


Pietr le letton è il titolo del romanzo dove svolge la sua prima indagine.

giovedì 8 febbraio 2018

Commissari (1)


Lo “sbirro” nel genere giallo

Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale

nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
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La pazienza di Lestrade

Auguste Dupin, nonostante sia la creatura di E.A. Poe, statunitense convinto,  è francese, povero e triste, ma anche cavaliere  dall'ingegno fertile e pronto a risolvere i più intricati misteri.

Il personaggio di Poe può essere considerato il geniale capostipite della fitta schiera di investigatori “dilettanti” o professionisti in proprio che ha popolato (e ancor affolla anche se con modi meno classici) i romanzi e i racconti del giallo classico.


Dupin risce a cavare un orango dal cilindro (Holmes al massimo arriva a un cane!). L'ingegno di Dupin, come avverte E. A. Poe, è di carattere puramente analitico e il suo ragionamento ha stile matematico, dove  induzione e deduzione si alternano a dar senso preciso dell'osservazione. Egli è capace di destreggiarsi con grande abilità anche laddove la polizia non riesce a trovare soluzioni.





La polizia (qui lo vediamo a colloquio col Prefetto di Polizia G… che segue il caso della Rue Morgue) lo ascolta e (anche se ci capisce poco) non lo ostacola. Il prefetto, di cui non conosciamo il nome, fa di fatto da tappezzeria. Da sfondo silente al ragionamento di Dupin, che  è, in un certo senso, scientifico. Egli riesce a completare con estrema facilità il puzzle inserendo degli indizi, solo apparentemente contraddittori, al giusto posto o a vincere una vera e propria battaglia tra caos e senso geometrico dell'ordine evidenziando l’intelligenza come forza primaria del personaggio.


Più di quaranta anni dopo incontriamo, accompagnando Sherlock Holmes e il Dr. Watson, l’ispettore Lestrade. 
Omero racconta la pazienza di Ulisse, che però era geniale e creatico, ma anche fuori dagli schemi. Lestrade è paziente, ma poco brillante.
È il più famoso detective che abbia mai percorso i corridoi di Scotland  Yard. Lestrade, di cui non conosciamo il suo nome, appare tredici volte nelle immortali avventure di  Holmes. Nulla è conosciuto della sua vita al di fuori della sua attività a Scotland Yard. L'ispettore è descritto da Watson (con poca piètas) come di sana costituzione, non simpatico, schivo e con occhi scuri. Holmes lo considera veloce e energico, ma completamente convenzionale. Sarà anche privo di fantasia e   fuori dalla  profondità di Holmes ma è tenace e paziente, soprattutto con l’alterigia presuntuosa del super IO  del detective. Watson è ingoistamente impietoso: il poliziotto è vincolato dalla procedura e cerca di seguirla.

Col paziente Lestrade nasce lo sbirro rigido e un po’ tonto, figura ricorrente del giallo classico. Gli autori successivi a Conan Doyle, invece di cogliere ed esaltare il tocco di pazienza di Lestrade (un rigido attaccamento alle regole e al dovere, ma anche una manifestazione d'intelligenza regolata), resero i poliziotti sempre più tonti allo scopo di esaltare, per contrasto, le doti logiche dei propri eccelsi detective.



Agatha Christie non fu da meno, anche se più benevola. Ad esempio l’ispettore Craddock, che affianca Miss Marple in alcune indagini è visto con benevola compresione e molto rispetto. Nonostante tutto resta un simpatico tontolone. Ma è solo un caso, gli altri autori minori fanno peggio, alcuni sbirri vengono tratteggiati, senza alcun rispetto, come delle vere e proprie teste di legno.
Ricorre una costante su cui torneremo a riflettere: nulla sappiamo della loro vita privata.

(1 - segue)

mercoledì 7 febbraio 2018

Commissari (0)


Lo “sbirro” nel genere giallo

Storia e fenomenologia del detective pubblico ufficiale

nella letteratura, nella TV e nel cinema di genere
(0)
Premessa: non sono Linneo!
Qualche settimana fa, il mio amico Giuseppe, appassionato del “giallo” e presidente di un club degli amici del giallo mi chiese di preparare una conferenza sulla figura del commissario nella letteratura (e cinema e TV) di genere per l’annuale Festival del Giallo 2018 a Pistoia.
Ha un blog Giuseppe: “Il commissario Maigret”. Sarebbe bastato questo a mettermi in guardia. Non me lo ricordai, non sospettai e, incauto, dissi di sì.
Per prima cosa ho fatto, a memoria, l’appello. Poi li ho messi in ordine alfabetico. Erano tanti, troppi, allora li ho raggruppati per location geografica. Non veniva fuori una macchia di leopardo, ma una texture di pixel!
Son tornato al registro di classe. L'ordine alfabetico mi appariva più rassicurante.
Arrivato alla lettera “T”, considerato i personaggi che avevo già raccolto e che venivano prima alla “M” e alla “S”, ho deciso (prima decisione) di considerare gli sbirri degli USA come un blocco da trattare a parte. 
Il loro padre, zio o nonno (longevo nel restare in azione!) era Dick Tracy: il braccio violento della legge. Un fumetto di grande successo, ma nel cinema USA la figura dello sbirro, come vedremo, era allora più bistrattata.
Tornando alla sola  Europa, tra Poliziotti, Gendarmi e Carabinieri, di sbirri, ne ho contati più di 30! Mi sono fermato quando ho capito che arrivare a 50, anche con solo gli italiani, era troppo facile.
Una domanda mi frullava in testa: "Cosa hanno in comune?". Quei trentacinque e più li ho messi in fila in una tabella Excel. Ho cercato tra loro similitudini, parentele, somiglianze, gusti e interessi in comune … Figuriamoci, ci sono sposati, divorziati, single, separati da anni, separati in pausa di riflessione, fidanzati temporanei, fidanzati perenni, vedovi, vedovi legati a un’ombra, vedovi risposati, con figli, senza figli, col cane, col gatto. 

Pigri e sportivi, ipersportivi sempre pronti a fare jogging, anche con abbigliamento improbabile... come J.B. Adamberg (così nella fiction, nei romanzi cammina...). 
Il carattere poi: chi ha turbe dovute a un’infanzia infelice, chi vive rapporti pessimi col padre, chi è alcolista, chi ha un tenero rapporto fallimentare con la moglie, chi è amante degli spinelli, chi è sessomaniaco a patto di farlo con le prostitute… Neanche Karl Nilsson Linneo sarebbe riuscito a classificarli!

Di una cosa però mi sono accorto: l’avvento del Commissario Maigret segnava un discriminante. In Europa c’era un “prima” e un “dopo” Maigret! Ho allora deciso (seconda decisione) di parlare di tre periodi storico geografici: lo sbirro nel periodo classico (1841-1929, lo sbirro dell’hard boiled (1929 – 1980 circa) e lo sbirro moderno (1929 – 2017).