
Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli
recensioni di romanzi gialli
Giudizio n. 115
Un caso di scomparsa
di Dror A. Mishani
Guanda
Una ridicola premessa
“Leggo romanzi gialli, quando
ho tempo, e guardo film polizieschi e serie televisive, e dimostro che l’investigatore si
sbaglia.”
Non aveva capito. Nessuno
capiva.
“Dimostri a chi?”
“A me stesso. Quando leggo un
giallo, svolgo la mia indagine parallela e dimostro che l’investigatore del
libro si sbaglia o induce di proposito i lettori a sbagliare, mentre la vera
soluzione è un’altra.”
Riporto questo brano di improbabile
dialogo per far capire quanto sia difficile esprimere un giudizio su questo
libro.
Se come editor (lo faccio
davvero) mi avessero sottoposto questo manoscritto per una valutazione credo che
l'avrei scartato con queste motivazioni: ha un'ideologia sbagliata (riguardo
agli autori di gialli: orgoglio e pregiudizio), è prolisso e non quaglia, troppe ripetizioni ed
eccessivi dettagli. Noioso. Non sarei andato oltre le cinquanta pagine e avrei
sbagliato!
L'ho letto invece per intero (per
dovere turistico e morale, ma non vi spiego di più) e a parte i difetti
congeniti l'ho apprezzato. Non mi ha entusiasmato, ma l'ho apprezzato. Cerco di
spiegarvi perché.
Procedura introspettiva di polizia
Sobborgo di Tel Aviv. L’ispettore Avraham Avraham è convinto che in Israele non si scrivono perché si muore già abbastanza nella guerra continua
che si vive nel quotidiano, come è morto il figlio di Ilana, il capo di Avraham. Così, quando si presenta in Centrale una
madre a denunciare la scomparsa del figlio, il poliziotto non le da troppo
ascolto. Risulta presto che il ragazzo, Ofer, è proprio
scomparso. Col passare dei giorni sorge il sospetto che possa essere morto. Sembra a Avraham che sua
madre lo conoscesse poco, non sa dire nulla delle abitudini del figlio, di
quello che gli piaceva. Eppure Ofer sarebbe dovuto andare al cinema con una ragazza
due giorni dopo quello della sua scomparsa - di certo non si è ucciso, ma anche
andarsene così, senza soldi, senza carta di credito, senza telefonino? ... di
piùnon si può dire, occorre leggere.
Dror Mishani con questo suo primo
romanzo ribalta, anzi la smonta pezzo
per pezzo, l’affermazione del suo personaggio secondo cui non si scrivono
gialli in Israele. E' infatti un buon romanzo giallo ed un cupo, scurissimo
noir. Non eccelso, in nessuno dei due lati ma un romanzo che ricerca con
convinzione lo spessore psicologico dei personaggi. A volte lo trova, a volte
s'incarta, per cui le domande lasciano la risposta aperta, non perché il
lettore ci rifletta, ma perché c'è stato un eccesso di introspezione e neppure
uno psicanalista esperto ne uscirebbe.
Avraham Avraham,
che poi non è "un Montalbano" come recita la copertina, sarà protagonista di un altro successivo
romanzo: ci sono le premesse. Non vi dico dell’insegnante Zeev Avni, che ha
velleità di scrittore ma neppure si rende conto di essere il deus ex machina dell'indagine.
Zeev è il motore nascosto del
meccanismo narrativo: il personaggio inconsapevole che "muove le
cose". La scomparsa del ragazzo
offre a Zeev Avni l’ispirazione per "il romanzo" che avrebbe sempre
voluto scrivere.
Allora Zeev porta
l’invenzione romanzesca dentro la vita della famiglia dello scomparso... e di
più non dissi.
Avraham Avraham avanzare incerto, ma ha pure deboli intuizioni
a guidarlo, in cerca di una verità che gli sfugge, che si camuffa sotto
molteplici sembianze.
Quando
si alza infine il sipario, finisce il giallo per dar posto a un nero noir: è un terribile dramma grondante dolore.
Ma come sentenziava mia nonna "Baccalà, fegato e ova, con più bolle e più s'assoda!". Un noir dev'essere stringente, secco, duro, rapido, tagliente... se lo cuoci troppo si scuoce come la pasta o si indurisce come il pane, soprattutto perde sapore. Meno male che tra tanta dolorosa e cupa
tristezza c’è un risvolto leggero ( ma giusto un pizzico): l’ironia affettuosa con cui vengono presentati
i genitori del quarantenne Avraham (Woody Allen docet sulle mamme ebree,
competono solo con quelle italiane quanto ad iper-protettività) e l’imprevisto
innamoramento del protagonista per una ragazza incontrata in un viaggio di
lavoro a Bruxelles.
Resta comunque, a gravare sulla
storia e sulle spalle del lettore, la ridondanza. Si vede che in Israele poco
si conosce l'asciuttezza di Chandler o di Hammet. Credo che un taglio del 30%
di pagine farebbe di questo libro prolisso un (più) piccolo grande ( lavoro) capolavoro.
Voto ***/5
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