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martedì 28 marzo 2023

Lanterna Gialla 130

 


  Recensioni di film di genere  


Film n.129

 

La ragazza del lago   (----) – 2007 con  Toni Servillo, Valeria Golino, Fabrizio Gifuni  regia di A. Molaioli

 


La Norvegia non è qui!

La ragazza del lago è un film del 2007 diretto da Andrea Molaioli, al suo debutto registico. É ispirato al romanzo della scrittrice norvegese Karin Fossum Lo sguardo di uno sconosciuto  del 1996.  Ripubblicato con questo titolo, dopo l'uscita del film: leggi di mercato! Il film è vincitore di 9 David di Donatello: troppi!

Un po’ di trama. Il commissario Giovanni Sanzio (Servillo), padre paziente di una ragazza nervosa e marito rassegnato di una donna ricoverata per una grave malattia del sistema nervoso, indaga sull'omicidio di una studentessa giocatrice di hockey, rinvenuta morta e nuda sulle sponde di uno dei  laghi di Fusine vicino a Tarvisio, in Friuli-Venezia Giulia.

 


L'indagine investe le famiglie di un intero villaggio perché la comunità è piccola e isolata e quindi il crimine è senz'altro maturato in una delle poche famiglie del paese. I potenziali assassini (troppi però!) vengono interrogati dal commissario e il cerchio pian piano si stringe. Le verità nascoste risulteranno angosciose, tristi e sconcertanti. L'apparente incanto del paese rimarrà sospeso nel desolante ritorno del silenzio lungo le rive del lago. E qui mi fermo...

Lo considero un film sopravvalutato (vedi i troppi David di Donatello) a causa, o per merito, di un sempre bravo e misurato Servillo. (Sì, c'è pure da chiedersi se prendersi la scena in un film così sia utile...).  

A suo tempo non mi dispiacque, rivisto ora, a mente fredda, lo trovo  pieno di buchi registici, come una fetta di Emmental che, però, in quella valle non viene prodotto. Improbabile (forzato) e poco credibile il trasferimento dell’ambientazione da un fiordo dell'estremo nord in una valle italica.

Voto: **1/2/5

 

 

 

sabato 26 marzo 2022

Lanterna gialla 126



  Recensioni di film di genere  
Film n.126

 

Sherlock Holmes di fronte alla morte (S.H. Faces Death) - 1943

con Basil Rathbone e Nigel Bruce

 


È la sesta pellicola gialla basata sul personaggio di Sherlock Holmes della serie interpretata dalla coppia Basil Rathbone-Nigel Bruce e prodotta da Universal Studios. Per guardare film come questo occorre prima attrezzarsi con buone dosi di affetto, bonomia, e tolleranza. Ha quasi ottanta anni e li dimostra tutti. Occorre rispetto per i vecchietti, anche se noiosi!

È liberamente ispirato al racconto L'avventura del rituale dei Musgrave (The Adventure of the Musgrave Ritual), una delle storie contenute nella raccolta Il ritorno di Sherlock Holmes (1905) di Arthur Conan Doyle.

 

 


Trama essenziale. Il dottor Watson sta prestando servizio volontario come medico a Musgrave Hall, nel Northumberland, residenza di un'antica casata inglese che viene anche utilizzata come ospedale per un ristretto numero di soldati che devono riprendersi da shock psicologici ricevuti a causa della guerra in corso (La Seconda Guerra Mondiale nel film! Nel racconto manco 'era stata la Prima...).

Quando Sally Musgrave dimostra il suo affetto per uno dei piloti americani ricoverati nella sua abitazione, viene osteggiata dal capitano Pat Vickery, anch'egli residente ricoverato, nonché dai suoi fratelli Geoffrey e Phillip.

Uno dei medici che collabora con la casa di cura, il dottor Sexton, viene assalito da uno sconosciuto durante una passeggiata. Il dottor Watson, prendendosi cura dell'amico, decide di chiamare ad indagare l'amico fraterno Sherlock per fare chiarezza sull'accaduto.

Al suo arrivo alla residenza, Sherlock Holmes scopre la salma di Geoffrey Musgrave. L'ispettore Lestrade di Scotland Yard è incaricato di risolvere il caso di omicidio ed immediatamente, per certificare fin dall'inizio la propria stupida inettitudine, arresta il capitano come sospetto.

 

 


Holmes è di un'altra opinione circa la colpevolezza del pilota e continua a compiere indagini per proprio conto.... dopo varie peripezie, anche se è senza capellino a falde paraorecchi e mantellina paraspalle, scioglierà l'enigma. Ma chi poteva dubitarne?

 

Un film ingenuo per spettatori ingenui. un po' gotico e un po' misteriosofico. E' considerato dalla critica (Mereghetti e Morandini) uno dei migliori. Come gli altri migliori, che ho visto, non vale molto, ormai! E' parte della storia del cinema, ma Charlie Chan che lo precede di qualche anno è molto più moderno.

Basil Rathbone ci mette il fisico (ormai lui è Sherlock!); Nigel Bruce esagera nel giogioneggiare e troppe volte si sente pronunciare la frase mai scritta da Doyle: "Elementare Watson"!

Doppiaggio sciagurato dei comprimari, soprattutto la voce italiana (stonata e impacciata) di Sally è insopportabile!

 

Voto **/5?... ma è storia! Allora **1/2/5

 

 
 

giovedì 10 giugno 2021

Non solo Bond - Parte 005


«Il mio nome non è Bond,

e non mi chiamo James!».

Quelli che non si presentavano così: «Il mio nome è Bond... James Bond», le spie comuni mortali, che magari venivano pure dal freddo!


Spie come noi


La spia che venne dal freddo (1965). Richard Burton è Alec Leamas, uno degli uomini del più famoso Smiley. Recita la parte, accentuata, dell'infimo burocrate in disgrazia, ma ha una carriera alle spalle.

Come al solito, commentiamo la trama. La sezione di Berlino Ovest dello spionaggio britannico, diretta da Alec Leamas, non è stata ben gestita. In seguito alla morte di un suo informatore, avvenuta a un posto di blocco, Leamas viene richiamato a Londra da Control, capo dello spionaggio, e retrocesso da agente sul campo a grigio burocrate della sezione bancaria dell'agenzia.

 

In realtà Control sta organizzando la trasformazione di Leamas in un personaggio apparentemente dedito all'alcolismo (vedi la scena sopra dove "elemosina" una bottiglia!), depresso, con un misero impiego presso un istituto culturale, sperando che i servizi segreti del blocco comunista prendano contatto con lui e vaglino la sua disponibilità a operare per loro.


All'istituto culturale dove lavora, Alec fa la conoscenza di Nan, una giovane donna idealista e comunista, segretaria locale del partito.

 

Messo in prigione a causa di una futile lite, non appena esce dal carcere Alec viene effettivamente avvicinato da un emissario dello spionaggio della Germania Orientale, che lo ha individuato come potenziale disertore. Attuando il piano prestabilito, Leamas si lascia condurre nei Paesi Bassi, dove viene interrogato da Peters sui pagamenti del MI6 e altri segreti.


Poi, dopo che l'Inghilterra ha divulgato la sua scomparsa, Leamas viene trasferito in una casa di campagna della DDR, dove entra in contatto con l'ebreo tedesco Fiedler, braccio destro di Mundt, un ex nazista ora capo del controspionaggio della Germania Orientale.

Dopo un'iniziale diffidenza, Fiedler, interrogando Leamas, giunge alla conclusione che Mundt sia un agente pagato al servizio dell'Occidente, nonostante lo stesso Leamas ritenga impossibile che un agente di questo rango fosse reclutato in Germania senza che lui ne venisse informato. Fiedler denuncia quindi il suo capo, che viene arrestato.

 

Un Tribunale della DDR è convocato per determinare in un processo la colpevolezza di Mundt, con Leamas come testimone chiave. L'avvocato difensore di Mundt però elenca una serie di discrepanze nella repentina trasformazione di Leamas in informatore, e la credibilità di Leamas viene definitivamente meno quando è chiamata a testimoniare Nan, che con reticenza ammette di aver ricevuto una forte somma di denaro da George Smiley, agente dello spionaggio britannico. Il capovolgimento della situazione è totale: Fiedler viene riconosciuto colpevole di complicità nella macchinazione contro il suo capo, essendo stato mosso da sete di potere e avendo avallato le informazioni ricevute da Leamas, mentre Mundt viene scagionato e la sua posizione di potere viene ristabilita.

 


Tradotto in prigione, Leamas crede di aver fallito nella sua missione e teme di essere giustiziato, ma nottetempo viene liberato da Mundt, che gli indica un itinerario per raggiungere Berlino Est e poi fuggire a Ovest insieme a Nan, ugualmente incarcerata. Quindi Mundt, che è realmente un collaboratore dello spionaggio britannico, rassicura Leamas sulla riuscita della sua missione, rivelandogli che si è trattato di un piano per mettere a tacere Fiedler, che cominciava a nutrire dei sospetti nei confronti del suo superiore.

Durante il tragitto in auto Nan è scioccata e disgustata dalle rivelazioni su tutta la diabolica operazione di spionaggio. Alec pronuncia allora parole piene di odio e di ribrezzo per se stesso e per il suo proprio ruolo.

 


Al momento di scalare il muro di Berlino, Nan, unico testimone civile dell'intera vicenda, viene uccisa da un sicario di Mundt, e Leamas, sotto shock, torna sui suoi passi per farsi uccidere accanto al corpo della donna.

Il cast di attori è di grandissimo livello, ma Richard Burton li sovrasta tutti. È fenomenale nei panni del protagonista Alec Leamas: crea un personaggio vero, un uomo senza grandi ideali, disilluso e consapevole della precarietà e pericolosità di un mestiere come il suo: che alla fine detesta. Da segnalare anche le ottime interpretazioni di Claire Bloom, Oskar Werner  e Peter Van Eyck. Bella la colonna sonora scritta da Sol Kaplan che si sposa bene con le atmosfere cupe e malinconiche del film.

 

FINE 

(Torna alla parte 004)