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venerdì 29 settembre 2017

E' in vendita

POTETE ACQUISTARLO
"Se son rose fioriranno",
se son bonsai faranno ombra..
una lunga inquietante ombra!

Siamo all'autunno, il bonsai in altri  tre mesi è cresciuto solo di mezzo millimetro, la sua ombra ossessiva, però, si è estesa strisciando pervasiva fino a coprire ampi spazi e i recessi dell'esistenza di molte anime inquiete...

  da èffigi ed. (Arcidosso)  IL LIBRO!

E' la raccolta di "Romanzi bonsai" che avevo pubblicato qui sul mio blog "soft boiled" in inverno-primavera. Una serie di successo (centinaia di accessi) dal titolo L'ombra del bonsai, nome dovuto alla brevità  (rigorosamente meno di 7.500 battute). Sono in tre puntate: nella prima parte il delitto, più o meno grave, nella seconda il tarlo del sospetto, nella terza l'esito, spesso autodistruttivo ... 
Storie di traumi esistenziali, delitti motivati da futili motivi, premeditazioni crudeli malvagiasmente attuate...

lunedì 29 maggio 2017

L'ombra del bonsai (13-I)



Sospetti
l'ombra del bonsai
13


  Giungla domestica



I

La casa era ormai invasa dai gelsomini: allungavano i loro tralci come tentacoli di piovra fuori, sul terrazzo, e dentro: nel salotto e  nell’ingresso.   Sua moglie dotata di un pollice verde incontenibile, magico e forse ancestrale con le piante  scatenava sempre forze soprannaturali. 


I gelsomini, con i loro tentacoli insinuanti, invadevano tutte le stanze e diffondevano dentro casa il loro odore denso, pungente e dolciastro. Ammorbante e psicotropo, come oppio. Doveva agire. 
Benito era uomo d'azione. Quando sentì il rombo scoppiettante del vecchio diesel del  ragioniere Rossi, afferrò la moglie per i piedi e la spinse oltre la ringhiera del terrazzo, anche quella ricoperta di gelsomini. Gli sembrò che un tralcio cercasse di afferrarla per una caviglia, ma fu solo un'impressione.
Tra poco, come sempre, la signora Rossi sarebbe scesa. La sentì sbattere la porta e trotterellare nel pianerottolo: "Devo far svelto!". Aspettò che entrasse nell’ascensore, poi si buttò giù a “rottadicollo” per le scale. Poteva contare solo su pochi secondi di vantaggio. Quando la signora uscì dalla cabina lui, un po’ affannato e con la testa che gli vorticava, era davanti al cancello. “Buongiorno, ha corso?” lo salutò la donna togliendogli, con gesto materno, un fiore di gelsomino dai capelli. Non ci fu tempo di rispondere: l’aveva previsto. Il ragioniere arrivò sconvolto: “Un’ambulanza presto!” Quando lo vide, però l’urlo gli si strozzò in gola: “Oh mio Dio … la sua signora!”.
Tre giorni dopo il "suicidio", i primi sintomi. Era sul terrazzo. Vedovo e rancoroso, un  sorriso stampato sulle labbra, ma sorda violenza nel cuore: aveva cominciato a potare senza pietà i gelsomini fioriti. La signora Rossi dal balcone accanto l'osservava: “Sono più belli rigogliosi! Sì, una potatina ogni tanto… No, non così, che li scempia! Leggero, non esageri! Povera signora; eh, se la vedesse... lei sì che li sapeva coccolare!”, e si fece il segno della croce.
"Come si fa a pensare che si coccolano degli stupidi vegetali?". Mentre ascoltava quei consigli stizzosi, l’odore denso   di gelsomino l’avvolse. La vista gli si sfocò e prese a vorticare. Dovette appoggiarsi al finestrone. 


Orribile: due lunghi tralci del rampicante l’avevano avvolto su un braccio e sul collo! Come ruvidi tentacoli. Con uno sforzo debilitante, "sono carnivori!", si buttò dentro casa. Sentì sul  collo lo strappo dei tralci che si staccavano come ceretta. Appena si riprese trovò appena il fiato di salutare  la vicina: “Mi scusi, devo andare in bagno!”.

(13-I segue)
 

venerdì 26 maggio 2017

L'ombra del bonsai (12-I)


Sospetti
l'ombra del bonsai
12


 Una ragazza gentile






I
"Tu sei furba, ma non devi esagerare!", le consigliava la nonna dopo averla osservata imbrogliare nei giochi con le amiche. La sua autostima cresceva a dismisura: le piaceva sentirsela  gonfiare dentro come la rana della novella. Stava per affrontare una sfida incredibile e si era preparata per bene, anche con dosi massicce d’adrenalina. Sarebbe stato un casino, lo sapeva. S’era ficcata in una storia tremenda, ne era consapevole,  ma, da furba qual era, ne sarebbe uscita. Lidia ne era convinta e ogni giorno più certa.
Quando arriva il momento, il tempo si dilata, un ralenty. Prima di ficcargli la siringa nel collo l’aveva guardato; incerta, ma solo un attimo. Esitazione, dovuta alla tensione per la truffa: un gioco delle tre carte con le casse dell’ufficio. L’avevano orchestrato insieme; non il finale, che prevedeva esiti diversi. Ora doveva fare l’ultima mossa per scaricare la colpa su di lui.

Non si ricordava come fosse cominciata quella storia, sapeva solo che il suo capo era abitudinario: seguiva un rito. Lidia s’era preparata: la siringa era carica. Il sesso svelto e con poco impegno da parte di lui era il punto debole del direttore. Fermava sempre il suv in mezzo al torrentello, si sbottonava i pantaloni e, con distacco, le infilava una mano sulle tette. Poi, grezzo come sempre.
« Dai, pompa, che qui nell’acqua godo da morire! ».
Un attimo,“Se è questo che vuoi”, pensò lei.   Punse con la rapidità di una vespa, da sotto in su tra l’orecchio e la mascella, come se, colto dal rimorso, si fosse siringato da solo. Paralisi fulminante; solo un breve tremito alle gambe.
Evitò di guardare il suo volto impietrito con la bocca distorta;  aprì la grande borsa e trasferì metà delle mazzette nella cartella di coccodrillo di lui. La “parte del leone”, da far trovare nell’auto della banca usata senza ritegno (la moglie lo sapeva al lavoro) dal “suicida”. Richiuse la patta e serrò la cintura evitando di guardarlo. Scese con fredda calma, sbatté al portiera e s’incamminò nell’acqua gelida. Sguazzò per più di cento metri, anche la borsa si bagnò, "ma tanto le banconote non si sciupano...". Mentre il sole calava dietro le colline, attraversò un campo di bolognino fino alla provinciale. Si acquattò dietro una siepe e si sfilò i guanti: il cielo scuriva sull’indaco. 


“Cavolo non si vede dentro alle auto!” Una macchina si fermò. Non riusciva ad indovinare chi guidasse. Colpo di fortuna: due larghe cornette bianche! Suore gentili:
« Non si dovrebbe, la regola, ma una povera ragazza sola, con quella borsona pesante! ».
Osservò l’anziana.
La novizia cingalese vedendo le  scarpe  gocciolanti, aggrottò le sopracciglia e  la scrutò piena di sospetto.
« Sono mézze e… sporche di fango! ».

IL LIBRO E'  IN VENDITA DA LUNEDI' 2 OTTOBRE. PER ADESSO (POI TOGLIERO' TUTTO) SUL BLOG TROVERETE LA PRIMA DELLE TRE PARTI DI CIASCUN ROMANZO. PER IL SEGUITO DOVRETE ACQUISTARLO.

(dati libro)   


martedì 23 maggio 2017

L'ombra del bonsai (11-I)


Sospetti
l'ombra del bonsai
11



L’offerta


I

L’aveva spinto nel baratro durante un trekking sulle Apuane. Camminava spedita davanti, Stefano la seguiva; s'era voltata di scatto e con un perfetto Sasae tsurikomi ashi, imparato per autodifesa, l'aveva fatto volare oltre il sentiero, poi aveva urlato protendendo le braccia verso di lui che rotolava rovinando su sassi e pietre.


 


 

Nessuno, dei compagni di passeggiata sembrava essersi accorto di niente. Tutti si meravigliarono. “Uno così esperto, finire in una sassaia!”, ma la polizia archiviò alla svelta: impossibile ricostruire la dinamica. Sul Tirreno, appena dodici righe per ricordare “L’ennesima fatale imprudenza, di turisti della domenica” su quelle pericolose, infide montagne.
Stefano la tradiva: aveva deciso di vendicarsi. Più che una relazione, era un club di donne. Dopo un sms sospetto assai, aveva origliato dall’altro telefono, collegato allo studio del marito; carpito molte telefonate. Aveva scoperto e saputo i motivi dei tradimenti. La segretaria, così linda e precisa, aveva le tette che sapevano di lavanda; la commercialista   era creativa nelle posizioni, sempre ardite e diverse; la commessa del negozio di scarpe sapeva farlo con grazia delicata e la panettiera: quanto buon odore di farina sulla pelle!
La gelosia è una brutta bestia. Gli fece comprare le scarpe su Amazon, lo fece andare da "un" commercialista, e niente più pane: "fa male!". Licenziare la segretaria fu però un'impresa. Senza la segretaria le due stanze dello studio erano rimaste vuote. Un giorno mentre rientrava lo sentì: "... Non cara Alessia, mi offri tanto, ma mi costi troppo!". Era la goccia che faceva traboccare il matrimonio: "Ora anche con le escort, lo sciagurato!".
Dopo la tragica passeggiata si accorse che la casa era piena di eco. Lo studio addirittura angosciante. 

Due giorni dopo squillò il telefono. La sciagurata rispose.
Una voce suadente l’avvolse:
« Buongiorno sono Alessia, c’è l’ingegnere... ? ».
Riattaccò di scatto. "Ancora Alessia, ma allora non è una escort!"? La nuova “fiamma” non era informata. Si arrovellò a cercare nell’agenda del marito: nulla. Il telefono suonò di nuovo. Alzò la cornetta decisa a smascherare la donna.
« Buongiorno sono Sandra,  vorrei parlare con... ».
Le sembrò la voce di prima. “Maledetta, è sempre lei,  pensò, mi vuole far fessa, incastrare! O … ricattare?”. Cominciò a ripensare a quel giorno in montagna. Aveva, forse, commesso imprudenze? C’era nel gruppo una delle sue amanti? Qualcuno l’aveva vista e non aveva detto niente? Questa Daniela, o Marta, era nel gruppo del CAI? Controllò la lista degli iscritti: mistero. Mezzora dopo era ancora lì rosa dal sospetto. Il telefono inesorabile ruppe il silenzio. Alzò la cornetta pronta, come un crotalo della steppa, a sputar veleno. 

IL LIBRO E'  IN VENDITA DA LUNEDI' 2 OTTOBRE. PER ADESSO (POI TOGLIERO' TUTTO) SUL BLOG TROVERETE LA PRIMA DELLE TRE PARTI DI CIASCUN ROMANZO. PER IL SEGUITO DOVRETE ACQUISTARLO.






venerdì 19 maggio 2017

L'ombra del bonsai (10-I) - ediz. speciale


Sospetti
l'ombra del bonsai
10

per esorcizzare





Speciale sul tema del terrorismo. Gruppi organizzati prima, cani sciolti, sempre più sciolti, dopo. Nizza, Berlino, Londra, Stoccolma, New York... camion o auto come armi di distruzione di massa.  Ho scritto questo romanzo noir bonsai alla memoria di tante vittime innocenti, con la speranza che mai più accadano eventi cosi tragici. Grazie per l'attenzione...


La chiave elettronica


I
Johnatan ascoltava attento. ma confuso. Distratto dal dubbio "Avrò fatto bene?". Lo si vedeva.  "Volevo fare il poliziotto e ora sono qui!". Se ne accorse anche il capo "C'è da capirlo", pensò ,"la prima volta può capitare!". Cercò allora di rafforzarne la giovane vocazione.
« Niente tentennamenti o dubbi: là fuori ci sono solo tante pecore! Non devi stabilire contatti o relazioni. Non socializzare! Ora fai attenzione, molta. E' tutto semplice, progettato e preparato, ma bisogna fare attenzione. Ascoltami bene ... ».
Lui aveva molto rispetto per il capo, e anche paura, non poteva  altro che far attenzione!

« Le auto, una rossa, l'Alfa e una verde, la Lancia, sono parcheggiate in Piazza della Libertà: non puoi sbagliare sono accanto. Il parcheggio è pagato, hai due ore di tempo per il secondo prelievo. Queste le chiavi, sono a telecomando. Quando apri quella rossa, che dovrai portare dentro il parcheggio della  stazione,  tu apri con la chiave... scordati che ha il telecomando...  Scendi per la rampa e la parcheggi al secondo livello al primo posto, quello più vicino alla rampa d'uscita. Troverai il posto libero, qualcuno l'ha occupato per te e te lo farà trovare libero. Tu non ci pensare: meno sai, meglio stai! Non devi pensare proprio: esegui e basta!  Prima di scendere prendi la valigetta che è sul sedile del passeggero e chiudi con la chiave. Con la chiave, non col telecomando! Metti la chiave dentro la valigetta ... ».
"Sì, pensò, è facile!". Continuò ad ascoltare attento, ma distratto. Pensava alla sua infanzia in solitudine; sì,  aveva tre minori fratelli, ma i suoi genitori erano sempre a lavorare! Quando tornavano gli urlavano "Ascolta!...", poi una valanga di ordini, di cose da fare. S'era abituato ad ascoltare senza prestare attenzione, ma l'espressione, quella sì, sembrava da bravo allievo attento!
Il capo stava per finire.

«... dopo che avrai consegnato la valigetta all'Hotel tornerai al parcheggio a prendere l'altra auto. Con quella puoi usare il telecomando. Vai subito a Roma alla Magliana e stai tranquillo per una settimana. Capito? Non devi uscire, troverai il frigo pieno ».
Il capo gli porse le chiavi.
« Ecco, non puoi sbagliare: una rossa e una verde, come le rispettive auto. Siamo a due passi dal parcheggio, ora vai. Non farti prendere dalla fretta, ma non devi perdere tempo: non attardarti! ».
S'avviò verso il parcheggio con le chiavi in tasca. In tre minuti raggiunse la coppia di auto affiancate. Si guardò intorno, non c'era nessuno. Ora si sentiva più tranquillo, non c'era più il capo a rompergli i timpani, e altro, coi suoi consigli pedanti: peggio di sua madre!

IL LIBRO E'  IN VENDITA DA LUNEDI' 2 OTTOBRE. PER ADESSO (POI TOGLIERO' TUTTO) SUL BLOG TROVERETE LA PRIMA DELLE TRE PARTI DI CIASCUN ROMANZO. PER IL SEGUITO DOVRETE ACQUISTARLO.