
Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli
recensioni di romanzi gialli
Giudizio n. 93
Caffè al veleno a
Piccadilly
Anthony Berkeley
Polillo
Uno stantio caffè
vittoriano
Ancora
una volta la Polillo editore ha fatto davvero un'opera buona. Ha saputo (restando in tema) proporre
un giallo vintage, i lettori ultranovantenni
saranno felici. Contenti da morire! Un'operazione filologicamente apprezzabile,
ma forse poco in linea col mercato. Si tratta del romanzo "Caffè
al veleno al Piccadilly" di Anthony Berkeley. Come
da tradizione dell'autore, questo giallo è un caso complesso e talmente originale
che alla fine diventa complicato capirlo. Torna davvero tutto? Impossibile fare
riscontri, non ci si ricorda niente e dopo essersi annoiati una volta, tornare
a rileggere sarebbe fatale!
Come
capita quando si legge Berkeley, siamo di fronte a un intreccio di alta
qualità, ricco di misteri e false piste, ma Berkley non è zia Agatha! Da notare
che in quegli anni Maigret aveva cominciato a indagare e Sam Spade si dava da fare
nella caccia di un falcone. Quindi Berkeley non si accorge di quello che gli sta
accadendo intorno.
La
storia, ambientata a Londra, ha inizio nella sala da tè del prestigioso Piccadilly
Palace Hotel, un luogo mitico di cui non cepuò fregar de meno. Lì il protagonista, il buffo, impacciato e
timido Ambrose Chitterwick ( personaggio involontariamente ridicolo) crede di
assistere all'omicidio di un'anziana signora, tramite l'avvelenamento del suo
tè da parte di un giovanotto seduto al suo tavolo. Tutto si svolge sotto i suoi
occhi, con estrema semplicità e disinvoltura. Chitterwick è certo di ciò che ha
visto. Il colpevole non ha scampo! Ma è davvero così? Ciò che è apparso dinanzi
ai suoi occhi corrisponde alla realtà? Sono queste le domande alla quale dovrà
dare una risposta, e lo farà grazie alla moglie del principale sospettato e a
un intuito senza paragoni. Sarà allora che, tra false piste e apparenze da
smascherare, Chitterwick giungerà ad un finale insospettabile e imprevedibile.
Davvero? No, è tutto telefonato e la suspense è molto "vittoriana"!
Di
Berkeley è doveroso, per meriti storici, citare "Lo strano caso dei
cioccolattini avvelenati" (I Bassotti n.5) definito da
alcuni recensori senza pudore "il suo capolavoro e pietra miliare della
letteratura poliziesca", pubblicato per la prima volta nel 1929, e
ammirato soprattutto per l'originalità dell'intreccio e il finale sbalorditivo.
"Caffè
al veleno al Piccadilly" è un reperto eccellente per capire come
l'avvento dell'Hard Boiled, sia stato per tutti una liberazione. Se osate una
lettura greve e spesso ripetitiva. Non può mancare nella biblioteca
dell'appassionato di gialli, la storia ha il suo peso, soprattutto per capire i
mistery inglesi, ma sarà subito relegato nello scaffale più alto, dove non si
arriva neanche con lo scaleo.
Voto
**/5
Voto a Polillo editore *****/5 con lode
Voto a Polillo editore *****/5 con lode

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