Giallo italiano
1970-2000
Mastro Andrea, principe di Montelùsa
(1-5)
Terzo decennio: gli anni Mastro Andrea
L'ultimo
decennio del secolo scorso è stato determinante per tracciare i sentieri del
giallo italiano. Il 1990 viene ricordato per un esordio: Carlo Lucarelli
pubblica Carta bianca, un giallo storico (anche se io lo definirei "vintage")
ambientato durante la Repubblica di Salò. E' anche l'esordio del commissario de
Luca. Arriverà in televisione solo diciotto anni dopo col volto di Alessandro
Preziosi.
La trama. Durante
gli ultimi drammatici giorni della Repubblica di Salò viene ucciso un ricco
playboy; nell'omicidio sembrano coinvolti importanti personaggi del regime
mussoliniano.
Il commissario De
Luca ha da poco lasciato il posto di comandante della sezione speciale
di polizia politica (la famigerata Legione Autonoma Mobile Ettore Muti)
ed è al suo primo caso come commissario dei normali servizi di pubblica
sicurezza. È un uomo onesto, ma non certo un eroe che si muove un po'
contraddittoriamente in uno dei periodi più cupi della storia d'Italia.
Mentre il
traballante regime vorrebbe indirizzare le indagini contro un gerarca in
disgrazia, De Luca indaga su quattro donne sedotte, sfruttate e tradite dal bel
rubacuori. ...
In
parallelo si muove Danila Comastri Montanari con un giallo, "molto più
storico" anche de Il Nome della rosa. Mors Tua, vincitore del
premio Alberto Tedeschi (mi scuso per l'immagine ma non ho trovato di meglio) introduce il personaggio di Publio Aurelio
Stazio,
un senatore romano a cui piace indagare. L'influenza di Margaret Doody si sente nella particolarità delle vicende e nella
descrizione accurata degli usi e dei costumi dell'epoca. Ma roma è più
comprensibile a noi di Atene e le storie sono coinvolgenti. L’impero romano è
al massimo del suo splendore e impera Claudio con la giovane moglie Messalina
... dietro ad ogni colonna si trama nell'ombra.
Nel
1991 c'è il ritorno al giallo della "premiata ditta F&L". Fruttero&Lucentini pubblicano un giallo oscuro e buio, un guallo fine stagione, la loro. Siamo in un desolato
fuori stagione della riviera maremmana.
Un esclusivo comprensorio di ville costruite all'interno di una pineta
affacciata sul mare è l'ambientazione di questo giallo straniato, volutamente
disorganico e non completamente riuscito, ma apprezzabile.
L'anno
dopo, 1992, esordisce Coliandro, anche lui con un futuro in TV. Lucarelli
partecia, col racconto Nikita, aa una antologia di un
gruppo di autori bolognesi: I delitti del gruppo 13. Piace e il personaggio
si guadagnerà la scena sui romanzi e poi in tv con discreto successo.
Si
arriva al 1994 ed è il botto inatteso. Il maestro Andrea Camilleri, reduce da lunga gavetta televisiva, cala l'asso
di briscola e ripulisce il banco! Salvo Montalbano, commissario di Vigata entra
in scena. Non ne uscirà più.
La
trama: Pino Catalano e Saro Montaperto, due geometri che per necessità fanno il
lavoro di munnizzari in una zona malfamata, la mànnara, consueto
luogo di ritrovo di prostitute, trovano all'interno di un'automobile il
cadavere di un uomo con gli abiti discinti che essi conoscono bene, essendo un
noto esponente politico locale: l'ingegner Luparello. Uno dei due, Saro, trova
poi una collana di alto valore che nasconde perché si ripromette di venderla
per ricavarne del denaro per curare il figlioletto malato.
Il
linguaggio è, per molti lettori, uno shock. Nasce un dibattito, anche
accademico (a qualche professore girano i cabasisi),
sulla lingua di Camilleri. Cinque anni dopo, maggio 1999, il successo televisivo li farà girare anche di più, quei cabasisi accademici!
Al di là del mito, Camilleri ci offre trame veritiere calate nel contesto siciliano e un linguaggio effervescente anche se inventato di sana pianta. Ma è solo l'inizio!






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