domenica 8 novembre 2015

Il Gufo Giallo (93)


Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli

Giudizio n.  93

 

 Caffè al veleno a Piccadilly
Anthony Berkeley     
Polillo

 

 

 

 

Uno stantio caffè vittoriano
Ancora una volta la Polillo editore ha fatto davvero un'opera buona.   Ha saputo (restando in tema) proporre un giallo vintage, i lettori ultranovantenni saranno felici. Contenti da morire! Un'operazione filologicamente apprezzabile, ma forse poco in linea col mercato. Si tratta del romanzo "Caffè al veleno al Piccadilly" di Anthony Berkeley. Come da tradizione dell'autore, questo giallo è un caso complesso e talmente originale che alla fine diventa complicato capirlo. Torna davvero tutto? Impossibile fare riscontri, non ci si ricorda niente e dopo essersi annoiati una volta, tornare a rileggere sarebbe fatale!
Come capita quando si legge Berkeley, siamo di fronte a un intreccio di alta qualità, ricco di misteri e false piste, ma Berkley non è zia Agatha! Da notare che in quegli anni Maigret aveva cominciato a indagare e Sam Spade si dava da fare nella caccia di un falcone. Quindi Berkeley non si accorge di quello che gli sta accadendo intorno.
La storia, ambientata a Londra, ha inizio nella sala da tè del prestigioso Piccadilly Palace Hotel, un luogo mitico di cui non cepuò fregar de meno.  Lì il protagonista, il buffo, impacciato e timido Ambrose Chitterwick ( personaggio involontariamente ridicolo) crede di assistere all'omicidio di un'anziana signora, tramite l'avvelenamento del suo tè da parte di un giovanotto seduto al suo tavolo. Tutto si svolge sotto i suoi occhi, con estrema semplicità e disinvoltura. Chitterwick è certo di ciò che ha visto. Il colpevole non ha scampo! Ma è davvero così? Ciò che è apparso dinanzi ai suoi occhi corrisponde alla realtà? Sono queste le domande alla quale dovrà dare una risposta, e lo farà grazie alla moglie del principale sospettato e a un intuito senza paragoni. Sarà allora che, tra false piste e apparenze da smascherare, Chitterwick giungerà ad un finale insospettabile e imprevedibile. Davvero? No, è tutto telefonato e la suspense è molto "vittoriana"!
Di Berkeley è doveroso, per meriti storici,  citare "Lo strano caso dei cioccolattini avvelenati" (I Bassotti n.5) definito da alcuni recensori senza pudore "il suo capolavoro e pietra miliare della letteratura poliziesca", pubblicato per la prima volta nel 1929, e ammirato soprattutto per l'originalità dell'intreccio e il finale sbalorditivo.
"Caffè al veleno al Piccadilly" è un reperto eccellente per capire come l'avvento dell'Hard Boiled, sia stato per tutti una liberazione. Se osate una lettura greve e spesso ripetitiva. Non può mancare nella biblioteca dell'appassionato di gialli, la storia ha il suo peso, soprattutto per capire i mistery inglesi, ma sarà subito relegato nello scaffale più alto, dove non si arriva neanche con lo scaleo.
  
Voto **/5

Voto a Polillo editore *****/5 con lode

 

 

 

 

 

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