domenica 8 febbraio 2026

Il Gufo Giallo 156

 

Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli

 


Il nido del corvo

Piergiorgio Pulixi

Feltrinelli 

Giudizio n. 153 

Il  Serial Killer, questo conosciuto

Meglio tardi che mai!

Durante l’adolescenza ero grande appassionato di cinema, ma amavo i Gialli Classici (che ora non considero più un modello). Questo mi fece passare indenne oltre M (Il mostro di Düsseldorf), Il dottor Jeckyl e Mister Hide, Totò Barbablù e Psyco. Anni dopo, da adulto impressionato dagli   orribili ed efferati delitti del Mostro di Firenze, guardai con maggior attenzione Il Silenzio degli Innocenti. Era sorta in me una tardiva sensibilità verso i Serial Killers. Un’attenzione unita a una certa repulsione, infatti, (in letteratura e al cinema) non li ho mai considerati interessanti.

Nei mesi in cui in TV molti guardavano il Processo a Pietro Pacciani dissero che in Italia non esistevano i Serial Killers. Anzi, che non erano mai esistiti! Una balla solenne! Esclusi gli altri imputati dei delitti del Mostro, gli amici di merende (li chiamarono anche così), in Italia ne ho contati più di 50. La classificazione si basa su una regola un tantino estensiva, ma  anche ad applicare le modalità dei tipi descritti nella letteratura di genere (tarati da una fissazione) sempre una trentina sarebbero!

Il Mostro di Firenze influì sciaguratamente sulla produzione di gialli (Almost Blue -1997; Io Uccido 2002) dove figurava un Serial Killer: il tema era  appetito dai lettori. Purtroppo, per biechi motivi di mercato, la ricerca di effetti speciali e colpi di scena minò alle fondamenta la “banalità del delitto”. La giallista francese, Fred Vargas, che già leggevo in quegli anni, ebbe a dire che “il delitto è semplice”.

I primi Serial Killers della letteratura italiana, invece, non erano semplici, complicavano parecchio le cose e, soprattutto, spendevano milioni di lire (ancora l’€uro non c’era!) per riuscirci: una élite ben dotata! Con rigore matematico e pazienza certosina (da ingegnere quale sono) mi feci allora due conti: pur se mi fosse venuto l’uzzolo, non mi sarei potuto permettere di fare il Serial Killer. Non avevo quattro o cinquecento milioni da investire in attrezzature e spese per compiere, sperando nell’impunità, delitti seriali! E dire che il Mostro di Firenze sembrava aver usato una Beretta 22 molto usata, prezzo al mercato nero circa centomila lire! Da allora ho sempre guardato con sospetto alle storie con Serial Killers. Le consideravo esercizi stilistico-letterari  per impressionare il lettore di bocca buona.

Un libro interessante

Pertanto leggerne ora (su gradito invito della Ginestra-Fabbrica della Conoscenza) una ben confezionata è stata una piacevole sorpresa.

Confesso che non conoscevo l’autore, una bella scoperta. Un thriller da leggere, prosa asciutta, ma molto ricca. Uso del particolare e del dettaglio come strumenti di suspence. Tensione sempre presente per l’immanenza del pericolo, caratteri dei personaggi coerenti, dialoghi sempre espressi in funzione della storia; avvolgente e coinvolgente tanto che alla fine, per suggestioni generate dai bimbi sullo sfondo o forse per esperienze personali, mi son tornate in mente alcune cose…

Riflessioni indotte

Una filastrocca:

“Ninna nanna, ninna oh, / questo bimbo a chi lo do? /  Lo darò alla Befana  /  che lo tiene una settimana. /  Lo darò all'Uomo Nero   / che lo tiene un anno intero

Mi son chiesto, “per noi un Serial Killer è il mitico Uomo Nero?”. Domanda retorica, ma, nonostante fossi convinto della risposta, mi son tornate in mente letture del passato e mi sorte altre domande…

Un libro:

Il primo romanzo con un Serial Killer, La signorina Scuderi (1819) di E.T.A. (Ernst Theodor Amadeus) Hoffmann famoso Autore del Romanticismo. Coevo (1819) Il vampiro di John Polidori, romanzo gotico.

Cose su cui riflettere, ma torniamo al libro ed ai sui punti focali:…

Fin dall’inizio si seguono le mosse del Killer, di conseguenza il lettore ne sa più dei detectives… di fatto si usa la tecnica narrativa dell’Inverted Detection, come nelle inchieste del Tenente Colombo, ma a parlarne c’è rischio di spoiler e non lo faccio.

C’è un grande dispiegamento di tecnologia, ben usata e ben spiegata, ma è una falsa pista, lo capiamo quando arriva un Auto-spoiler: Pag. 77 (pensiero di Viola Zardi, una detective)  “… consapevole che, qualora avessero trovato il killer, non sarebbe stato di certo grazie alla tecnologia”…. Di cui non posso parlare!

La fissazione del Killer: Estetica femminile legata a un particolare, ma, soprattutto, una Grande autostima “… si era congratulato con se stesso…” (Pag. 78) e più avanti “…si concesse un accenno di autocompiacimento… per la precisione.” (Pag. 82)… Delirio di onnipotenza che può tradire… ma non si può dire come qui succede.

Domande e risposte

Sorgono allora  alcune domande all’autore, per fortuna esenti da rischio di spoiler,  che mi sono posto e a cui ho autonomamente risposto:

D1: Perché la psiche del Serial Killer è interessante per un autore?

R1: Perché lo è per i lettori!

D2: Come fa, un autore, a entrare entra nella mente del Serial Killer? Soprattutto nella sua fissazione?

R3: Si deve molto documentare ed essere un po’ fissato anche lui!

D3: All’autore piacciono di più i cani o i gatti?

R3: Senza dubbio i gatti!

D4: Marshall McLuhan classifica il romanzo come un medium caldo (come il cinema o la radio), questo l’ho trovato molto caldo, perché questa scelta?

R4: Umberto Eco teorizzò il LECTOR IN FABULA (1979), salvo poi contraddirsi subito l’anno dopo con Il Nome della Rosa… Perché non lasciare libero un giovane autore di raccontare come più gli piace?


Voto ***1/2/5

 

 

 

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