venerdì 14 agosto 2015

Giallo Italiano (1-5)


Giallo italiano
1970-2000
Mastro Andrea, principe di Montelùsa
(1-5)

Terzo decennio: gli anni Mastro Andrea
L'ultimo decennio del secolo scorso è stato determinante per tracciare i sentieri del giallo italiano. Il 1990 viene ricordato per un esordio: Carlo Lucarelli pubblica Carta bianca, un giallo storico (anche se io lo definirei "vintage") ambientato durante la Repubblica di Salò. E' anche l'esordio del commissario de Luca. Arriverà in televisione solo diciotto anni dopo col volto di Alessandro Preziosi.

La trama. Durante gli ultimi drammatici giorni della Repubblica di Salò viene ucciso un ricco playboy; nell'omicidio sembrano coinvolti importanti personaggi del regime mussoliniano.

Il commissario De Luca ha da poco lasciato il posto di comandante della sezione speciale di polizia politica (la famigerata Legione Autonoma Mobile Ettore Muti) ed è al suo primo caso come commissario dei normali servizi di pubblica sicurezza. È un uomo onesto, ma non certo un eroe che si muove un po' contraddittoriamente in uno dei periodi più cupi della storia d'Italia.

Mentre il traballante regime vorrebbe indirizzare le indagini contro un gerarca in disgrazia, De Luca indaga su quattro donne sedotte, sfruttate e tradite dal bel rubacuori. ...
In parallelo si muove Danila Comastri Montanari con un giallo, "molto più storico" anche de Il Nome della rosa. Mors Tua, vincitore del premio Alberto Tedeschi (mi scuso per l'immagine ma non ho trovato di meglio) introduce il personaggio di Publio Aurelio Stazio, un senatore romano a cui piace indagare. L'influenza di Margaret Doody si sente nella  particolarità delle vicende e nella descrizione accurata degli usi e dei costumi dell'epoca. Ma roma è più comprensibile a noi di Atene e le storie sono coinvolgenti. L’impero romano è al massimo del suo splendore e impera Claudio con la giovane moglie Messalina ... dietro ad ogni colonna si trama nell'ombra.
Nel 1991 c'è il ritorno al giallo della "premiata ditta F&L". Fruttero&Lucentini pubblicano un giallo oscuro e buio, un guallo fine stagione, la loro. Siamo in un desolato fuori stagione della  riviera maremmana. Un esclusivo comprensorio di ville costruite all'interno di una pineta affacciata sul mare è l'ambientazione di questo giallo straniato, volutamente disorganico e non completamente riuscito, ma apprezzabile.

L'anno dopo, 1992, esordisce Coliandro, anche lui con un futuro in TV. Lucarelli partecia, col racconto Nikita, aa una antologia di un gruppo di autori bolognesi: I delitti del gruppo 13. Piace e il personaggio si guadagnerà la scena sui romanzi e poi in tv con discreto successo.

Si arriva al 1994 ed è il botto inatteso. Il maestro Andrea Camilleri, reduce da lunga gavetta televisiva, cala l'asso di briscola e ripulisce il banco! Salvo Montalbano, commissario di Vigata entra in scena. Non ne uscirà più.
La trama: Pino Catalano e Saro Montaperto, due geometri che per necessità fanno il lavoro di munnizzari in una zona malfamata, la mànnara, consueto luogo di ritrovo di prostitute, trovano all'interno di un'automobile il cadavere di un uomo con gli abiti discinti che essi conoscono bene, essendo un noto esponente politico locale: l'ingegner Luparello. Uno dei due, Saro, trova poi una collana di alto valore che nasconde perché si ripromette di venderla per ricavarne del denaro per curare il figlioletto malato.
Il linguaggio è, per molti lettori, uno shock. Nasce un dibattito, anche accademico (a qualche professore girano i cabasisi), sulla lingua di Camilleri. Cinque anni dopo, maggio 1999, il successo televisivo li farà girare anche di più, quei cabasisi accademici!
Al di là del mito, Camilleri ci offre trame veritiere calate nel contesto siciliano e un linguaggio effervescente anche se inventato di sana pianta. Ma è solo l'inizio!

 
(1-5 segue)

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