domenica 9 agosto 2015

Giallo Italiano (1-3)


 Giallo italiano


1970-2000
(1-3)

Secondo decennio: gli anni amari di Sarti Antonio
 
Il sergente, poliziotto, Sarti Antonio (lascio il nome nella sequenza burocratica anni '70, felicemente creata e pallosamente reiterata dall'autore) ormai domina la scena. Cosi spiega Loriano Macchiavelli in un'intervista: "Dal 1974 aveva viaggiato nelle pagine di chissà quanti romanzi e racconti, si era guadagnato la simpatia e la stima (o solo la comprensione?) di tantissimi lettori in Italia e fuori, molti dei quali sono convinti di averlo incontrato per strada almeno una volta. Nelle università era entrato nelle tesi di laurea e nelle scuole medie si era fatto un sacco di amici. Insomma, le cose gli andavano bene..."  Ma chi è il cosidetto sergente Sarti? Un poliziotto un po' casinista, che come dice l'autore, tende a complicare le cose semplici. Credo che solo le sottovaluti all'inizio e il delitto, quasi mai è semplice. Ma torneremo sull'argomento alla fine del decennio. Sono anni di transizione, il successo di Macchiavelli non deve ingannare, in realtà il genere trova difficoltà ad affermarsi e quelli che ci provano, ancorché famosi, fanno solo sveltine!




Vediamo intanto cosa capita al povero sergente nel 1981 in Caccia tragica (approdata ache su Il giallo Mondadori). Quando Raimondi Cesare, ispettore capo della Questura di Bologna, comincia dicendo: "Sarti Antonio è uno dei nostri più validi collaboratori, un poliziotto del quale ho la massima fiducia e stima".

 Sarti Antonio, sergente, sa che il seguito della storia sarà una fregatura. Infatti si impantana nella speculazione edilizia, è costretto a vagare nel freddo e nell'umidità delle stupende Valli di Comacchio alla ricerca dell'assassino della donna che doveva proteggere e che gli hanno ammazzato proprio sotto il naso mentre era nascosto, in agguato, nelle botti immerse nell'acqua delle valli...
Anno dopo anno Macchiavelli conferma la sua vena, altri invece (eppure era una "premiata ditta"!) ci deludono.

La premiata ditta F&L ci prova nel 1983 con un "quasi giallo" gotico: Il palio delle contrade morte. la trama: I coniugi Maggioni, il cui rapporto matrimoniale è logorato, dopo una grandinata, si ritrovano in una villa nobiliare nei dintorni di Siena. Saranno testimoni dell'omicidio di un fantino del Palio. Nei giorni successivi altri validi fantini, che erano stati invitati nella medesima villa, muoiono assassinati. La polizia brancola nel buio, ma a poco a poco la verità soprannaturale si rivela ai protagonisti: i fantini sono stati assassinati affinché possano partecipare al Palio insieme alle altre, come fantasmi ... Evito di fare commenti, dico solo che, secondo i miei gusti, lo considero l'unico flop dei due.

Mentre Sarti Antonio continua a compiere le sue gesta, altri autori si cimentano col genere. Prove "una tantum" però. Come Antonio Tabucchi con Il filo dell'orizzonte, siamo nel 1986. Cosa accade: Spino lavora all’obitorio di un vecchio ospedale del centro storico. Un giorno decide di indagare sull’identità del cadavere di un giovane sconosciuto morto in un conflitto a fuoco con la polizia. Questa ricerca dell’altro, che poi è una ricerca di se stesso, assorbe tutte le sue energie. Di indizio in indizio, Spino riesce a fissare un incontro grazie al quale dovrebbe ottenere le informazioni che gli mancano per ricomporre il puzzle. Ma all’appuntamento, di notte, al porto, non si presenterà nessuno ... Almeno così, "Sostiene Pereira" ...

Sempre nel 1986, a turbare i lettori, a deliziare i cinefili e  a rilanciare il genere ci pensa Jean Jacques Annaud. Esce il film omonimo de Il nome della rosa. Il film viene, ma solo all'inizio, accolto con freddezza. Poi, tagliato il cordone ombelicale col romanzo, si afferma con notevole successo. Siamo appena a metà del decennio: occorre un altra puntata.

(1-3 segue)
 
 




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