sabato 8 agosto 2015

Il Gufo Giallo (90)


Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli

Giudizio n.  90


Cosa resta di noi
Giampaolo Simi
Sellerio

 

 

 

 

Thriller psicologico fuori stagione

 

Dirò prima le quattro cose che restano del romanzo. 1. Un meraviglioso  linguaggio, ricercato, adatto al clima fuori stagione, ma forse desueto. 2. La suspense in una buona metà del racconto. 3. Un inizio troppo lento e un finale un po’ affrettato. 4. Personaggi credibili e mesti nella loro decadenza.

L'ultima fatica di Giampaolo Simi, presentata come un noir non lo è, ma non è colpa sua se incompetenti markettari che vedono noir dappertutto insistono sul termine. Peccato che lo facciano anche estemporanei recensori. E’ un thriller pieno di veleni e scosse ad alta tensione. Semplice come mai la Vargas è riuscita a fare oltre che a dire, che si fa leggere e grazie a Dio non s’inventa  serial killer super tecnologici, intelligentissimi, spietatissimi, di cui è tristemente zeppa  l'attuale produzione di grande successo.

Il romanzo di Simi ha una prosa eccelsa, ricercata e solida. Un’opera letteraria con una trama molto ben congegnata, ma non dipanata con altrettanta maestria. Non è un Bolero di Ravel, tanto per intenderci, ma si ascolta buona musica. Credo che la storia di questo grande amore che, a causa di un evento traumatico, se pur non inconsueto, si trasforma nel suo opposto, prenda la mano all’autore. E’ vero che svela  a poco a poco la parte peggiore dei due protagonisti, il lato oscuro di Edo e Guia, destinati entrambi al fallimento esistenziale, ma alla fine c’è un che di incompiuto, o meglio di non risolto.

La soluzione finale, pur zoppicando, va via troppo veloce e non scarnifica del tutto i due personaggi che risultano solo  due patetiche figure, sostanzialmente incapaci di prendersi una responsabilità che sia una.

Il romanzo si divide nettamente in due parti distinte: la prima, con una tensione caricata a molla che però procede troppo lenta, per avere la tensione che non lascia respiro bisogna arrivare a pag 150, alla metà insomma!

La seconda, pur a 150.000 volt, cercando una soluzione al puzzle magicamente disegnato nella prima parte, si sgonfia un po' troppo,  pescando una facile via d'uscita che fa ricorso troppo banalmente a tematiche abusate: il circo mediatico, l'attore di successo, ecc. Resta un linguaggio molto ben curato, denso di sottile ironia che si dipana con maestria e avvolge con sorprendente originalità tutta la storia. E poi la disincantata magia dell'ambiente della Versilia fuori stagione, però troppo ripiegato su se stesso e poco consapevole della sua canagliesca provincialità.

 

Voto ***1/2/5

 

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