lunedì 7 dicembre 2015

Il Gufo Giallo (95)


Il gufo giallo
recensioni di romanzi gialli

Giudizio n.  95

 Buchi nella sabbia
Marco Malvaldi
Sellerio

 

 

 

Gran piatto di ribollita alla toscana

 

Per spiegare il titolo della recensione devo prima darvi la ricetta  della Ribollita Letteraria Toscana (RLT).
La RLT è una tipica zuppa di luoghi comuni a base di aneddoti su personaggi strampalati.   Derivante dalla tradizione orale, sviluppatasi "a veglia" davanti al focolare, la RLT va sempre bene per riciclare storie viete o risapute.
La composizione di detta Ribollita cambia a seconda del luogo e dell'anno in cui si svolge la storia. Sono infatti questi due fattori a determinare i luoghi comuni da bollire e i personaggi bolliti da ribollire. Importanti anche, se si trovano, emeroteche di quotidiani locali dell'epoca. Poi c'è l'autore; più è pieno di sé e più può esagerare con sapidi condimenti. Malvaldi è cuoco che esagera sempre coi condimenti. Neanche nella cucina nepalese s'arriva a tanto!
Chiamasi  "ribollita"  per la  necessità di cuocerla a lungo e di “bollirla nuovamente” più e più volte. La tradizione vuole che la si prepari quando l'autore è a corto d'idee originali, mettendo insieme tutti gli scarti di precedenti tentativi di pubblicazione. Si prendono anche ritagli di vecchi quotidiani e memorie dei vecchietti del paese o del quartiere.  Si fa cuocere tutto  insieme a battutacce da bettola o da pallaio e non deve mancare qualche bestemmia di quelle doc. Danno sapore.  
Non esiste una sola ricetta   ogni situazione della Toscana ha le sue varianti, ma la regola fondamentale è una sola: per chiamarsi ribollita deve contenere sesso e personaggi bolliti, ci vorrebbe almeno un prete puttaniere (qui manca e si  nota!), qualche personaggio storico discusso e un paio di troie. Non deve mancare, per far prendere sapore, un morto ammazzato, meglio due. Siccome però, qui sta il dilemma (direbbe Amleto), nella ribollita doc non si mette la zucca lardaia (pasta gialla), i morti ammazzati non vanno trattati come in un giallo, ma come eccipienti (quanto basta), riempitivo insomma. malvaldi lo fa senza rispetto alcuno!
Marco Malvaldi, esperto di caciucco alla "quasi" livornese (troppi vecchietti scorfani pescati nell'immaginaria Marina!) è pure (quando affronta la storia, quella con la "s" minuscola) cordon bleu di Ribollita. Ha un pregio che diventa un difetto quando è riferito a lui. E' un grande affabulatore, un novelliere da veglia accanto al fuoco, di quelli che ti terrebbero lì fino a notte fonda. E' bravo, ma ci si bea, e allora esagera e sciupa parecchie cose buone. Ad esempio, a proposito del protagonista Ernesto Ragazzoni.


L'unica cosa che Ernesto aveva davvero era la lunga barba. Ma non era così laido, alternativo e irriverente come viene descritto con gusto sadico nel romanzo. Perché farne una caricatura? Divenne, pur sempre, corrispondente estero de La Stampa e pubblicò diversi libri di spessore.
Detto questo, che dire della storia che ha imbastito su questa rappresentazione della Tosca, l'opera di Puccini?
All'inizio ci si diverte, poi si passa avanti magnanimi, poi ancora si tollera con qualche storcimento di naso, alla fine ci s'incazza. "Il gioco è bello quando dura poco, soprattutto davanti al foco!", diceva mio nonno, anche lui gran narratore di storie gotiche dei boschi del Chianti, quando protestavo perché voleva mandarmi a letto. L'aggiunta era per far capire che non si poteva aggiungere altra legna. Uno spreco inutile.
Malvaldi invece spreca se stesso e la pazienza di chi legge. Resta una prosa agile e conseguente, col ritmo giusto per preparare e scodellare la battuta. Anche se presto scopri di avere nella scodella solo della ribollita, la mangi e speri che la prossima volta sia più sintetico e stringato.
P.S. Il finale (l'esito o la soluzione del mistero) è indecoroso. Neanche in un romanzetto d'appendice pubblicato a puntate nel giornalino della parrocchia il sacrestano scrittore avrebbe osato tanto. Il fatto è che arrivati alla fine "ce ne po' frega' de meno!". Non si lecca mai la scodella, con la ribollita poi: gli avanzi hanno fatto colla! 
P.S. II. Poteva dirlo l'autore d'aver tratto spunto dal film di Gina Lollobrigida sulla vita di Lina Cavaleri: La donna più bella del mondo"! Il silenzio è ammissione di colpa.

Voto ***1/2/5
 

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