Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli
Giudizio n. 90
Cosa resta di noi
Giampaolo Simi
Sellerio
Thriller psicologico fuori
stagione
Dirò prima le quattro cose che
restano del romanzo. 1. Un
meraviglioso linguaggio, ricercato, adatto
al clima fuori stagione, ma forse desueto. 2. La
suspense in una buona metà del racconto. 3. Un
inizio troppo lento e un finale un po’ affrettato. 4. Personaggi credibili e mesti nella loro
decadenza.
L'ultima fatica di Giampaolo
Simi, presentata come un noir non lo è, ma non è colpa sua se incompetenti
markettari che vedono noir dappertutto insistono sul termine. Peccato che lo
facciano anche estemporanei recensori. E’ un thriller pieno di veleni e scosse ad
alta tensione. Semplice come mai la Vargas è riuscita a fare oltre che a dire,
che si fa leggere e grazie a Dio non s’inventa serial killer super tecnologici, intelligentissimi,
spietatissimi, di cui è tristemente zeppa l'attuale produzione di grande successo.
Il romanzo di Simi ha una prosa eccelsa,
ricercata e solida. Un’opera letteraria con una trama molto ben congegnata, ma non
dipanata con altrettanta maestria. Non è un Bolero di Ravel, tanto per intenderci,
ma si ascolta buona musica. Credo che la storia di questo grande amore che, a
causa di un evento traumatico, se pur non inconsueto, si trasforma nel suo
opposto, prenda la mano all’autore. E’ vero che svela a poco a poco la parte peggiore dei due
protagonisti, il lato oscuro di Edo e Guia, destinati entrambi al fallimento esistenziale,
ma alla fine c’è un che di incompiuto, o meglio di non risolto.
La soluzione finale, pur zoppicando, va via troppo veloce e non
scarnifica del tutto i due personaggi che risultano solo due patetiche figure, sostanzialmente incapaci
di prendersi una responsabilità che sia una.
Il romanzo si divide nettamente
in due parti distinte: la prima, con una tensione caricata a molla che però procede
troppo lenta, per avere la tensione che non lascia respiro bisogna arrivare a pag
150, alla metà insomma!
La seconda, pur a 150.000 volt,
cercando una soluzione al puzzle magicamente disegnato nella prima parte, si
sgonfia un po' troppo, pescando una facile via d'uscita che fa ricorso
troppo banalmente a tematiche abusate: il circo mediatico, l'attore di
successo, ecc. Resta un linguaggio molto ben curato, denso di sottile ironia
che si dipana con maestria e avvolge con sorprendente originalità tutta la
storia. E poi la disincantata magia dell'ambiente della Versilia fuori stagione, però troppo ripiegato
su se stesso e poco consapevole della sua canagliesca provincialità.
Voto ***1/2/5
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