venerdì 28 maggio 2021

Il noir nel western (I)


Il western in noir

verso ovest, verso il noir

Parte I

Premessa

Sono più esperto di western che di gialli (o noir). Quindi non adombratevi, voi che siete appassionati di western! Io lo sono più di voi. Li amo, ma dovevo capire. Mi sono chiarito alcuni dubbi oscuri, anzi noir!

Come alcuni autorevoli esperti ritengo che il "noir" non sia un genere, ma un modo di narrare, sono anche personalmente (chissà che ne penseranno i soloni dell'accademia e non...) convinto, da sempre (per questo amo questi film) che il western non sia un genere, ma un'ambientazione così variegata che permette un modo di narrare a forti contrasti (molto pop) per raccontare i conflitti sociali e delle persone come singoli individui, ma rendendoli universali, come maschere della tragedia greca.

L'arrivo negli USA dei cineasti (quasi tutti di scuola espressionista) transfughi dalla Germania nazista cambiò profondamente il cinema di Hollywood. Per ultimo toccò al Western. La dimostrazione  è  Ombre rosse (Stagecoach), pietra miliare del narrare western moderno, prende spunto dal racconto  Boile de Suif di Guy de Maupassant, ma ha lati oscuri, prettamente noir. Fin qui niente di strano, ma è appena l'inizio!   

 


Un altra pietra miliare è The Glass Key, racconto di Dashiell Hammett, che ispira il film noir omonimo. Pellicola di successo grazie a Alan Ladd e a Veronica Lake.

 

 


Anni dopo, grazie anche a un passaggio sdoganatore in Giappone (Akira Kurosawa docet: La sfida del samurai), Sergio Leone ci trae (la trama è la stessa!) il suo rivoluzionario capolavoro Per un pugno di dollari. Seguendo semplici logiche sillogistiche il film di Leone è allora un noir! Un noir metanarrato tramite l'ambientazione e gli stilemi del western.

 


Andiamo avanti a ricordare un'altra metanarrazione. L'uomo di Laramie, di Anthony Mann è un giallo. Non classico, ma d'azione (hard boiled?) e anche violento, non poco. Anche questo capolavoro di Mann dimostra che i "Western" sono storie in ambientazione western.

A seguito dell'uccisione del fratello da parte degli Apache, l'ex capitano Will Lockhart, l'uomo di Laramie, indaga per cercare vendetta. Arriva, sotto mentite spoglie, a Conorado una cittadina vicino al luogo dell'eccidio,   s'infiltra nel tessuto sociale e si mette sulle tracce di chi ha venduto illegalmente le armi agli indiani. Scopre subito che sul posto dominano  grettezza, avidità, cinismo e  violenza.

 

 


 

Potrebbe essere anche un noir, per i toni cupi (colori con un velo di ambra scura), ma la parte della detection prevale. Alla fine il protagonista fa giustiziare (occhio per occhio, dente per dente) il colpevole dagli indiani stessi.

 

 

Veniamo al thriller. Mezzogiorno di fuoco ne è un importante esempio. Lo sceriffo Will Kane all'inizio è tranquillo (Sì, anche lui è un esempio di rana che rischia di finire bollita!), pian piano, con l'orologio che incalza (è presente un quasi tutte le scene e la storia è in tempo reale) si accorge di essere solo ad affrontare degli assassini.


Non sarà ucciso, ma getterà la stella sulla polvere e se ne andrà con la sua sposina. Fine amara e di denuncia. Un capolavoro assoluto.

Nelle puntate seguenti parleremo di quattro film che considero noir a tutti gli effetti, anche se sono in uno splendido bianco e nero!

 

Alba fatale, con Henry Fonda (1943), un noir a forte tensione psicologica. Un Legal thriller atroce.

 

Sfida infernale, con Henry fonda (1946), la famosa sparatoria all'OK Corral, romanzata in noir, ma la più attraente.

 

Sangue sulla luna,  con Robert Mitchum (1948), tensione e sospetti su uno straniero che però sceglie la parte giusta.

 

Cielo giallo, con Gregory Peck (1948), pentimento e redenzione, nonostante un allettante bottino d'oro.

 

(Parte I - segue)

 

 

 

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