«Il mio nome non è Bond,
e non mi chiamo James!».
Quelli che non si presentavano così: «Il mio
nome è Bond... James Bond», le spie comuni mortali, che magari venivano pure
dal freddo!
Spie come noi
La spia che
venne dal freddo (1965). Richard
Burton è Alec Leamas, uno degli uomini del più famoso Smiley. Recita la parte,
accentuata, dell'infimo burocrate in disgrazia, ma ha una carriera alle spalle.
Come al solito, commentiamo
la trama. La sezione di Berlino Ovest dello spionaggio britannico, diretta da
Alec Leamas, non è stata ben gestita. In seguito alla morte di un suo
informatore, avvenuta a un posto di blocco, Leamas viene richiamato a Londra da
Control, capo dello spionaggio, e retrocesso da agente sul campo a grigio
burocrate della sezione bancaria dell'agenzia.
In realtà Control
sta organizzando la trasformazione di Leamas in un personaggio apparentemente
dedito all'alcolismo (vedi la scena sopra dove "elemosina" una bottiglia!), depresso, con un misero impiego presso un istituto culturale,
sperando che i servizi segreti del blocco comunista prendano contatto con lui e
vaglino la sua disponibilità a operare per loro.
All'istituto
culturale dove lavora, Alec fa la conoscenza di Nan, una giovane donna
idealista e comunista, segretaria locale del partito.
Messo in prigione a
causa di una futile lite, non appena esce dal carcere Alec viene effettivamente
avvicinato da un emissario dello spionaggio della Germania Orientale, che lo ha
individuato come potenziale disertore. Attuando il piano prestabilito, Leamas
si lascia condurre nei Paesi Bassi, dove viene interrogato da Peters sui
pagamenti del MI6 e altri segreti.
Poi, dopo che
l'Inghilterra ha divulgato la sua scomparsa, Leamas viene trasferito in una
casa di campagna della DDR, dove entra in contatto con l'ebreo tedesco Fiedler,
braccio destro di Mundt, un ex nazista ora capo del controspionaggio della
Germania Orientale.
Dopo un'iniziale
diffidenza, Fiedler, interrogando Leamas, giunge alla conclusione che Mundt sia
un agente pagato al servizio dell'Occidente, nonostante lo stesso Leamas
ritenga impossibile che un agente di questo rango fosse reclutato in Germania
senza che lui ne venisse informato. Fiedler denuncia quindi il suo capo, che
viene arrestato.

Un Tribunale della
DDR è convocato per determinare in un processo la colpevolezza di Mundt, con
Leamas come testimone chiave. L'avvocato difensore di Mundt però elenca una
serie di discrepanze nella repentina trasformazione di Leamas in informatore, e
la credibilità di Leamas viene definitivamente meno quando è chiamata a
testimoniare Nan, che con reticenza ammette di aver ricevuto una forte somma di
denaro da George Smiley, agente dello spionaggio britannico. Il capovolgimento
della situazione è totale: Fiedler viene riconosciuto colpevole di complicità
nella macchinazione contro il suo capo, essendo stato mosso da sete di potere e
avendo avallato le informazioni ricevute da Leamas, mentre Mundt viene
scagionato e la sua posizione di potere viene ristabilita.

Tradotto in
prigione, Leamas crede di aver fallito nella sua missione e teme di essere
giustiziato, ma nottetempo viene liberato da Mundt, che gli indica un
itinerario per raggiungere Berlino Est e poi fuggire a Ovest insieme a Nan,
ugualmente incarcerata. Quindi Mundt, che è realmente un collaboratore dello
spionaggio britannico, rassicura Leamas sulla riuscita della sua missione,
rivelandogli che si è trattato di un piano per mettere a tacere Fiedler, che
cominciava a nutrire dei sospetti nei confronti del suo superiore.
Durante il tragitto
in auto Nan è scioccata e disgustata dalle rivelazioni su tutta la diabolica
operazione di spionaggio. Alec pronuncia allora parole piene di odio e di
ribrezzo per se stesso e per il suo proprio ruolo.
Al momento di
scalare il muro di Berlino, Nan, unico testimone civile dell'intera vicenda,
viene uccisa da un sicario di Mundt, e Leamas, sotto shock, torna sui suoi
passi per farsi uccidere accanto al corpo della donna.
Il cast di attori è
di grandissimo livello, ma Richard Burton li sovrasta tutti. È fenomenale nei
panni del protagonista Alec Leamas: crea un personaggio vero, un uomo senza
grandi ideali, disilluso e consapevole della precarietà e pericolosità di un
mestiere come il suo: che alla fine detesta. Da segnalare anche le ottime interpretazioni di Claire
Bloom, Oskar Werner e Peter Van Eyck.
Bella la colonna sonora scritta da Sol Kaplan che si sposa bene con le
atmosfere cupe e malinconiche del film.
FINE
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